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Intesa Sanpaolo-MPS: sinergie al 60% entro il 2028 e il nodo Generali resta finanziario
Foto: Anna Chamberlain / Pexels
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Intesa Sanpaolo-MPS: sinergie al 60% entro il 2028 e il nodo Generali resta finanziario

Intesa Sanpaolo punta a realizzare il 60% delle sinergie lorde dall'acquisizione di MPS entro il 2028, ribadendo la natura puramente finanziaria dell'investimento in Generali.

La Redazione ·11 settembre 2026 4:42 ·3 min di lettura

L'Assemblea Straordinaria degli Azionisti di Intesa Sanpaolo ha dato il via libera, con un'ampia maggioranza del 96,96% dei voti, all'aumento di capitale necessario per l'Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPA) volontaria su Monte dei Paschi di Siena (MPS). Un passaggio cruciale che apre la strada alla creazione di uno dei maggiori gruppi bancari europei e che porta con sé importanti obiettivi di integrazione, con la promessa di realizzare il 60% delle sinergie lorde entro il 2028. Contestualmente, la banca ha ribadito la sua posizione sulla partecipazione in Generali, definendola un investimento di natura puramente finanziaria, senza alcuna intenzione di assumerne il controllo.

L'operazione, annunciata l'8 giugno 2026, valuta le azioni MPS a 10,09 euro, con un premio del 12,5% rispetto al prezzo di chiusura precedente l'annuncio, e ha un valore complessivo di circa 30,6 miliardi di euro. L'obiettivo è acquisire almeno il 66,67% del capitale sociale di MPS, portando il nuovo gruppo a servire oltre 27 milioni di clienti e gestire circa 2 trilioni di euro di masse finanziarie entro il 2029.

Le sinergie lorde attese dall'integrazione ammontano a 2,9 miliardi di euro annui, con il raggiungimento completo previsto per il 2029. Questi benefici si divideranno quasi equamente tra maggiori ricavi e risparmi sui costi. Nello specifico, i risparmi sui costi sono stimati in 1,5 miliardi di euro ante imposte, di cui 600 milioni di euro derivanti da minori costi del personale e 900 milioni di euro da minori spese amministrative. Questo aspetto tocca direttamente la vita di migliaia di lavoratori e l'organizzazione territoriale delle banche.

Per quanto riguarda il personale, il piano prevede l'uscita volontaria di 6.800 dipendenti, una misura che sarà però compensata da un pari numero di nuove assunzioni. I risparmi deriveranno principalmente da retribuzioni inferiori per i nuovi assunti e dal fatto che 2.700 di essi saranno impiegati come “consulenti globali” anziché dipendenti a tempo pieno. A questi si aggiungono i costi netti una tantum di integrazione, stimati in 1,4 miliardi di euro, destinati a finanziare le uscite volontarie, integrare i sistemi IT, chiudere alcune filiali e riorganizzare 625 sportelli MPS. Un impatto significativo sul tessuto urbano e sull'accessibilità ai servizi bancari per i cittadini.

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Sul fronte finanziario, l'operazione dovrebbe tradursi in un aumento di circa l'8% degli utili e del dividendo per azione entro il 2029. Sono previste distribuzioni agli azionisti per circa 61 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, rispetto ai 50 miliardi di euro in uno scenario stand-alone, con un payout del 95%. Inoltre, sono attese distribuzioni straordinarie di cassa per 2,7 miliardi di euro nel biennio 2026-2027.

Un capitolo a parte merita la posizione di Intesa Sanpaolo su Generali. Nonostante l'acquisizione di MPS conferisca a Intesa circa il 13% di Generali (dato che MPS era il principale azionista), la banca ha ribadito con forza di non voler assumere il controllo della compagnia assicurativa. La partecipazione, inclusa la quota del 3,01% detenuta tramite derivati, è stata definita di natura puramente finanziaria. L'Amministratore Delegato Carlo Messina ha dichiarato che Intesa non intende interferire con la gestione di Generali, e che la sua presenza come azionista è vista come un contributo alla stabilità della base azionaria e all'indipendenza della compagnia. Questa posizione si inserisce in un contesto storico, richiamando una situazione simile avvenuta nel 2017, quando Intesa aveva valutato l'acquisto dell'intera Generali, e le normative italiane sulle partecipazioni incrociate congelano i diritti di voto in determinate circostanze. Intesa ha escluso accordi o allineamenti di interessi con altri azionisti come Unipol e BPER.

L'intera operazione si inserisce nel più ampio Piano di Impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo, presentato a febbraio 2026, che prevede un utile netto superiore a 11,5 miliardi di euro entro il 2029 e un ROE (Return on Equity) che sale al 22%. Il piano enfatizza la redditività sostenibile, la crescita scalabile e una riduzione strutturale dei costi, con circa 13.100 nuove assunzioni previste a supporto della crescita e del ricambio generazionale. Un'operazione che, al di là dei numeri finanziari, ridisegna il panorama bancario italiano con ricadute concrete sull'occupazione e sui servizi offerti ai cittadini.

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