563 crocieristi italiani bloccati a Dubai: paura e attesa nel Golfo
563 crocieristi italiani intrappolati nel cuore del Golfo Persico. È la quarta notte di una attesa snervante per i passeggeri della Msc Euribia, ormeggiata nel porto di Dubai, dove il mondo sembra essersi fermato di colpo. Gli attacchi di Usa e Israele all'Iran hanno innescato una risposta furiosa, con colpi che hanno raggiunto i Paesi del Golfo, paralizzando tutto: dallo Stretto di Hormuz chiuso dall'Iran alle restrizioni sullo spazio aereo regionale.
Le ore scorrono pesanti, interrotte da rumori sinistri. "Difficile persino dormire", confida Giovanni Melis, turista sardo partito da Cagliari. "Stanotte abbiamo sentito rumori di missili ed esplosioni". La paura cresce, tanto che alcuni ospiti hanno cercato il supporto psicologico offerto dalla compagnia. Una delegazione ha incontrato il comandante per sondare possibilità di rimpatrio, in attesa di posti sui voli da Abu Dhabi, a un'ora e mezza da Dubai. Nessuna data certa, solo silenzio opprimente.
L'ansia si estende ai familiari in Italia, che affollano il numero dell'unità di crisi, invitati a scaricare l'app Viaggiare sicuri. Ma per questi 563 connazionali, il ritorno resta un miraggio. Non sono soli: sei navi da crociera ferme nei porti di Dubai, Abu Dhabi e Doha, prigioniere della tensione militare tra Iran, Usa e Israele.
A Dubai anche la Celestyal Discovery della compagnia greca Celestyal Cruises, mentre la gemella Celestyal Journey è bloccata a Doha. La tedesca TUI Cruises conta due unità: Mein Schiff 5 a Doha e Mein Schiff 4 ad Abu Dhabi. Proprio su quest'ultima, domenica pomeriggio, un missile avrebbe colpito la fiancata, alzando colonne di fumo nero visibili dal mare. A bordo 2.500 passeggeri e 1.000 membri d'equipaggio; feriti non confermati, ma le prime partenze sono iniziate con un volo speciale Emirates per Monaco, evacuando 218 ospiti.
Costa Crociere aveva previsto il peggio: già dall'estate scorsa aveva sospeso le navigazioni nel Golfo, definendo la situazione mediorientale fluida e imprevedibile. Oggi, quel giudizio suona profetico, mentre il Golfo trattiene il fiato, con migliaia di vite sospese tra il mare e il cielo incerto.