Il Mediterraneo cresce del 5% nonostante gli attacchi Houthi e le tensioni globali
Mentre il Mar Rosso perde il 75% dei container e le rotte deviano attorno all'Africa, il bacino mediterraneo regge e segna un +5% di traffici.
In un anno in cui le crisi geopolitiche hanno ridisegnato le rotte marittime globali, il Mediterraneo si conferma un'area di sorprendente tenuta. I traffici commerciali nel bacino hanno segnato un incremento del 5% rispetto all'anno precedente, un dato che contrasta con le difficoltà pesanti vissute da altri corridoi strategici, a partire dal Mar Rosso.
La crisi più dirompente è quella innescata dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso, il principale corridoio marittimo per i flussi di merci dall'Asia all'Europa. Il risultato è stato una fuga di massa delle compagnie di navigazione da quella rotta: le spedizioni di container hanno subito un calo del 75%, con le navi costrette a deviare attorno al Capo di Buona Speranza, attraverso l'Africa. Una scelta costosa in ogni senso: si aggiungono tra i 10 e i 14 giorni ai tempi di transito, i tassi di nolo sulle rotte Asia-Europa sono saliti tra il 25 e il 40% rispetto ai livelli pre-crisi, e si stima che tra l'1,3 e l'1,8 milioni di TEU (le unità standard di misura dei container) siano stati di fatto sottratti al mercato, assorbiti dal più lungo percorso alternativo. Solo nel gennaio 2026, i transiti di portacontainer attraverso il Canale di Suez sono calati del 16,7% rispetto allo stesso mese dell'anno prima.
Sullo sfondo, l'UNCTAD — la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo — ha rivisto significativamente al ribasso le stime sulla crescita del commercio mondiale di merci: dal 4,7% registrato nel 2025 si scenderà, secondo le previsioni di agosto 2026, a un intervallo compreso tra l'1,5% e il 2,5% quest'anno. Le tensioni geopolitiche sono diventate il principale rischio globale per l'economia, superando per la prima volta anche le preoccupazioni legate alla politica commerciale.
In questo quadro, il +5% del Mediterraneo non è un risultato scontato. Il bacino ha dovuto fare i conti anche con altre perturbazioni interne. A metà gennaio i terminal del Mediterraneo occidentale hanno subito chiusure per condizioni meteorologiche avverse, generando congestioni portuali e un rapido aumento della densità dei piazzali. A febbraio, poi, lavoratori portuali di Italia, Spagna, Turchia e Francia hanno condotto scioperi coordinati bloccando selettivamente le navi legate a carichi militari, pur mantenendo operativi i flussi commerciali generali: una distinzione che ha limitato i danni economici pur lanciando un segnale politico preciso.
A beneficiare in modo particolare del nuovo assetto delle rotte è la Mediterranean Shipping Company (MSC), colosso ginevrino della logistica marittima. A maggio 2026 ha raggiunto una quota di mercato record del 21,5% della capacità globale di container, consolidando ulteriormente la sua posizione di primo vettore mondiale. La riorganizzazione delle rotte attorno all'Africa, paradossalmente, ha aumentato il peso specifico dei porti mediterranei come punti di snodo alternativi e più vicini ai mercati europei.
Non solo merci: il Mediterraneo regge anche sul fronte turistico. L'Europa meridionale mediterranea ha registrato un aumento del 4% negli arrivi di turisti internazionali nel primo trimestre del 2026, mentre il traffico passeggeri negli aeroporti europei è cresciuto del 2,6% nella prima metà dell'anno. Segnali che, sommati alla tenuta dei traffici commerciali, disegnano un bacino che ha saputo trasformare in opportunità almeno parte delle perturbazioni che hanno colpito i corridoi concorrenti.
La domanda che gli operatori si pongono è quanto a lungo durerà questa finestra favorevole. La crisi nel Mar Rosso non mostra segnali di risoluzione rapida, e finché le navi continueranno a circumnavigare l'Africa, il Mediterraneo rimarrà un punto di riferimento logistico alternativo. Ma i costi più alti del trasporto e la minor prevedibilità delle forniture pesano sull'intera filiera produttiva europea, Italia compresa.