Euro digitale, meno costi per i negozi: la proposta italiana che tutela i piccoli esercenti
La Banca Centrale Europea sta definendo il modello di remunerazione dell'euro digitale. L'Italia propone un'esenzione per i micropagamenti, per tutelare i piccoli commercianti.
L'introduzione dell'euro digitale, la valuta elettronica della Banca Centrale Europea, si avvicina e con essa il dibattito su come verranno gestite le commissioni per gli esercenti. Un nodo cruciale per commercianti e cittadini. In questo contesto, l'Italia ha avanzato una proposta significativa per tutelare i piccoli esercizi, che sembra aver trovato un riscontro positivo a livello europeo.
L'euro digitale non intende sostituire il contante, ma affiancarlo come forma elettronica di moneta pubblica. L'obiettivo della Banca Centrale Europea (BCE) è coniugare l'affidabilità della moneta di banca centrale con la comodità dei pagamenti digitali, offrendo un'opzione sicura e accettata in tutta l'area dell'euro e rafforzando la sovranità europea nel settore dei pagamenti, riducendo la dipendenza da operatori extraeuropei. Sarà gratuito per i cittadini, garantendo un elevato livello di privacy, soprattutto per i pagamenti offline, dove la riservatezza sarà paragonabile a quella del contante. Non sarà uno strumento di deposito di valore, né sarà remunerato.
Se per i cittadini l'utilizzo sarà senza costi, per gli esercenti l'accettazione dell'euro digitale comporterà una commissione al proprio prestatore di servizi di pagamento. È qui che si concentra il dibattito sul "compensation model". Attualmente, si confrontano due approcci per fissare un tetto massimo a queste commissioni. Il primo propone un limite uniforme a livello di mercato, calcolato come media ponderata delle commissioni di altri mezzi di pagamento digitali. Il secondo, invece, suggerisce un tetto specifico per ogni commerciante, basato sul prezzo più basso che il suo prestatore di servizi di pagamento gli applica per strumenti comparabili. La questione è rilevante, dato che i piccoli esercenti spesso pagano commissioni da tre a quattro volte superiori ai grandi operatori.
In questo scenario, la Banca d'Italia, in un recente paper di settembre 2026, ha espresso una chiara preferenza per un benchmark uniforme a livello di mercato, ritenendolo più semplice da verificare e più efficace nel rafforzare la posizione negoziale dei piccoli commercianti. La vera novità, che ha incontrato il favore della Banca Centrale Europea, è la proposta italiana di introdurre un'esenzione per le transazioni in euro digitale inferiori a 10 euro. Questa misura, che prevede un tetto alle commissioni di accettazione fino a 0,02 euro o addirittura un azzeramento netto per i micropagamenti, mira esplicitamente a tutelare i piccoli negozi e le microtransazioni, alleggerendo il carico economico su chi gestisce attività di prossimità. FIPE-Confcommercio ha già manifestato il suo apprezzamento per questa direzione.
L'euro digitale si presenta quindi come una soluzione paneuropea, capace di facilitare la commercializzazione di prodotti e servizi in tutta l'area dell'euro, come dichiarato dalla BCE. Tuttavia, le associazioni di categoria mantengono alta l'attenzione. Confesercenti, pur non esprimendosi contro lo strumento, sottolinea che il successo dipenderà molto dalle regole di costruzione, in particolare dai costi effettivi, dalla trasparenza delle commissioni e dalle condizioni di accesso per le imprese. L'obiettivo è garantire che il nuovo strumento non diventi un ulteriore onere, ma un reale vantaggio competitivo, soprattutto per le realtà più piccole.
Il percorso verso l'euro digitale è già in fase avanzata. Dopo i primi passi nel 2020 e una fase istruttoria conclusa nell'ottobre 2023, la BCE ha avviato la fase di preparazione e sperimentazione nel novembre 2023, proseguita con la fase successiva dal 1° novembre 2025, focalizzata sullo sviluppo tecnico e il supporto legislativo. Con il regolamento europeo atteso nel corso del 2026 e un progetto pilota che potrebbe iniziare a metà del 2027, l'Eurosistema mira a essere pronto per una possibile prima emissione dell'euro digitale entro il 2029. Questo, naturalmente, a condizione che il quadro normativo sia adottato. Per i cittadini e gli esercenti, significa prepararsi a un'ulteriore evoluzione nel modo di gestire i pagamenti quotidiani, con l'auspicio che le nuove regole portino benefici concreti e una maggiore equità.