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Tesla e SpaceX, la fusione che non si può dire: Musk smentisce, ma i legami crescono
Foto: Debbie Rowe / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
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Tesla e SpaceX, la fusione che non si può dire: Musk smentisce, ma i legami crescono

Il WSJ scrive di possibile fusione, Musk la nega. Eppure accordi commerciali, partecipazioni incrociate e clausole contrattuali raccontano un'altra storia.

La Redazione ·11 agosto 2026 8:08 ·4 min di lettura

Una notizia smentita con una parola sola — «fake news» — ma che non smette di circolare. Il 30 luglio 2026 il Wall Street Journal ha riportato che Tesla stava valutando opzioni per separare le proprie operazioni in Cina: uno spin-off, una vendita o addirittura una chiusura. L'obiettivo, secondo il quotidiano americano, sarebbe quello di spianare la strada a una potenziale fusione con SpaceX, l'azienda aerospaziale dello stesso Elon Musk. Il problema centrale sarebbero le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale legate ai contratti governativi e di difesa che SpaceX intrattiene con il governo degli Stati Uniti: difficile immaginare un colosso integrato che produce auto in Cina e al tempo stesso lancia razzi per il Pentagono.

Musk ha risposto in giornata sulla piattaforma X, liquidando tutto come disinformazione e precisando che l'idea «non è mai stata discussa». Sulla stessa linea Grace Tao, vicepresidente di Tesla in Cina, che su Weibo ha scelto una risposta indiretta, citando il rapporto del World Economic Forum sulla diffusione della disinformazione a livello globale. Dichiarazioni nette, dunque. Eppure il contesto racconta qualcosa di più complicato.

Capire perché la notizia attecchisce richiede uno sguardo alla Cina. La Gigafactory di Shanghai, avviata nell'ottobre 2019 come prima fabbrica automobilistica interamente di proprietà straniera nel paese, è oggi la struttura più grande e produttiva di Tesla nel mondo. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal nell'articolo del 30 luglio, la Cina rappresenta il secondo mercato per fatturato dell'azienda e oltre il 95% dei componenti dei veicoli prodotti lì proviene da fornitori locali. Un radicamento così profondo non si smantella con un comunicato. Lo stesso WSJ riferisce che Musk avrebbe già dato istruzioni ai propri dirigenti di mantenere una separazione operativa netta tra le attività americane e quelle cinesi di Tesla, con l'obiettivo di gestire una potenziale escalation delle tensioni geopolitiche tra Washington e Pechino.

Il fatto è che le speculazioni sulla fusione tra Tesla e SpaceX non sono nate con l'articolo del WSJ. Si sono intensificate durante il processo di IPO di SpaceX, conclusosi nel giugno 2026 con una raccolta di 75 miliardi di dollari, dopo la quale le azioni della società hanno cominciato a essere scambiate sul NASDAQ. Il 22 luglio 2026, durante la conference call sugli utili del secondo trimestre, Musk stesso aveva accennato alla questione, citando una «sempre maggiore sovrapposizione» tra le due aziende, ma precisando che una fusione «deve essere fatta con il processo appropriato» e non può essere discussa in quella sede. Il 10 agosto 2026 — il giorno prima della pubblicazione di questo articolo — ha definito la Cina «fantastica» in risposta a chi gli chiedeva se le operazioni cinesi di Tesla potessero complicare un eventuale accordo.

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I legami tra le due società sono concreti e già documentati nei bilanci pubblici. Stando ai dati riportati pubblicamente da Tesla e SpaceX, la casa automobilistica detiene quasi 19 milioni di azioni SpaceX. Nel primo semestre 2026 SpaceX ha acquistato 329 milioni di dollari di batterie Tesla Megapack, mentre nel 2025 aveva speso 131 milioni di dollari in Cybertruck. Le due aziende collaborano inoltre su una struttura di produzione di chip chiamata Terafab, e i Cybercab di Tesla integrano la connettività Starlink di SpaceX. Completa il quadro xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Musk — distinta da SpaceX, anche se le due realtà condividono sinergie operative e lo stesso proprietario — il cui chatbot Grok è già integrato in alcuni modelli Tesla. Musk è CEO, direttore o presidente di tutte le aziende ed è il principale azionista di ciascuna.

C'è poi un dettaglio che ha attirato l'attenzione degli analisti finanziari. Secondo quanto riportato in documenti depositati presso la SEC, una clausola nell'accordo di compensazione di Musk con Tesla potrebbe consentirgli di sbloccare fino a 824 miliardi di dollari in azioni nel caso in cui SpaceX acquisisse Tesla, poiché metà degli obiettivi di performance operativa verrebbero considerati automaticamente soddisfatti in caso di cambio di controllo. Un incentivo economico di quella portata non passa inosservato.

Gli analisti restano divisi. Quelli di Wedbush, tra cui Dan Ives, stimano una probabilità dell'80-90% che la fusione avvenga entro il 2027, a completamento del processo avviato con l'IPO di SpaceX. ARK Invest ha suggerito che la questione cinese potrebbe essere gestibile e che un accordo potrebbe essere annunciato addirittura prima della fine del 2026. Sul versante opposto, gli analisti di Oppenheimer non si aspettano una fusione a breve termine, ma prevedono comunque un'espansione delle sinergie tra le catene di approvvigionamento delle due aziende.

Rimane aperta la domanda più difficile: se la fusione è davvero fuori discussione, come sostiene Musk, perché la struttura operativa, gli accordi commerciali e perfino le clausole contrattuali sembrano costruiti per renderla possibile?

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