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UniCredit verso il controllo di Commerzbank: via libera BaFin, ora decide la BCE
Foto: Jakob Schlothane / Pexels
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UniCredit verso il controllo di Commerzbank: via libera BaFin, ora decide la BCE

La BaFin ha trasmesso il dossier alla BCE, che ha sessanta giorni lavorativi per pronunciarsi. UniCredit detiene già quasi il 50% dei diritti di voto.

La Redazione ·5 agosto 2026 16:07 ·3 min di lettura

La partita per il controllo di Commerzbank entra nella sua fase più delicata. La BaFin, l'autorità di vigilanza finanziaria tedesca, ha dato il via libera alla richiesta formale di UniCredit di superare la soglia del 30% nel capitale della banca di Francoforte, trasmettendo il dossier alla Banca Centrale Europea per la decisione finale. Da oggi scatta il conto alla rovescia: la BCE ha sessanta giorni lavorativi per pronunciarsi, termine che può allungarsi di ulteriori venti giorni lavorativi qualora l'istituto di vigilanza europeo richiedesse informazioni supplementari. Salvo sospensioni, l'approvazione è attesa nella seconda metà di ottobre.

La cifra del 30% non è simbolica. Nella normativa tedesca sulle acquisizioni, chi supera quella soglia è in genere tenuto a lanciare un'offerta pubblica di acquisto rivolta agli altri azionisti, segnalando formalmente l'intenzione di assumere il controllo. Un passaggio che UniCredit, in realtà, ha già ampiamente superato nei fatti: secondo i dati comunicati dal gruppo stesso tramite filing regolatori e comunicati stampa ufficiali, a seguito di un'offerta pubblica di scambio completata a luglio il gruppo guidato dall'amministratore delegato Andrea Orcel detiene una partecipazione complessiva pari al 49,65% dei diritti di voto in Commerzbank, cui si aggiunge una quota in strumenti derivati privi di voto. Già nelle fasi precedenti — ad aprile e poi a giugno 2026 — le comunicazioni ufficiali avevano certificato quote in progressiva crescita, culminate nell'operazione di luglio.

L'interesse di UniCredit per Commerzbank risale almeno a settembre 2024, quando il gruppo italiano aveva cominciato ad accumulare posizioni con l'obiettivo dichiarato di contribuire al consolidamento del settore bancario europeo. Un processo lungo, non privo di attriti: ad aprile di quest'anno la stessa BaFin aveva ordinato a UniCredit di interrompere la pubblicazione di alcuni contenuti pubblicitari sui social media riguardanti Commerzbank, giudicati sensazionalistici e non obiettivi. E il governo tedesco, che conserva ancora una quota del 12,7% nell'istituto, aveva in passato osteggiato apertamente le avances italiane, sostenendo l'indipendenza della banca.

Il clima, tuttavia, sembra mutato. A fine luglio la CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp, ha segnalato la disponibilità ad avviare ulteriori colloqui con UniCredit, riconoscendo esplicitamente il peso della partecipazione acquisita dalla controparte italiana. Un segnale di apertura che, unito al via libera della BaFin, rende il percorso verso il controllo più lineare — almeno sulla carta.

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Più tortuoso, in realtà, è l'elenco delle autorizzazioni ancora necessarie. Oltre al verdetto della BCE, UniCredit dovrà ottenere l'approvazione dell'autorità antitrust dell'Unione Europea, il benestare previsto dalle norme tedesche sul golden power, il via libera della Federal Reserve statunitense e quello dell'autorità di vigilanza polacca. Un percorso regolatorio che attraversa quattro giurisdizioni diverse, con tempistiche difficili da comprimere.

Orcel punta ad avere le approvazioni normative già nel quarto trimestre del 2026 e a esercitare il controllo effettivo poco dopo. Se tutto procederà senza intoppi, il controllo di Commerzbank potrebbe concretizzarsi nella prima metà del 2027. Il piano industriale prevede di mantenere la banca tedesca come entità autonoma per diciotto mesi, per poi fonderla con HypoVereinsbank, la controllata tedesca di UniCredit: un'operazione che richiederà a sua volta ulteriori approvazioni da BCE e Commissione Europea.

L'esito di questa vicenda avrà conseguenze che vanno ben oltre i bilanci delle due banche. Se UniCredit riuscisse a portare a compimento l'acquisizione, nascerebbe uno dei maggiori gruppi bancari del continente, con una presenza capillare in Germania, Italia, Polonia e in diversi altri mercati europei. Un consolidamento che, a seconda dei punti di vista, c'è chi legge come un rafforzamento della competitività europea di fronte ai colossi americani e cinesi, e chi teme invece possa ridurre la concorrenza e la scelta per imprese e famiglie nei mercati coinvolti. Il verdetto della BCE, atteso in autunno, sarà il primo banco di prova reale.

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