Egitto, nuovo pozzo di gas nel deserto occidentale: produzione già avviata
Un nuovo giacimento di gas naturale è stato individuato nel Deserto Occidentale egiziano, e la produzione è già partita. Ad annunciarlo è Khalda Petroleum, joint venture tra l'Autorità Petrolifera Egiziana (EGPC) e la compagnia statunitense Apache, che ha confermato i risultati del pozzo esplorativo profondo denominato Watda.
La perforazione ha raggiunto circa 15.000 piedi di profondità, pari a quasi 4.570 metri. I test di produzione hanno restituito esiti positivi, certificando la fattibilità commerciale del giacimento e consentendo l'avvio immediato dell'estrazione. La produzione iniziale stimata è di 40 milioni di piedi cubi di gas al giorno, un volume significativo nel quadro degli obiettivi energetici del paese. Per collegare il pozzo alle infrastrutture già esistenti è stato realizzato un gasdotto di dieci chilometri, frutto di un investimento da 2,3 milioni di dollari. Il raccordo con la rete nazionale del gas è atteso entro la fine di luglio 2026.
La scoperta non arriva per caso. Il Deserto Occidentale è da anni una delle aree più attive per l'esplorazione di idrocarburi in Egitto, e le ultime settimane hanno confermato questa tendenza con una sequenza di annunci ravvicinati. Nel maggio 2026, Agiba Petroleum — joint venture tra EGPC e l'italiana Eni — aveva comunicato quella che i tecnici hanno definito la scoperta di gas più rilevante degli ultimi quindici anni per la compagnia nella regione: stime preliminari parlano di 330 miliardi di piedi cubi di gas e 10 milioni di barili tra condensati e greggio. A giugno, era toccato alla Badr El-Din Petroleum Company (Bapetco) annunciare un ulteriore giacimento nel medesimo territorio, con riserve stimate intorno ai 15 miliardi di piedi cubi e una produzione iniziale di circa 15 milioni di piedi cubi al giorno. Già a gennaio 2026, il Ministero del Petrolio egiziano aveva reso noti i risultati di nuove campagne esplorative condotte da Khalda, Disouq Petroleum e General Petroleum Company (GPC) in tre aree distinte — Deserto Occidentale, Deserto Orientale e Delta del Nilo — per una capacità produttiva aggiuntiva stimata in 47 milioni di piedi cubi di gas naturale e 4.300 barili giornalieri tra petrolio e condensati.
L'accelerazione esplorativa rientra in una strategia deliberata del Ministero del Petrolio e delle Risorse Minerarie del Cairo, che punta ad aumentare la produzione nazionale di gas per far fronte a una domanda interna in crescita. L'Egitto ha attraversato negli ultimi anni pressioni significative sul fronte energetico, con carenze di forniture che hanno colpito sia le famiglie sia l'industria. L'obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dalle importazioni e stabilizzare l'approvvigionamento attraverso un incremento dell'estrazione domestica.
Dal punto di vista geopolitico ed economico, la partita non è priva di implicazioni più ampie. La presenza di grandi operatori internazionali — una compagnia americana come Apache nel caso di Khalda, e Eni per Agiba — testimonia l'interesse del settore privato globale per il potenziale sotterraneo egiziano, nonostante le complessità operative legate alla regione. Per l'Italia, in particolare, le attività di Eni nel paese nordafricano assumono rilievo anche nell'ottica del Piano Mattei, il quadro con cui Roma intende rafforzare le relazioni energetiche e commerciali con l'Africa. Le scoperte nel Deserto Occidentale, tuttavia, sono destinate in prima battuta al mercato interno egiziano: l'obiettivo immediato del Cairo è colmare il proprio deficit, non incrementare le esportazioni.
Resta da vedere se la serie di ritrovamenti degli ultimi mesi si tradurrà, nel medio periodo, in un effettivo riequilibrio della bilancia energetica del paese. I volumi annunciati sono rilevanti, ma la distanza tra la scoperta di un giacimento e la sua piena messa a regime — in termini di infrastrutture, investimenti e tempi tecnici — è quasi sempre più lunga di quanto i comunicati ufficiali lascino intuire.