The Italian Sea Group cerca acquirenti: in Borsa il titolo vola oltre il 30% in pochi giorni
Il gruppo della nautica di lusso, in concordato preventivo, ha avviato un processo competitivo per la vendita. Offerte vincolanti attese entro il 15 ottobre.
Un cantiere navale in cerca di nuovi armatori, stavolta non per le barche ma per sé stesso. The Italian Sea Group (TISG), il gruppo italiano della nautica di lusso quotato in Borsa, ha avviato formalmente un processo competitivo per identificare nuovi investitori, nell'ambito di un percorso che può portare alla vendita dell'intera azienda, alla cessione di singoli asset, oppure a un aumento di capitale con l'ingresso di nuovi soci. La notizia ha fatto impennare il titolo: dopo un iniziale rialzo del 10% il 10 agosto 2026, il guadagno complessivo ha superato il 30% nel giro di poche sedute, con il titolo che ha toccato quota 1,40 euro già il 12 agosto.
A guidare l'operazione sono due advisor finanziari congiunti, Meti Corporate Finance e KPMG Advisory. Il calendario è già definito: le offerte indicative non vincolanti devono arrivare entro il 15 settembre 2026, quelle vincolanti entro il 15 ottobre, con la firma attesa indicativamente entro il 26 ottobre. Un cronoprogramma stretto, che riflette l'urgenza della situazione: TISG è entrata in procedura di concordato preventivo a luglio 2026, una misura che consente all'azienda di ristrutturare i propri debiti sotto la supervisione del tribunale, cercando un accordo con i creditori prima di un eventuale fallimento.
I numeri del bilancio 2025 spiegano perché la situazione sia così critica. Il gruppo ha chiuso l'anno con una perdita netta di 170,9 milioni di euro, a fronte di un utile di 33,9 milioni l'anno precedente. I ricavi sono calati del 27%, passando da circa 404 milioni di euro nel 2024 a 295 milioni nel 2025. La posizione finanziaria netta era negativa per 129,6 milioni di euro a fine 2025, il debito bancario supera i 154 milioni e il patrimonio netto risultava negativo per oltre 380 milioni. A pesare, tra l'altro, un aumento di costi di 70 milioni di dollari che la società ha attribuito a inefficienze operative e a «condotte improprie da parte di manager che hanno lasciato l'azienda»; su queste spese non autorizzate è stata avviata un'indagine forense, il cui esito non è ancora noto.
Sempre a luglio 2026, in un contesto segnato dalle difficoltà del gruppo, si sono dimessi il fondatore e CEO Giovanni Costantino e il consigliere Gianmaria Costantino, con il conseguente scioglimento dell'intero consiglio di amministrazione. Prima delle dimissioni, il board aveva proposto un aumento di capitale fino a 140 milioni di euro e l'emissione di strumenti finanziari partecipativi fino a 150 milioni, un piano che non è poi andato in porto nella forma originaria.
Nonostante le difficoltà, il gruppo fa gola a diversi operatori del settore. Sanlorenzo — uno dei principali concorrenti italiani nella nautica di lusso — sostiene un consorzio denominato Polo Nautico Carrara per l'acquisizione dell'intero gruppo, con una quota propria del 10%. SRI Group, controllato da Giulio Gallazzi, e Finvacchi, holding di Bernardo Vacchi, hanno presentato una manifestazione di interesse non vincolante per l'acquisizione dell'intera attività. Baglietto ha confermato l'interesse specifico per gli asset del cantiere di La Spezia. Anche Azimut Benetti e Ferretti Group hanno mostrato interesse, con Azimut Benetti che ha confermato l'attenzione per alcuni asset in particolare.
Nel perimetro di una possibile cessione rientrano i cantieri di Carrara, La Spezia e Viareggio, i marchi Admiral, Perini Navi, Picchiotti e Tecnomar — nomi storici della cantieristica italiana — oltre alle partecipazioni in Celi S.r.l. e nella controllata turca TISG Turkey Yat Tersanecilik. Marchi che, nel loro insieme, rappresentano decenni di storia della nautica d'eccellenza e che potrebbero trovare una nuova casa entro la fine di ottobre.
La corsa al rialzo in Borsa riflette l'ottimismo del mercato sulla possibilità che il processo vada a buon fine, ma gli analisti ricordano che un titolo in concordato preventivo può essere soggetto a oscillazioni violente in entrambe le direzioni. La partita è aperta: nelle prossime settimane si capirà se l'interesse dei potenziali acquirenti si tradurrà in offerte concrete e se TISG riuscirà a trovare una via d'uscita dalla crisi preservando almeno in parte il suo perimetro industriale.