Descalzi incontra al-Sisi al Cairo: Eni punta su 8,5 miliardi di dollari e nuovi giacimenti in Egitto
L'AD di Eni ha incontrato il presidente egiziano per discutere di investimenti, nuove scoperte di gas e del ruolo dell'Egitto come hub energetico regionale.
Settantadue anni di presenza in Egitto, e ancora piani ambiziosi da presentare al vertice dello Stato. Il 25 agosto 2026, Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha incontrato al Cairo il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi per fare il punto sulla partnership energetica tra il gruppo italiano e il Paese nordafricano. Al tavolo, anche il primo ministro Mostafa Madbouly e il ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie Karim Badawi: un segnale del peso politico che i dossier energetici hanno assunto per entrambe le parti.
Al centro dei colloqui c'era un pacchetto di impegni di rilievo: 8,5 miliardi di dollari di investimenti complessivi previsti da Eni in Egitto, con un programma di perforazione che include 30 pozzi esplorativi e 200 pozzi di sviluppo. Numeri che confermano come il Paese nordafricano rimanga il cuore del portafoglio upstream del cane a sei zampe, di cui è già il principale produttore di petrolio e gas, con una quota di produzione che nel 2025 ha sfiorato i 242.000 barili di petrolio equivalente al giorno.
Descalzi ha illustrato ad al-Sisi i risultati della campagna di perforazione esplorativa offshore nel Mediterraneo, avviata nell'ottobre 2025. La campagna ha già prodotto un risultato significativo: nell'aprile 2026 è stato individuato il giacimento Denise West, nella concessione di Temsah. Le stime parlano di circa 56,6 miliardi di metri cubi di gas e 130 milioni di barili di condensati in posto. La posizione geografica gioca a favore di uno sviluppo rapido: il giacimento si trova a meno di dieci chilometri dalle infrastrutture esistenti, abbattendo i costi e i tempi di collegamento alla rete. Eni punta a raggiungere nei prossimi mesi la decisione finale di investimento insieme ai partner bp ed EGPC, con l'obiettivo di avviare la produzione entro due anni.
Non si tratta di un caso isolato. Nelle aree in cui Eni opera in Egitto — dal Sinai all'offshore del Delta del Nilo, fino al Deserto Occidentale — le attività esplorative avviate a partire dal 2025 hanno già prodotto un aumento del 50% della produzione dai giacimenti offshore del Sinai, oltre a nuove scoperte nelle altre zone. L'approccio scelto dalla compagnia privilegia obiettivi a sviluppo rapido e l'estensione della vita utile degli asset già esistenti, una strategia che permette di contenere l'esposizione al rischio pur mantenendo alta la curva produttiva.
Descalzi ha aggiornato il presidente egiziano anche su un altro capitolo importante: il progetto Cronos, relativo al giacimento di gas nell'offshore cipriota. Per Cronos è stata recentemente raggiunta la decisione finale di investimento. L'obiettivo è portare il gas di Cipro al mercato attraverso le infrastrutture egiziane entro il 2028, con una produzione attesa di 500 milioni di piedi cubi al giorno. Se i tempi saranno rispettati, il progetto rafforzerà ulteriormente il ruolo dell'Egitto come hub energetico nel Mediterraneo orientale, un posizionamento su cui Il Cairo ha puntato con convinzione negli ultimi anni.
Sullo sfondo di tutti questi dossier c'è la storia lunga che lega Eni all'Egitto: la compagnia è presente nel Paese dal 1954, e nel proprio portafoglio annovera Zohr, il più grande giacimento di gas naturale mai scoperto nel Mediterraneo. Al-Sisi ha accolto positivamente le attività illustrate da Descalzi, assicurando il sostegno del governo egiziano per affrontare le sfide operative che inevitabilmente accompagnano investimenti di questa scala. Nel corso dell'incontro è stato fatto un cenno anche agli impegni di Eni in progetti sociali e sanitari nel Paese, nell'ambito delle politiche di responsabilità sociale d'impresa del gruppo.
Per l'Italia, la questione non è solo industriale. I rapporti tra Eni e l'Egitto si intrecciano con la diplomazia energetica del governo italiano, impegnato da anni a diversificare le forniture dopo la crisi del gas russo. Ogni giacimento scoperto e ogni miliardo investito nel Mediterraneo meridionale contribuisce — almeno nelle intenzioni — a ridurre la dipendenza da fornitori lontani e instabili. Se la produzione di Denise West rispetterà i tempi previsti e Cronos entrerà in funzione entro il 2028, una quota di quel gas potrebbe fare la strada verso nord, verso l'Europa.