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Economia
Ocse gela l’Italia: stime di crescita riviste al ribasso e debito fuori controllo

Ocse gela l’Italia: stime di crescita riviste al ribasso e debito fuori controllo

La Redazione ·29 aprile 2026 10:06

L’Italia di fronte a un verdetto impietoso. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha appena diffuso il suo ultimo Economic Survey sull’Italia, e il messaggio è chiaro: le ambizioni di crescita vanno riviste drasticamente al ribasso. Il Pil crescerà appena dello 0,4% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, percentuali che stridono con le proiezioni ottimistiche del governo, fermi allo 0,5% per l’anno in corso. È una doccia fredda che arriva a poche ore dal fallimento nel rientrare nei limiti europei sul deficit-Pil, sotto il 3%, aprendo la porta a una nuova manovra economica sotto lo sguardo vigile di Bruxelles.

Il conflitto in Medio Oriente e lo shock energetico stanno soffocando consumi e investimenti. L’inflazione, destinata a balzare al 2,6% nel 2026 prima di scendere all’1,8% l’anno dopo, complica ulteriormente il quadro. L’Ocse non usa mezzi termini: serve una correzione di bilancio significativa per rimettere il debito su un sentiero sostenibile. Con un deficit poco sopra il 3% del Pil e un indebitamento che supera il 137% del Prodotto Interno Lordo, senza interventi strutturali il trend è destinato a peggiorare.

La ricetta è precisa e articolata. Un consolidamento fiscale credibile passa attraverso l’efficienza della spesa pubblica, il contenimento delle pressioni pensionistiche, un rafforzamento della compliance fiscale e un fisco più amico della crescita. L’organizzazione insiste: combattere con più vigore l’evasione, ridurre il contante e alleggerire il carico sul lavoro. Solo così si potrà invertire la rotta.

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Ma le sfide non si fermano ai conti pubblici. Il mercato del lavoro e il sistema produttivo rivelano crepe profonde. In un’Italia che invecchia, il tasso di NEET – quei giovani che non studiano, non lavorano e non si formano – resta tra i più alti nell’area Ocse, nonostante un lieve calo. La produttività langue, schiacciata dalla miriade di microimprese. Per spezzare la stagnazione, l’Ocse raccomanda di semplificare regolamentazioni e fisco, potenziare ricerca e sviluppo, elevare competenze e management. Il PNRR rimane un pilastro fondamentale: completarne i progetti nei tempi stabiliti, spingendo riforme strutturali ben oltre il 2026. E sul fronte educativo, migliorare il passaggio scuola-lavoro, rafforzare l’istruzione professionale e rivedere le politiche attive per coinvolgere di più i giovani, con risorse extra per l’università.

Non meno cruciale la transizione energetica. Accelerare verso le rinnovabili, ridurre la dipendenza dai fossili che erode la competitività delle imprese. L’elettrificazione e il passaggio dal gas alle rinnovabili sono fondamentali, tuona l’Ocse, chiedendo urgenti investimenti in infrastrutture di trasmissione e stoccaggio. Infine, gli aiuti devono essere mirati: famiglie povere e settori come agricoltura e trasporti, duramente colpiti dai rincari energetici, evitando spargimenti generalizzati che diluiscono l’efficacia.

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