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Crans-Montana, la procura svizzera esclude l'Italia dalla causa: la Farnesina fa ricorso
Foto: Newman Photographs / Pexels
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Crans-Montana, la procura svizzera esclude l'Italia dalla causa: la Farnesina fa ricorso

Il Canton Vallese ha respinto la richiesta italiana di costituirsi parte civile nel processo per l'incendio del 1° gennaio 2026. Roma ha presentato ricorso.

La Redazione ·7 agosto 2026 14:06 ·3 min di lettura

Un nuovo video pubblicato in questi giorni mostra scene che non si dimenticano: ragazzi che usano le sedie per sfondare le vetrate, il fumo che avanza, le fiamme che divorano il soffitto del "Le Constellation". Quell'incendio, nella notte di Capodanno tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, ha ucciso 41 persone a Crans-Montana, in Svizzera. Sei delle vittime erano italiani, tutti tra i 15 e i 17 anni. Altri 14 connazionali sono rimasti feriti.

Ora, mentre le famiglie aspettano giustizia, si apre una nuova battaglia legale. Il 23 luglio 2026 la Procura del Canton Vallese ha respinto la richiesta dell'Italia di costituirsi parte civile nel procedimento penale svizzero. Una decisione che la Farnesina non ha accettato: il 3 agosto, il Ministero degli Affari Esteri ha depositato ricorso davanti alla Camera penale del Tribunale cantonale vallesano, ritenendo le motivazioni dei magistrati elvetici «non condivisibili» e superate anche dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

La logica seguita dai giudici svizzeri è, in sintesi, questa: uno Stato che agisce come titolare della pubblica potestà difende interessi collettivi, non può essere «colpito direttamente» come lo sarebbe un singolo privato. Di conseguenza, né la cittadinanza italiana delle vittime né i costi sostenuti da Roma per assistere i propri cittadini — mobilitazione della Protezione Civile inclusa — sarebbero sufficienti a conferirle la qualità di danneggiato nel processo. L'Italia aveva depositato la domanda a fine aprile 2026, proprio argomentando su queste voci di spesa.

Il ricorso riapre una partita che va oltre il tecnicismo procedurale. Essere ammessi come parte lesa avrebbe garantito all'Italia — e indirettamente alle famiglie — un ruolo attivo nel processo, con accesso agli atti e facoltà di incidere sull'andamento del procedimento. Restarne esclusi significa osservare da fuori, mentre i due proprietari del locale, Jacques Moretti e Jessica Maric, affrontano l'accusa di omicidio colposo.

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La dinamica dell'incendio, ricostruita nelle settimane successive alla tragedia, ha messo in luce una serie di elementi che si sommano in modo drammatico. Le candele pirotecniche usate per festeggiare il nuovo anno sulle bottiglie di champagne avrebbero innescato il fuoco: le scintille hanno raggiunto il soffitto rivestito con materiale fonoassorbente altamente infiammabile. Il locale era seminterrato e disponeva di un'unica via di accesso e di fuga, particolarmente stretta. Alcuni testimoni hanno riferito che un'uscita di sicurezza era chiusa con una catena. Il flashover — cioè l'accensione simultanea e generalizzata di tutti i materiali combustibili presenti — ha trasformato il locale in una trappola nel giro di secondi, con temperature che potevano superare i 500-600 gradi centigradi.

Non è la prima frizione tra Roma e Berna nella gestione delle conseguenze della strage. Nei mesi scorsi era scoppiata una polemica diplomatica quando alcune famiglie italiane avevano ricevuto fatture per le cure mediche prestate in Svizzera ai feriti. La questione si era poi risolta in modo favorevole: le autorità elvetiche avevano comunicato che quelle richieste di pagamento non sarebbero più state inviate. Un precedente che dimostra come la pressione diplomatica italiana abbia già prodotto risultati concreti, e che alimenta le speranze di chi ora segue il ricorso sul fronte penale.

Mentre la vicenda giudiziaria si articola, il dolore non si è placato. L'8 febbraio 2026 un incendio aveva colpito anche il memoriale allestito in ricordo delle vittime — un tendone a forma di igloo in Rue Centrale — poi spento dai vigili del fuoco prima che i danni fossero gravi. Le cause di quell'episodio sono ancora oggetto di indagine.

La Camera penale del Tribunale cantonale vallesano dovrà ora pronunciarsi sul ricorso della Farnesina. I tempi non sono noti. Nel frattempo, il nuovo video che circola in rete — immagini crude, difficili da guardare — ricorda a chi non c'era cosa sia successo davvero in quella notte di festa trasformata in tragedia.

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