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MPS, utile a 1,12 miliardi nel primo semestre 2026: la banca più antica del mondo corre ancora
Foto: Petr Ganaj / Pexels
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MPS, utile a 1,12 miliardi nel primo semestre 2026: la banca più antica del mondo corre ancora

Monte dei Paschi chiude i primi sei mesi del 2026 con un utile netto in crescita del 25,3%. L'AD Lovaglio alza la guidance per l'intero anno.

La Redazione ·8 agosto 2026 7:10 ·3 min di lettura

C'è stata un'epoca, non lontanissima, in cui il nome Monte dei Paschi di Siena compariva quasi sempre in una notizia cattiva: salvataggi pubblici, ricapitalizzazioni d'emergenza, scandali e incognite sul futuro. Oggi il copione è cambiato. Nel primo semestre del 2026 MPS ha registrato un utile netto di 1,12 miliardi di euro, in crescita del 25,3% rispetto allo stesso periodo del 2025 — numeri che, secondo i dati diffusi dall'istituto, hanno sorpreso in positivo gli analisti e spinto il management ad alzare le previsioni per l'intero anno.

Il solo secondo trimestre ha prodotto 610 milioni di euro di utile netto, con un aumento del 27,3% sul secondo trimestre 2025 e del 20,2% rispetto ai tre mesi precedenti. I ricavi complessivi del gruppo si sono attestati, sempre secondo le comunicazioni ufficiali della banca, a 4,024 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto ai 3,87 miliardi del primo semestre 2025. Il margine di interesse — voce che misura quanto la banca guadagna dalla differenza tra tassi attivi e passivi — è rimasto sostanzialmente stabile a 2,097 miliardi (+0,3%), mentre le commissioni nette sono salite del 3,6% a 1,288 miliardi, trainate dalla gestione e consulenza, dal corporate investment banking e dalla raccolta del risparmio gestito.

Sul fronte dei costi, gli oneri operativi sono scesi dello 0,7%, e il cost/income ratio — l'indicatore che misura l'efficienza operativa — è calato di due punti percentuali, fermandosi al 43%: in pratica, la banca spende 43 centesimi per ogni euro di ricavi generati. La solidità patrimoniale è migliorata: il CET1 ratio fully loaded, il principale indicatore di robustezza del capitale imposto dalla regolamentazione europea, ha raggiunto il 16,3%, rispetto al 15,9% di fine marzo e al 16,2% di fine 2025. Il Total Capital Ratio si attesta al 18,3%. Valori che segnalano una banca che non solo cresce, ma accumula riserve.

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La raccolta complessiva del gruppo al 30 giugno 2026 ha toccato 371,3 miliardi di euro (+3,0% rispetto a fine marzo), con la componente indiretta in aumento del 4,4% e quella diretta del 2,1%. Gli impieghi lordi performing — i prestiti regolarmente rimborsati — sono saliti dell'1,8% rispetto a marzo, raggiungendo 131,4 miliardi. I crediti deteriorati lordi restano stabili a 3,7 miliardi, in lieve calo rispetto ai 3,9 miliardi di fine 2025, con una copertura del 50,6%.

L'amministratore delegato Luigi Lovaglio ha commentato i risultati annunciando un innalzamento della guidance: la previsione sull'utile ante imposte per l'intero 2026 sale a 3,6 miliardi di euro. Lovaglio ha anche ribadito la contrarietà a eventuali operazioni che frammenterebbero la rete della banca, senza precisare a quale controparte si riferisse. «MPS è un asset strategico per l'economia italiana», ha dichiarato, escludendo formule che a suo giudizio comprometterebbero l'integrità dell'istituto.

In questo scenario si inserisce la parabola della presenza pubblica nel capitale. Lo Stato era entrato come azionista di maggioranza nel 2017 con una ricapitalizzazione precauzionale da 5,4 miliardi di euro — un intervento che all'epoca pareva indispensabile per evitare il peggio. Da allora ha avviato un lungo percorso di uscita: nel novembre 2023 ha ceduto il 25% del capitale incassando circa 920 milioni, nel marzo 2024 un ulteriore 12,5% per 650 milioni, e nel novembre 2024 un altro 15% per circa 1,1 miliardi. Entro febbraio 2026 la partecipazione pubblica era scesa sotto il 5%. Una privatizzazione completata per gradi, in parallelo con una banca che, nel frattempo, aveva ritrovato la rotta.

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