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Il taglio delle accise sul gasolio è già sparito: i prezzi tornano ai livelli di agosto
Foto: Eddie O. / Pexels
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Il taglio delle accise sul gasolio è già sparito: i prezzi tornano ai livelli di agosto

Lo sconto di 17 centesimi al litro introdotto a luglio è stato riassorbito dai rincari. In autostrada si pagano 2,173 euro al litro.

La Redazione ·18 agosto 2026 15:07 ·4 min di lettura

Un pieno da 50 litri di gasolio in autostrada costa oggi 108,65 euro. È il segnale più immediato di quello che i dati dell'Osservatorio sui prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) fotografano con precisione: il prezzo medio del gasolio ha raggiunto quota 2,173 euro al litro, lo stesso identico livello del 4 agosto 2026, giorno in cui il governo aveva approvato l'ultimo provvedimento di proroga degli sconti fiscali. Il beneficio del taglio delle accise, in altre parole, è stato completamente assorbito dai rincari di mercato.

La misura in questione è il decreto-legge n. 133 del 27 luglio 2026, che aveva ridotto di 17 centesimi al litro l'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante. La riduzione, comprensiva di IVA, era entrata in vigore il 28 luglio ed è prorogata fino al 25 agosto. Sulla carta dunque è ancora attiva, ma nella pratica il suo effetto sui listini alla pompa si è azzerato: il prezzo aveva già toccato 2,170 euro il 17 agosto, e oggi ha recuperato il terreno rimanente. Sulla rete stradale ordinaria il gasolio self service viaggia a 2,099 euro al litro, anch'esso praticamente in linea con il dato del 4 agosto, mentre la benzina self in autostrada si assesta a 2,073 euro e sulla rete ordinaria a 1,994 euro.

Quello di luglio non è stato il primo intervento di questo tipo. Il governo aveva già operato con il decreto-legge n. 33 del 18 marzo 2026, che per venti giorni aveva abbassato le accise di 0,25 euro al litro su benzina e gasolio e di 0,12 euro sul GPL. Era seguita poi una rimodulazione temporanea introdotta dal decreto-legge n. 63 del 30 aprile, successivamente convertito in legge il 25 giugno con modifiche. La logica dichiarata di tutti questi interventi è la stessa: contrastare le tensioni sui mercati internazionali del petrolio, che risentono del conflitto russo-ucraino, delle tensioni in Medio Oriente e della crisi nello Stretto di Hormuz.

Famiglie, imprenditori e pescatori: chi chiede ulteriori misure

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Le voci che si levano dal mondo produttivo sono preoccupate. Gino Sciotto, presidente della Fapi (Federazione Autonoma Piccole Imprese), ha definito il ritorno del gasolio ai livelli pre-taglio motivo di «forte preoccupazione per famiglie e imprese», chiedendo di valutare ulteriori interventi. Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, è ancora più diretto: un gasolio sopra i 2 euro al litro è, a suo giudizio, «insostenibile» per il comparto della pesca e per gli autotrasportatori, categorie che consumano grandi volumi e non possono facilmente assorbire i rincari nei propri margini. Il Codacons ha parlato di prezzi tornati «su livelli di piena emergenza» e ha chiesto non solo la proroga dello sconto in scadenza il 25 agosto, ma anche la sua estensione alla benzina, finora esclusa dall'ultimo decreto.

Non mancano, però, posizioni più caute sull'efficacia strutturale di questi tagli. In passato organismi come il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea e l'Ufficio parlamentare di bilancio avevano invitato l'Italia a evitare sussidi generalizzati sui carburanti, suggerendo invece interventi mirati ai nuclei più vulnerabili. L'argomento è che un taglio indifferenziato delle accise beneficia anche chi ha consumi elevati e maggiore capacità di spesa, mentre carica il bilancio pubblico in modo poco selettivo. Su questo fronte, il governo non ha ancora segnalato nuove valutazioni.

Il quadro storico aggrava la prospettiva. Negli ultimi trent'anni i prezzi dei carburanti in Italia sono aumentati in modo significativo: confrontando i dati medi del secondo trimestre del 1996 con quelli dello stesso periodo del 2026, la benzina è passata da circa 0,929 a 1,854 euro al litro, con un incremento di quasi il cento per cento, mentre il gasolio è quasi triplicato, salendo da 0,730 a 2,019 euro al litro (+176,6%). Il peso del fisco sui prezzi al dettaglio è stimato attorno al 60% per la benzina e al 56,9% per il gasolio: una quota rilevante, che rende i listini particolarmente sensibili alle variazioni di accisa, ma altrettanto dipendenti dall'andamento delle quotazioni internazionali del petrolio greggio.

Per chi vuole orientarsi tra i distributori, il Mimit ha reso disponibile dal 20 luglio scorso l'app Osservaprezzi Carburanti, che consente di confrontare i prezzi praticati nelle vicinanze con il prezzo medio regionale. Un'utilità concreta, nell'attesa di capire se il governo interverrà di nuovo prima della scadenza del 25 agosto.

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