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Tunisia, le imprese del marmo nel panico: il fisco vuole dieci anni di tasse arretrate
Foto: Alessandro Paci / Pexels
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Tunisia, le imprese del marmo nel panico: il fisco vuole dieci anni di tasse arretrate

La Chambre syndicale des transformateurs de marbre ha convocato una conferenza stampa d'urgenza a Tunisi per denunciare recuperi fiscali retroattivi che rischiano di mettere in ginocchio il settore.

La Redazione ·9 agosto 2026 7:06 ·3 min di lettura

Una tassa che non era mai stata applicata, e ora si vuole riscuotere per i dieci anni precedenti. È questa la situazione che ha spinto le imprese tunisine del marmo e del granito a rompere il silenzio e a convocare una conferenza stampa d'urgenza il 6 agosto 2026 a Tunisi. La Chambre syndicale des transformateurs de marbre, organismo aderente all'UTICA — l'Unione Tunisina dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato — ha formalizzato la propria opposizione a quelli che definisce recuperi fiscali retroattivi inaccettabili, denunciando un provvedimento che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza di numerose aziende.

Al centro della controversia c'è una tassa sul consumo disciplinata dalla legge tunisina n° 88-62 del 2 giugno 1988, modificata e integrata nel corso degli anni. Le autorità fiscali stanno ora avviando controlli che potrebbero portare a rettifiche coprenti fino a un decennio di attività. Il nodo è di natura insieme giuridica e pratica: gli operatori contestano l'ambito dei prodotti interessati, la base di calcolo, il momento dell'imposizione e, soprattutto, la richiesta di pagare somme relative a esercizi in cui quella tassa non era stata concretamente applicata alle vendite. Il punto più doloroso è proprio questo: le aziende non avevano mai incluso quella voce nei prezzi praticati ai clienti, e ora si troverebbero a dover assorbire il conto direttamente dai propri bilanci.

Le conseguenze, secondo gli industriali, sarebbero triplici. In primo luogo, l'impatto immediato sui conti aziendali: oltre alle somme principali, si aggiungerebbero sanzioni e interessi di mora per il ritardato versamento. In secondo luogo, un prevedibile aumento del prezzo del marmo locale sul mercato interno, con ricadute sul settore delle costruzioni e dei rivestimenti. In terzo luogo, una perdita di competitività rispetto ai materiali alternativi, proprio in un momento in cui il settore edilizio è già sotto pressione. Il comparto del marmo e del granito è storicamente radicato nelle regioni interne della Tunisia, aree già fragili dal punto di vista economico, e un'eventuale crisi del settore avrebbe effetti occupazionali non trascurabili.

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A dare la misura della posta in gioco contribuiscono i dati presentati dagli stessi industriali nella conferenza stampa. Secondo le cifre citate dalla Chambre syndicale, il settore ha registrato nel 2024 volumi di esportazione e fatturato che, pur non colossali in valore assoluto, sono vitali per un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese distribuite nelle province interne: per un comparto con queste caratteristiche, anche un aggravio fiscale improvviso e retroattivo può risultare insostenibile, perché non pianificabile né scaricabile a valle della filiera.

La vicenda si inserisce in un contesto di riforma fiscale più ampia avviata dalla Tunisia a partire dal 2025. La Legge Finanziaria 2025 ha già aumentato l'aliquota generale dell'imposta sulle società dal 15% al 20% sugli utili realizzati dal 1° gennaio 2024, e ha introdotto aliquote speciali più elevate per banche e istituzioni finanziarie. La Legge Finanziaria 2026 ha aggiunto un contributo permanente del 4% sull'utile imponibile per alcuni settori come telecomunicazioni, assicurazioni e concessionari di auto. In questo quadro di inasprimento progressivo, il governo aveva anche previsto per il 2026 un'amnistia fiscale su debiti già registrati — con scadenze a giugno e settembre — ma gli industriali del marmo sostengono che la loro situazione sia di natura diversa: non un condono su infrazioni note, bensì una contestazione ex post di comportamenti che all'epoca non erano oggetto di tassazione.

La posizione dell'amministrazione fiscale tunisina non è al momento nota attraverso dichiarazioni ufficiali riportate nella conferenza stampa del 6 agosto. Resta quindi aperto il confronto tra le ragioni del fisco — che ritiene evidentemente legittima l'applicazione retroattiva della norma del 1988 — e quelle degli imprenditori, che chiedono almeno chiarezza sui criteri e una soluzione che non penalizzi chi ha operato in buona fede. Il settore attende ora una risposta dalle autorità, mentre il rischio concreto è che l'incertezza fiscale si traduca già nei prossimi mesi in decisioni di blocco degli investimenti e contrazione della produzione.

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