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Grano ucraino bloccato nel Mar Nero: Mosca rifiuta la tregua, Kherson torna a seminare sui campi sminati
Illustrazione generata con AI
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Grano ucraino bloccato nel Mar Nero: Mosca rifiuta la tregua, Kherson torna a seminare sui campi sminati

Le esportazioni agricole ucraine sono crollate del 76% ad agosto 2026. Mosca nega ogni accordo mentre nel Kherson si tenta di coltivare tra mine e bombardamenti.

La Redazione ·15 agosto 2026 16:05 ·4 min di lettura

Le immagini che arrivano dal Kherson raccontano qualcosa che sfiora il paradosso: agricoltori che spengono incendi appiccati deliberatamente alle loro messi, su terreni che appena settimane prima erano stati bonificati dagli artificieri. Sullo sfondo, nel Mar Nero, le navi mercantili hanno smesso di entrare nei porti di Odessa dall'inizio di agosto 2026. È questa la cornice della nuova crisi del grano, una crisi che riporta alla mente i primissimi mesi dell'invasione russa del 2022.

I numeri parlano chiaro: le esportazioni di grano ucraino ad agosto 2026 sono diminuite del 76% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il Ministro dell'Agricoltura ucraino, Taras Vysotskyi, ha dichiarato apertamente che l'Ucraina potrebbe dimezzare le sue esportazioni agricole previste per questa stagione, perché i porti nell'area di Odessa sono di fatto paralizzati dai raid russi. Colpiti non solo gli scali sul Mar Nero, ma anche quelli fluviali sul Danubio, come Izmail. Il risultato è che si stimano fino a 30 milioni di tonnellate di prodotti agricoli ucraini potenzialmente invenduti sui mercati globali: anche sfruttando al massimo le rotte alternative via terra e via fiume, altrettante tonnellate è tutto ciò che Kiev riuscirebbe ad esportare nella stagione in corso.

Il 14 agosto 2026, l'Ucraina ha avanzato a Mosca — attraverso una terza parte, con ogni probabilità la Turchia — una proposta di cessazione reciproca degli attacchi contro obiettivi civili e navi mercantili nel Mar Nero. La risposta russa è stata, nei fatti, un diniego. Il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko ha sostenuto che la Russia non ha ricevuto alcuna offerta formale. Altre dichiarazioni ufficiali di Mosca hanno parlato dell'assenza di "presupposti" per una tregua, addossando la colpa agli attacchi dei droni ucraini contro navi civili, definiti "sfacciati atti di terrorismo". L'iniziativa del grano nel Mar Nero mediata da Turchia e Nazioni Unite era scaduta il 17 luglio 2023 senza essere rinnovata, e da allora ogni tentativo di riattivare un corridoio sicuro si è arenato. Un accordo parziale era stato raggiunto a Riad il 25 marzo 2025, ma era subordinato alla revoca delle sanzioni sulle esportazioni russe di cibo e fertilizzanti: una condizione che non ha trovato terreno fertile.

Seminare tra le mine nel Kherson

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Mentre la diplomazia si impantana, nel Kherson la realtà agricola è ancora più difficile da raccontare. Il 22 maggio 2026, FAO e UNOPS hanno lanciato un progetto congiunto, finanziato dal Fondo per la Ripresa delle Comunità dell'Ucraina, per aiutare le comunità agricole a riprendere la produzione in sicurezza. L'iniziativa — che resterà operativa nel biennio 2026-2027 — si concentra su quattro comunità dell'oblast: Borozenska, Kalynivska, Velykooleksandrivska e Vysokopilska. In queste aree, oltre 34.000 ettari di terra arabile restano incolti a causa di ordigni esplosivi, siccità e sistemi di irrigazione distrutti. Il programma prevede analisi dei terreni contaminati, indagini non tecniche e formazione sui rischi per 110 piccoli produttori agricoli.

Ma i progressi si scontrano con una distruzione sistematica. Al 6 luglio 2026, più di 5.000 ettari di colture cerealicole sulla riva destra del Kherson erano già stati distrutti dai bombardamenti russi — una cifra che supera già le perdite dell'intera stagione precedente. Le forze russe, secondo quanto documentato, stanno intenzionalmente incendiando campi di grano, orzo e girasole. Gli agricoltori cercano di spegnere gli incendi da soli, spesso sotto attacco, e l'incertezza sulla semina invernale di quest'autunno è concreta. La produzione agricola nell'oblast è crollata di oltre il 98% dall'inizio dell'invasione su larga scala: un dato che da solo dice quanto poco rimanga di una delle regioni agricole un tempo più fertili d'Europa.

Circa 1,5-2 milioni di persone si trovano ancora entro 50 chilometri dalla linea del fronte sul lato controllato da Kiev, con accesso limitato ai mercati e danni diffusi alle proprietà. E sul fronte della bonifica, la sfida è enorme: si stima che oltre 130.000 chilometri quadrati del territorio ucraino siano a rischio di contaminazione da ordigni inesplosi. Il Centro Nazionale per l'Azione contro le Mine ha identificato finora circa 1.000 chilometri quadrati di aree pericolose — una frazione di quello che resta da fare.

La crisi del grano del 2026 non è solo una questione ucraina. I mercati globali delle materie prime agricole la sentono, e i Paesi che dipendono dall'export cerealicolo di Kiev — soprattutto in Africa e Medio Oriente — rischiano di sentirla in modo ancora più diretto. La partita si gioca su più tavoli contemporaneamente: quello diplomatico, bloccato dal veto russo a qualsiasi tregua marittima; quello militare, con i bombardamenti che distruggono raccolti e infrastrutture; e quello umanitario, dove organizzazioni come FAO e UNOPS cercano di tenere viva una capacità produttiva che la guerra erode giorno dopo giorno.

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