Italia primo fornitore europeo della Tunisia: scambi a 4 miliardi in sette mesi
Nei primi sette mesi del 2026 l'interscambio bilaterale cresce del 12,4% e sfiora i 4,03 miliardi di euro. La Cina resta davanti, ma di poco.
Quattro miliardi di euro in sette mesi. È il valore degli scambi commerciali tra Italia e Tunisia nel periodo gennaio-luglio 2026, secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica tunisino (INS): 13,67 miliardi di dinari, pari a circa 4,03 miliardi di euro, con una crescita del 12,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato che consolida il ruolo dell'Italia come primo fornitore europeo della Tunisia e secondo a livello mondiale, superata soltanto dalla Cina con un margine che si va assottigliando: appena 206 milioni di dinari, circa 61 milioni di euro.
Guardando ai soli dati del primo semestre, le importazioni tunisine dall'Italia hanno raggiunto 5,547 miliardi di dinari, con un aumento del 13,7% su base annua. L'Italia copre l'11,7% di tutte le importazioni tunisine, scavalcando la Francia, ferma all'11,5%, e inseguendo da vicino la Cina al 12,3%. Sul fronte opposto, le esportazioni tunisine verso l'Italia sono cresciute più lentamente — del 5,5%, a 5,880 miliardi di dinari — con l'effetto di dimezzare il surplus commerciale della Tunisia nel rapporto bilaterale: da quasi 699 milioni di dinari a circa 333 milioni di dinari nel primo semestre.
Un interscambio trainato da energia e agroalimentare
La crescita delle esportazioni tunisine nel complesso è sostenuta da alcuni settori in forte espansione. Le vendite di olio d'oliva hanno raggiunto 3,38 miliardi di dinari nel primo semestre 2026, rispetto ai 2,35 miliardi dell'anno precedente, e le spedizioni di prodotti raffinati sono più che triplicate, passando da 245,6 a 807,9 milioni di dinari. In parallelo, l'industria meccanica ed elettrica cresce del 9,1% e il comparto agroalimentare del 25,2%. Non tutto è in salita: i fosfati e i prodotti minerari segnano un calo del 19%, e il tessile-pelle arretra del 3,5%.
Sul fronte delle importazioni tunisine nel complesso, l'energia pesa per un aumento del 35,7% e i prodotti alimentari del 23,6%, contribuendo a far salire il deficit commerciale complessivo della Tunisia a 14,96 miliardi di dinari, rispetto agli 11,90 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il deficit energetico da solo vale 7,95 miliardi di dinari. L'Unione Europea rimane il principale partner commerciale del Paese, con il 70,4% delle esportazioni tunisine e il 45,3% delle importazioni.
Oltre il commercio: investimenti e Piano Mattei
I numeri dell'interscambio si inseriscono in un rapporto bilaterale che va ben oltre la compravendita di merci. Sono oltre 900 le aziende italiane attive in Tunisia — tessile, energia, agricoltura, infrastrutture, agroalimentare, digitale — e 1.072 quelle con partecipazione italiana stabilite nel Paese, per un volume complessivo di investimenti stimato in 1,1 miliardi di euro. L'Italia è il principale investitore nel settore energetico tunisino e si classifica al secondo posto tra gli investitori diretti esteri.
Tra i progetti di maggiore respiro figura Elmed, l'interconnessione elettrica sviluppata dalla Società Tunisina di Elettricità e Gas (STEG) insieme all'operatore italiano Terna, pensata per rafforzare la sicurezza energetica e favorire lo scambio di energia rinnovabile tra Nord Africa ed Europa. A gennaio 2025, l'Italia aveva già impegnato 400 milioni di euro in una nuova partnership energetica con Tunisi, con focus dichiarato sulla transizione energetica — un impegno che si inserisce nel Piano Mattei, il quadro strategico italiano per la cooperazione con il continente africano, che finanzia progetti anche in istruzione e agricoltura.
Il commercio bilaterale per l'intero 2025 si era attestato a quasi 6,1 miliardi di euro: i dati dei primi sette mesi del 2026 lasciano intravedere la possibilità di avvicinarsi a quella soglia prima della fine dell'anno. Le relazioni tra i due Paesi affondano le radici nel 1957, anno in cui furono stabiliti i legami diplomatici ufficiali, ma i contatti economici e culturali hanno storia ancora più lunga — i tunisini chiamano spesso gli italiani cugini mediterranei, un'espressione che racconta di prossimità geografica e affinità che vanno oltre i trattati di commercio.