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Economia
Perché la guerra in Iran segna la fine del petrodollaro

Perché la guerra in Iran segna la fine del petrodollaro

La Redazione ·13 aprile 2026 8:05

La guerra in Iran potrebbe segnare l'inizio della fine per il petrodollaro. Questo sistema, pilastro dell'egemonia economica americana per oltre mezzo secolo, vacilla sotto il peso di tensioni geopolitiche e cambiamenti strutturali. Immaginate un Medio Oriente in fiamme: produzione petrolifera azzerata, prezzi alle stelle, instabilità che si propaga come un'onda d'urto. Non è fantascienza. È la realtà che sta erodendo un patto segreto nato nel 1974.

Tutto iniziò con un accordo tra Henry Kissinger e l'Arabia Saudita. Gli Stati Uniti promisero armi e protezione ai campi petroliferi sauditi – persino da Israele – in cambio di due clausole ferree: il petrolio venduto solo in dollari, e i proventi reinvestiti in titoli del Tesoro americano. Un meccanismo geniale, battezzato riciclaggio dei petrodollari. Garantiva una domanda artificiale di dollari, gonfiava la valuta, giustificava la stampa di banconote dalla Fed e finanziava il debito pubblico USA con facilità. I paesi del Golfo, affamati di sicurezza, accettarono. E il dollaro regnò sovrano.

Ma oggi? Quel patto si sta sgretolando. La guerra ha chiuso lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il greggio. Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati non estraggono, non esportano. Niente petrolio, niente dollari. I prezzi superano i 100 dollari al barile, ma i produttori del Golfo non incassano. Al contrario, vendono titoli USA per sostenere le loro valute deboli e finanziare la difesa. Riserve della Fed crollate di 82 miliardi in poche settimane: il livello più basso dal 2012. Entrambi i pilastri – guadagni in dollari e reinvestimento – sono collassati.

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Non è un fulmine a ciel sereno. Crepe c'erano già. Gli USA non importano più petrolio: sono esportatori netti di GNL. I veri acquirenti? L'Asia, con la Cina in testa. E i pagamenti? Sempre meno in dollari. Lo petroyuan avanza: oltre il 20% degli scambi globali nel primo trimestre 2026, contro il 12% di inizio anno. Valute locali erodono il monopolio. Peggio: Washington garantisce sempre meno sicurezza ai Golfo. Crisi passate – Covid, Ucraina, Gaza – rimbalzavano. Qui, no. La destabilizzazione è profonda, irreversibile.

Non aspettiamoci un crollo improvviso. È un'erosione progressiva, ma epocale. Il petrodollaro non dominerà più. Un nuovo ordine monetario emerge: multipolare, meno dollaro-centrico. Geopolitica e finanza si intrecciano in un tango mortale. L'Iran ha acceso la miccia. Il mondo trattiene il fiato.

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