Drone esplosivo a Lipsia, violazioni aeree in Romania e Polonia: la NATO punta il dito sulla Russia
Un quadricottero carico di Semtex trovato vicino a un aereo NATO in Germania, missili e droni russi nei cieli di Romania e Polonia: l'alleanza si riunisce d'urgenza.
La sera del 4 agosto 2026 l'aeroporto di Lipsia/Halle, uno degli hub merci e militari più strategici dell'Europa orientale, viene evacuato e bloccato per ore. Il motivo: un quadricottero equipaggiato con esplosivo plastico Semtex è stato trovato in un'area ad alta sicurezza dello scalo, a pochi metri da un aereo cargo ucraino Antonov An-124. L'incidente non è rimasto isolato: nella stessa notte un velivolo DHL che tentava di atterrare a Lipsia ha abortito la manovra a causa della chiusura dell'aeroporto e, durante la dirottatura su Hannover, ha urtato un oggetto non identificato in volo riportando danni minori. Gli investigatori ritengono che si trattasse di un secondo drone ostile.
L'aeroporto di Lipsia non è uno scalo qualsiasi. È la base principale della Strategic Airlift International Solution (SALIS) della NATO, il programma che impiega proprio quegli Antonov ucraini per trasportare equipaggiamenti militari verso il fianco orientale dell'alleanza. Colpire quello scalo, o anche soltanto renderlo inaccessibile per una notte, avrebbe un peso simbolico e operativo ben preciso. Il ministro degli Interni tedesco Alexander Dobrindt ha parlato il 5 agosto di «un nuovo livello di pericolo» e di «una situazione di minaccia ibrida professionale da parte di un attore straniero sofisticato», senza nominare direttamente Mosca. A farlo, implicitamente, sono stati i funzionari dell'intelligence statunitense, secondo i quali il drone è riconducibile al governo russo o a un suo servizio segreto.
Un elemento investigativo aggiunge spessore al quadro: tracce di DNA rinvenute sulla scena corrisponderebbero a campioni già noti, prelevati da una bomba incendiaria spedita tramite DHL che esplose nello stesso aeroporto nel luglio 2024. Cinque uomini sospettati di aver organizzato quella serie di ordigni sono attualmente sotto processo in Lituania, accusati dai pubblici ministeri di aver agito su mandato dell'intelligence russa. La Russia, per parte sua, ha definito ogni collegamento una «provocazione frettolosamente inventata», per voce della sua ambasciata a Berlino.
Un'escalation che coinvolge l'intera frontiera orientale
Lipsia non è un episodio isolato. Nelle settimane precedenti e nei giorni immediatamente successivi, la pressione russa sui confini dell'alleanza atlantica si è manifestata con una frequenza inedita. La Romania ha registrato 33 casi di violazioni del proprio spazio aereo da parte di droni russi dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina, di cui 18 soltanto nel 2026. Il 25 luglio lo spazio aereo rumeno è stato violato due volte in 24 ore; il giorno dopo, un F-16 rumeno ha intercettato un UAV sul Mar Nero nei pressi di Sulina. L'11 agosto, sommozzatori militari hanno distrutto nel Mar Nero due droni di tipo Gerbera di fabbricazione russa trovati alla deriva vicino al progetto di estrazione di gas offshore Neptun Deep, un'infrastruttura energetica di rilievo strategico per l'Europa. Il 13 agosto — nella giornata odierna — Bucarest ha fatto decollare due F-16 dopo aver rilevato cinque bersagli aerei vicino al confine ucraino: uno di essi ha brevemente penetrato lo spazio aereo nazionale per circa dieci minuti nei pressi di Pardina, prima che venissero segnalate esplosioni in territorio ucraino. La Romania ha già convocato l'ambasciatore russo e ha espulso un diplomatico di Mosca a Bucarest.
Anche la Polonia ha subito una violazione grave: il 30 luglio un missile russo Kh-101, lanciato durante un attacco su larga scala all'Ucraina, ha attraversato lo spazio aereo polacco schiantandosi vicino a Tarnawa-Kolonia, nella Voivodina di Lublino, a circa cento chilometri dal confine ucraino. Varsavia ha fatto decollare un caccia, sta aggiornando il proprio sistema di allerta civile e valuta la possibilità di inviare a Kiev un nuovo lotto di missili per i sistemi di difesa aerea Patriot. Nel 2025, circa venti droni russi avevano già violato lo spazio aereo polacco.
Di fronte a questo scenario, il 12 agosto i rappresentanti dei Paesi membri si sono riuniti nel Consiglio del Nord Atlantico per fare il punto. La NATO ha espresso piena solidarietà agli alleati colpiti, ha ribadito che la Russia «porta la piena responsabilità» delle violazioni, definendole «pericolose e inaccettabili», e ha evocato la «crescente tolleranza al rischio» di Mosca come elemento di preoccupazione strutturale. Già nel luglio 2026, al vertice di Ankara, i leader dell'alleanza avevano descritto la Russia come una «minaccia a lungo termine» per la sicurezza euro-atlantica.
A rendere il quadro ancora più cupo ci sono le nuove valutazioni dell'intelligence statunitense, secondo le quali Vladimir Putin potrebbe tentare un attacco limitato contro uno stato membro della NATO nei prossimi anni — con scenari che spaziano da incursioni informatiche a sabotaggi mirati o piccole operazioni terrestri, tutti congegnati per testare la solidità e la compattezza dell'alleanza. Tempi e modi restano incerti, ma il messaggio degli analisti americani è che la finestra di rischio si sta restringendo.