Libia, si dimette il governatore della Banca centrale Naji Issa: tensioni e petrolio sullo sfondo
Il governatore della CBL ha rassegnato le dimissioni il 9 agosto senza spiegazioni pubbliche. Le due camere legislative rivali reagiscono in modo opposto.
La Libia torna a fare i conti con l'instabilità delle sue istituzioni finanziarie. Naji Issa, governatore della Banca Centrale della Libia (CBL), ha rassegnato le dimissioni il 9 agosto 2026, indirizzando le lettere alle due camere legislative rivali del paese: la Camera dei Rappresentanti, con sede nell'est, e l'Alto Consiglio di Stato, con sede nell'ovest. La notizia è stata confermata dallo stesso Issa lunedì 10 agosto, tramite il canale televisivo privato Al-Ahrar, ma senza alcuna spiegazione pubblica: il governatore uscente ha citato la «sensibilità» delle ragioni, rifiutando di entrare nel dettaglio.
La reazione delle due istituzioni è stata asimmetrica. L'Alto Consiglio di Stato, con base a Tripoli, ha invitato Issa a restare in carica fino all'esame formale delle dimissioni secondo le procedure costituzionali, sottolineando la necessità di preservare la stabilità finanziaria ed economica del paese. La Camera dei Rappresentanti, invece, non ha ancora rilasciato una risposta pubblica. Un silenzio che, nel contesto libico, parla da solo.
Issa era stato nominato governatore nel settembre 2024, nell'ambito di un accordo sostenuto dalle Nazioni Unite per risolvere una delle crisi istituzionali più acute degli ultimi anni. Era subentrato a Seddik al-Kabir, che aveva guidato la banca dal 2011, dopo che le autorità di Tripoli avevano rimosso quest'ultimo accusandolo di aver mal gestito i ricavi petroliferi e di aver favorito l'amministrazione orientale. Quella rimozione aveva innescato un'escalation violenta: l'amministrazione dell'est aveva dichiarato forza maggiore e sospeso produzione ed esportazioni di greggio, riducendo sensibilmente l'output petrolifero libico. La nomina di Issa era servita, almeno in apparenza, a ricucire quella frattura.
Ora la frattura si riapre, o rischia di farlo. La Libia è divisa dal 2014 — tre anni dopo il rovesciamento di Muammar Gheddafi — tra il governo riconosciuto dall'ONU del primo ministro Abdulhamid Dbeibah a ovest e un'amministrazione rivale nell'est, sostenuta dal generale Khalifa Haftar. La Banca Centrale è, in questo contesto, molto più di un istituto monetario: gestisce le finanze pubbliche, la politica monetaria e — soprattutto — i proventi di un'economia quasi interamente dipendente dal petrolio e dal gas. Chi controlla la CBL controlla, di fatto, la principale leva di potere del paese.
La congiuntura economica rende le dimissioni ancora più delicate. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato una crescita del PIL del 6,7% per l'anno in corso, mentre la Banca Africana di Sviluppo prevede che il deficit fiscale si trasformi in un surplus del 2,2% del PIL proprio nel 2026. Dati che disegnano un quadro di ripresa relativa, ma che restano condizionati — come avvertono entrambe le istituzioni — dalla stabilità politica e dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali del petrolio.
Naji Issa, nato nel 1965 a Bengasi, non era un nome improvvisato. Laureato con un master in finanza alla London School of Economics e un dottorato in politica monetaria a Cambridge, aveva già ricoperto il ruolo di vice-governatore della CBL dal 2005. Dopo la guerra civile del 2011 aveva lavorato come consulente per istituzioni internazionali, incluso il FMI, rientrando nel servizio pubblico nel 2018 come consigliere senior del ministero delle Finanze. Un profilo tecnico di alto livello, scelto proprio per garantire credibilità internazionale all'accordo del 2024.
Le sue dimissioni — silenziose nei motivi, rumorose negli effetti — riportano in primo piano la domanda che la Libia non riesce a risolvere da oltre un decennio: chi governa davvero le istituzioni che tengono insieme un paese ancora diviso? La risposta, per ora, resta sospesa tra due camere legislative che faticano persino a coordinarsi su una lettera di dimissioni.