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Inwit perde il primo scontro con Tim: il tribunale di Milano non blocca il recesso dal contratto delle torri

Inwit perde il primo scontro con Tim: il tribunale di Milano non blocca il recesso dal contratto delle torri

La Redazione ·16 luglio 2026 5:04

Il primo round della lunga battaglia giudiziaria tra Inwit e Tim è andato all'ex monopolista. Il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta con cui la towerco tentava di congelare in via cautelare il recesso di Tim dal Master Service Agreement, il contratto che regola da anni l'utilizzo delle torri. Non si tratta di una vittoria definitiva sul merito della questione, ma di un passaggio cruciale che sposta l'equilibrio della partita: il giudice non ha ravvisato il pericolo di un danno imminente e irreparabile, requisito indispensabile per fermare l'uscita di Tim, che richiederà comunque anni per essere completata.

La società guidata da Pietro Labriola incassa il risultato e sottolinea con orgoglio che il Tribunale ha escluso sia i motivi d'urgenza sia i presupposti per sostenere un abuso di dipendenza economica nei confronti di Inwit. In una nota ufficiale, Tim esprime «soddisfazione» e confida in una rapida chiusura della vicenda, rivendicando di avere agito «con correttezza e nel pieno rispetto degli accordi contrattuali». Tuttavia, la vittoria è solo tattica: la questione sostanziale della validità del recesso rimane impregiudicata e sarà affrontata in un giudizio di cognizione piena.

Da questo fronte, Inwit non arretra e rintuzza immediatamente l'affermazione di Tim secondo cui il Tribunale avrebbe «confermato la legittimità del recesso». La towerco, che vede nel suo azionariato il fondo Ardian (32%) e il gruppo VodafoneOak (39%), ribatte che tale affermazione è «non corretta». Il vero cuore dello scontro si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali: Tim sostiene che il contratto termini nel 2030 e ha notificato il recesso nei tempi previsti, mentre Inwit afferma che il riassetto azionario del 2022 abbia fatto scattare un rinnovo automatico fino al 2038, senza possibilità di uscita anticipata. Il Tribunale, precisa Inwit, «non si è pronunciato sulla corretta interpretazione delle clausole contrattuali oggetto di controversia né sulla durata del Msa».

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Dietro queste due letture incompatibili si muove una contesa molto più ampia: il tentativo delle telco di alleggerire contratti firmati in una stagione diversa e ritenuti ora insostenibili. La posta in gioco è altissima. Tim e Fastweb sono i due principali clienti di Inwit e insieme valgono quasi l'85% dei ricavi, che si aggirano attorno al miliardo di euro; il solo contratto con Tim pesa per circa il 40%. Resta pendente la decisione sulla richiesta cautelare contro Fastweb, ma il Tribunale ha già negato a Inwit lo scudo urgente che avrebbe congelato il recesso di Tim.

Il mercato, tuttavia, sembra aver già scontato lo scenario che ha preso corpo ieri. Il titolo di Inwit, guidato da Diego Galli, non ha pagato dazio alla notizia: dopo una iniziale forte frenata, la quotazione è risalita e ha chiuso a +2,56%. Secondo il sentiment di vari analisti, il titolo resta sottovalutato, a 6,6 euro, indicando che gli investitori considerano la battaglia legale come un rischio gestibile per il futuro della società delle torri.

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