Inflazione Eurozona al 3,3% ad agosto, borse in rosso e BTP ai massimi dal 2023
L'energia trascina l'inflazione dell'area euro al livello più alto in tre anni. Piazza Affari frenata dalle banche, gas sopra i 70 euro al MWh.
L'estate 2026 si chiude con un segnale preoccupante per le tasche degli europei: l'inflazione nell'Eurozona è stimata al 3,3% ad agosto, in rialzo rispetto al 2,9% di luglio, secondo la stima flash di Eurostat. È il livello più elevato da settembre 2023, e a spingerla verso l'alto è soprattutto la componente energetica, che nell'area euro potrebbe toccare un incremento annuale del 14,3% — un balzo che si fa sentire direttamente sulle bollette e alla pompa di benzina.
In Italia il quadro non è dissimile. I dati provvisori Istat indicano un'inflazione ad agosto in crescita al +3,3%, dal +2,9% di luglio, trainata anch'essa dai prezzi dell'energia. L'inflazione core — quella che esclude energia e alimentari freschi, considerata la misura più strutturale del fenomeno — è attesa in lieve aumento al 2,6% nell'Eurozona, a confermare che le pressioni sui prezzi non sono più solo un fatto congiunturale legato al caro-carburante, ma stanno filtrando in altri segmenti dell'economia. Anche la Germania registra un'accelerazione, con l'inflazione salita al 2,9% ad agosto dal 2,8% di luglio.
Sullo sfondo c'è la geopolitica. Le tensioni in Medio Oriente — con scambi di attacchi tra Stati Uniti e Iran e le preoccupazioni per la tenuta dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale — continuano ad alimentare l'incertezza sui mercati energetici. Il Brent ha chiuso agosto a 90,81 dollari al barile, mantenendosi stabilmente intorno a quota novanta per quasi tutto il mese. Il gas naturale europeo, quotato sul mercato TTF di Amsterdam, ha toccato un massimo intraday sopra i 70 euro al megawattora il 31 agosto, un livello record dal 2022, per poi attestarsi a 70,24 euro. A pesare ulteriormente è il fatto che le riserve di gas nell'Unione Europea si trovano intorno al 64% della capacità, al di sotto dei livelli storici per questo periodo dell'anno.
Le borse e il costo del debito
I mercati azionari europei hanno chiuso l'ultima seduta di agosto in ordine sparso, ma il tono dominante è stato quello della cautela. L'Euro Stoxx 50 ha terminato la seduta del 31 agosto a -0,07%, mentre nella settimana precedente — il 27 agosto — Parigi aveva guidato i ribassi con un -1,6%. Piazza Affari ha fatto da sé: il FTSE MIB ha chiuso l'ultima giornata del mese con una flessione frazionale dello -0,01%, anche se nel complesso agosto si chiude in rialzo rispetto a fine luglio.
A pesare sull'indice milanese è stato in particolare il settore bancario, che ha vissuto settimane di movimenti accentuati anche per ragioni domestiche. Il consiglio di amministrazione di Banco BPM ha preso atto di un'offerta pubblica di scambio non concordata da parte di Monte dei Paschi di Siena, giudicando che l'operazione non offra un premio adeguato agli azionisti. Assicurazioni Generali si è dichiarata invece disponibile a valutare l'OPS di MPS su Banca Generali. Un intreccio societario che ha animato le contrattazioni: UniCredit ha segnato un +2,16% nella seduta del 26 agosto, Banco BPM ha chiuso appena sopra la parità (+0,31%), mentre Monte dei Paschi ha ceduto lo 0,62% e Banca Generali l'1,13%.
Ma forse il dato che più rischia di avere effetti concreti per i cittadini — in particolare per chi ha un mutuo a tasso variabile o per lo Stato che deve rinnovare il proprio debito — riguarda i rendimenti dei BTP. Il titolo decennale italiano ha chiuso agosto al 4,16%, il livello più alto dal 2023. Lo spread con il Bund tedesco si è allargato oltre gli 80 punti base già il 26 agosto. Un'asta di BTP Short Term svoltasi quella stessa settimana ha registrato un rendimento lordo in salita al 3,02%, con un aumento di dieci punti base rispetto all'asta precedente. Dietro questa dinamica ci sono i timori sull'inflazione e le crescenti aspettative che la Banca Centrale Europea possa essere costretta a rimandare ulteriori tagli dei tassi, o addirittura a valutare un cambio di rotta.
Per chi ha un mutuo indicizzato all'Euribor o deve accenderne uno, il messaggio dei mercati è chiaro: il costo del denaro resterà elevato più a lungo del previsto. Per lo Stato italiano, rendimenti più alti significano interessi più pesanti sul debito pubblico. Un circolo che si autoalimenta, finché la frenata dell'energia — o una de-escalation in Medio Oriente — non allenterà la pressione sull'inflazione.