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Epstein Files, la Procura di Roma indaga: rogatoria agli Usa per gli atti ancora segreti
Foto: Ludovic Delot / Pexels
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Epstein Files, la Procura di Roma indaga: rogatoria agli Usa per gli atti ancora segreti

Fascicolo aperto contro ignoti per violenza sessuale. Roma chiede a Washington i documenti riservati sulla rete di Epstein, dopo un esposto dell'associazione Differenza Donna.

La Redazione ·6 settembre 2026 7:12 ·3 min di lettura

Un'inchiesta italiana sugli Epstein Files. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti per l'ipotesi di violenza sessuale, e ha inviato una rogatoria al Dipartimento di Giustizia americano per ottenere la documentazione relativa alla rete di Jeffrey Epstein, inclusi gli atti finora rimasti riservati. È una mossa che inserisce l'Italia, per la prima volta in modo formale, nel perimetro delle indagini su uno degli scandali di abusi sessuali più vasti della storia recente.

Il punto di partenza è un esposto depositato il 26 marzo 2026 dall'associazione Differenza Donna, organizzazione impegnata nella tutela delle donne vittime di violenza. L'associazione ha chiesto alla Procura di indagare se il territorio italiano abbia funzionato come punto di transito, di perpetrazione o di facilitazione per crimini legati alla rete di Epstein: traffico di persone, violenza sessuale, sfruttamento. A sostenere la richiesta, secondo quanto riferito, sarebbero i contenuti degli stessi Epstein Files, nei quali figurerebbero «ricorrenti istanze di individui italiani», riferimenti a soggiorni e viaggi nel nostro Paese, e contatti con persone inserite in ambienti economici e sociali di rilievo internazionale.

Per capire il peso di questa inchiesta, occorre ricordare chi era Jeffrey Epstein e cosa rappresentano quei file. Finanziere americano, Epstein era finito sotto indagine per abusi sessuali su minori già nel 2005. Nel 2008 aveva patteggiato con la giustizia statale della Florida, scontando tredici dei diciotto mesi cui era stato condannato. Nel luglio 2019 era stato nuovamente arrestato, stavolta con accuse federali di traffico sessuale di minori e cospirazione. Il 10 agosto di quell'anno era stato trovato morto nella sua cella: la morte è stata classificata come suicidio. La sua stretta collaboratrice, Ghislaine Maxwell, è stata poi condannata per traffico sessuale nel dicembre 2021 e nel giugno 2022 ha ricevuto una pena a vent'anni di prigione.

La pressione politica perché i documenti venissero resi pubblici ha portato, nel novembre 2025, all'approvazione da parte del Congresso americano dell'Epstein Files Transparency Act, firmato dal presidente Trump. Il 19 dicembre 2025 il Dipartimento di Giustizia ha rilasciato centinaia di migliaia di documenti, molti dei quali pesantemente oscurati nelle parti sensibili, suscitando immediate critiche. Il 30 gennaio 2026 è arrivata un'ulteriore tornata: tre milioni di documenti, duemila video e centottantamila immagini. Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che quella sarebbe stata l'ultima significativa divulgazione. Eppure una parte degli atti rimane tuttora riservata: ed è proprio quella che Roma ha chiesto con la rogatoria.

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Tra i nomi emersi nel dibattito pubblico attorno all'indagine italiana c'è quello di Lapo Elkann. L'imprenditore ha respinto qualsiasi coinvolgimento, dichiarando di aver incontrato Epstein in sole due occasioni e che nessun elemento giustifica un suo collegamento alla vicenda. Va ricordato che l'iscrizione nel fascicolo romano riguarda al momento ignoti, e che la sola menzione di un nome nei documenti — o nelle discussioni che ne conseguono — non implica alcuna responsabilità penale.

Un'altra figura che pesa sulla cronaca di questi giorni è quella di Elisabetta Tai Ferretto, ex modella italiana indicata come una delle prime accusatrici di Epstein. Tornata dall'Italia nell'aprile 2026, è scomparsa a New York: la famiglia l'ha denunciata come persona scomparsa e il Dipartimento di Polizia di New York sta indagando sul caso. Non è ancora chiaro se la sua scomparsa sia collegata alla vicenda Epstein.

L'inchiesta della Procura di Roma è ancora nella sua fase più embrionale: un fascicolo aperto, una rogatoria inviata, nessun indagato. Ma la decisione di bussare ufficialmente a Washington per ottenere atti che gli Stati Uniti non hanno ancora reso pubblici segna comunque un passaggio significativo. Se e quanto la giustizia americana sceglierà di collaborare, e quali elementi emergerebbero da quegli atti riservati, è ancora tutto da vedere.

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