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Hormuz in fiamme: la pioggia di missili Usa e la rabbia di Teheran

Hormuz in fiamme: la pioggia di missili Usa e la rabbia di Teheran

La Redazione ·17 luglio 2026 4:32

La tensione militare nel Golfo Persico ha raggiunto un livello di criticità assoluta, trasformando quella che era una partita di scacchi diplomatica in un conflitto aperto e sanguinoso. Le forze armate degli Stati Uniti hanno scatenato una nuova, massiccia ondata di attacchi aerei, cancellando i confini della prudenza. Sotto il fuoco implacabile dei caccia e dei missili americani sono caduti la strategica città portuale di Bandar Abbas e la vicina isola di Qeshm, due nodi vitali posizionati a ridosso dello Stretto di Hormuz, la gola d'acqua che il mondo usa per trasportare il suo petrolio.

L'operazione del Pentagono non è un semplice atto di pressione, ma un tentativo chirurgico e violento di indebolire le difese costiere iraniane, di distruggere i siti di stoccaggio dei droni e di azzerare le capacità marittime della Repubblica Islamica. Ogni obiettivo colpito è un messaggio: Washington vuole smantellare la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale globale. La risposta iraniana, però, non è stata silenziosa. Teheran ha lanciato una sfida diretta, aperta e terribile ai Paesi del Golfo, dichiarando che le forze americane sul territorio saranno massacrate. Non è una semplice protesta: è una promessa di guerra totale.

Quello che accade oggi nello Stretto di Hormuz è il risultato di un braccio di ferro che è ripartito in modo brutale, con la Repubblica islamica ora all'attacco anche dei vicini, scagliando droni e missili contro gli Emirati Arabi e l'Oman. Gli Emirati sono già diventati vittime di un massiccio attacco iraniano, con un grande incendio divampato nel sito industriale petrolifero di Fujairah dopo l'arrivo di droni da Teheran. Il bilancio è pesante: missili intercettati, droni abbattuti e persone ferite. Ma il mirino della Repubblica islamica si è spostato anche sull'Oman, con un attacco contro un edificio residenziale nella città di Bukha, lasciando due feriti in gravissime condizioni.

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La situazione è così complessa che le autorità iraniane hanno sottolineato, ancora una volta, che il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è temporaneamente sospeso, una affermazione che contraddice direttamente quella degli Stati Uniti, che lo considerano aperto. "A causa dei recenti movimenti illegali delle forze militari statunitensi nella regione, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è attualmente impossibile", ha annunciato l'Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo. Questa chiusura è un atto di guerra economica, un modo per colpire l'Occidente dove fa più male: le sue finanze e la sua capacità di movimentare risorse.

Gli Stati Uniti, per i quali lo stretto deve restare aperto, hanno risposto con una terza ondata di attacchi, colpendo circa 140 obiettivi militari iraniani. Le forze del Comando centrale degli Stati Uniti (CentCom) hanno lanciato munizioni di precisione da aerei da combattimento, droni e navi da guerra, in risposta all'aperta aggressione da parte del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica contro la nave portacontainer M/V GFS Galaxy. La nave, battente bandiera cipriota, era in transito nello Stretto di Hormuz quando è stata attaccata. L'Iran, ha promesso un tycoon, sarà "spazzato via dalla faccia della Terra" se attaccherà le navi Usa che partecipano al Project Freedom, il piano per riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma Teheran sembra diventata "molto più malleabile" nei negoziati, o forse è solo una tattica per guadagnare tempo prima della prossima, inevitabile, esplosione di violenza.

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