Caro carburante, Ryanair taglia i voli invernali: cosa cambia per i passeggeri
Ryanair riduce le stime di traffico per l'anno fiscale 2027 a causa dell'impennata dei costi del carburante. La decisione potrebbe portare a tariffe più alte e meno rotte disponibili.
L'escalation dei prezzi del petrolio, innescata dalla guerra in Iran iniziata a fine febbraio 2026, sta ridisegnando gli equilibri nel settore del trasporto aereo europeo. La chiusura dello Stretto di Hormuz, cruciale per circa il 20% delle forniture globali di petrolio e volumi significativi di gas naturale liquefatto (GNL), ha provocato un'immediata volatilità e un'impennata dei costi, con il prezzo del carburante per aerei che oggi si aggira intorno ai 140 dollari al barile.
In questo scenario, Ryanair ha annunciato un taglio significativo alle sue stime di traffico per l'anno fiscale 2027, che si concluderà a marzo 2027. La compagnia aerea prevede ora di trasportare 214 milioni di passeggeri, in calo rispetto ai 216 milioni precedentemente stimati. Questa riduzione, definita "una tantum", è una mossa strategica per limitare l'esposizione della compagnia ai costi del carburante non coperti da hedging, in particolare durante la stagione invernale (da novembre a marzo), tradizionalmente meno redditizia.
Ryanair ha dimostrato una certa lungimiranza, avendo coperto circa l'80% del suo fabbisogno di carburante per l'anno fiscale 2027 a un prezzo di circa 67 dollari al barile. Tuttavia, l'attuale prezzo di mercato, più che raddoppiato, erode i margini per la quota non coperta. La compagnia stima che questo taglio al programma invernale le consentirà di ridurre le perdite previste per il periodo tra 70 e 100 milioni di euro.
Le conseguenze di questa situazione potrebbero ricadere direttamente sui consumatori. Ryanair ha avvertito che se gli alti prezzi del petrolio dovessero persistere fino all'estate 2027, le tariffe aeree a corto raggio in Europa potrebbero aumentare in modo significativo per riflettere i maggiori costi del carburante. Questo scenario preoccupa i viaggiatori, che potrebbero trovarsi a fronteggiare costi più elevati per spostarsi in aereo.
Già si osservano le prime decisioni operative concrete: Ryanair ha rimosso cinque aeromobili dalla sua base di Charleroi in Belgio e ha tagliato 2 milioni di posti dal suo programma di Bruxelles per l'inverno 2026 e l'estate 2027. Inoltre, la compagnia ha chiuso la sua base a Salonicco e ritirato diverse rotte in Grecia, riducendo l'offerta in alcune aree chiave. Nonostante queste sfide, il traffico di Ryanair ad agosto 2026 ha comunque registrato un aumento del 6% su base annua, raggiungendo 22,2 milioni di passeggeri, con un fattore di carico stabile al 96%, segno di una domanda ancora robusta.
La situazione di Ryanair non è isolata. L'International Air Transport Association (IATA) ha previsto che il costo globale del carburante per le compagnie aeree raggiungerà i 350 miliardi di dollari nel 2026, un aumento considerevole rispetto ai 252 miliardi di dollari del 2025. Di conseguenza, l'IATA ha ridotto le sue previsioni di profitto netto globale per le compagnie aeree nel 2026 a 23 miliardi di dollari, rispetto ai 41 miliardi di dollari previsti a dicembre 2025. Ryanair stessa ha sottolineato che i concorrenti con strategie di hedging meno solide potrebbero incontrare difficoltà a mantenere la capacità o addirittura a sopravvivere durante la prossima stagione invernale, a causa degli elevati costi del carburante. Questo quadro dipinge un futuro incerto per il settore, con possibili consolidamenti e una ridefinizione delle rotte e dei prezzi a livello continentale.