Guerra in Iran e droni sull'Russia: Repsol e TotalEnergies volano con profitti record
Mentre lo Stretto di Hormuz si chiude progressivamente al traffico commerciale e i droni ucraini continuano a colpire le raffinerie russe, le grandi compagnie petrolifere europee archiviano il primo semestre 2026 con utili che non si vedevano da anni. Repsol e TotalEnergies hanno pubblicato i propri risultati nelle ultime settimane, e i numeri lasciano poco spazio all'interpretazione: la crisi energetica fa male ai consumatori e agli Stati, ma non alle major del settore.
Il meccanismo è, nella sua essenza, semplice. L'offerta globale di greggio e prodotti raffinati si è ridotta su due fronti simultanei: il conflitto scoppiato il 28 febbraio 2026 in Iran ha reso instabile il Golfo Persico e messo sotto pressione i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, il corridoio marino largo appena 33 chilometri da cui passa circa il 20% del commercio mondiale di petrolio via mare; nel frattempo, la campagna ucraina di attacchi con droni ha messo fuori uso o danneggiato almeno sedici delle principali raffinerie russe dall'agosto 2025 in poi. Con meno offerta disponibile, chi riesce a trasformare il grezzo in prodotti finiti — benzina, gasolio, cherosene — può farlo a margini molto più elevati.
Il risultato per i raffinatori europei è stato straordinario. L'indicatore del margine di raffinazione europeo di TotalEnergies è salito a 13,50 dollari al barile nel secondo trimestre 2026, rispetto ai 4,70 dollari dello stesso periodo del 2025: quasi triplicato in un anno. I margini sul gasolio, a luglio, hanno toccato un massimo di tre mesi, più del triplo della media di lungo periodo. Secondo le analisi di Transport & Environment, gli extraprofitti sui carburanti in Europa potrebbero raggiungere quasi 24 miliardi di euro nell'intero 2026.
I conti delle due major
Repsol, la compagnia spagnola, ha registrato un utile netto di 2,201 miliardi di euro nel primo semestre 2026, con un aumento del 265% rispetto ai 603 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. L'utile netto rettificato — quello che misura l'andamento effettivo dei singoli business, depurato da effetti contabili — ha raggiunto i 2,711 miliardi di euro, il doppio rispetto al primo semestre 2025. Nel solo secondo trimestre, l'utile rettificato della divisione industriale è balzato a 1,24 miliardi di euro, contro i 103 milioni di un anno fa. Il prezzo medio realizzato del greggio da Repsol nel secondo trimestre è cresciuto di quasi il 50% anno su anno, toccando una media di 98,5 dollari al barile. L'amministratore delegato Josu Jon Imaz, il 23 luglio 2026, ha dichiarato di aspettarsi che i margini di raffinazione rimarranno elevati non solo nel 2026, ma anche nel 2027, proprio per via delle tensioni geopolitiche in corso.
Anche TotalEnergies, colosso francese, ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un utile netto rettificato di 6,03 miliardi di dollari, in crescita del 68% anno su anno. Le vendite sono salite a 61,77 miliardi di dollari, con un utile attribuibile agli azionisti più che raddoppiato a 5,44 miliardi. Per il primo semestre, l'utile rettificato complessivo ha raggiunto 11,42 miliardi di dollari, in aumento del 47%. È degno di nota che la produzione fisica di idrocarburi di TotalEnergies sia invece calata del 4% nel trimestre, anche a causa delle difficoltà di esportazione attraverso lo Stretto di Hormuz e dei fermi in Qatar: senza queste interruzioni, la produzione sarebbe cresciuta di oltre il 4%. Guadagnare di più producendo meno è la fotografia esatta del momento che i mercati energetici stanno attraversando.
Il conto che paga chi fa il pieno
La controparte di questi profitti è nei prezzi alla pompa. A fine marzo 2026, il diesel aveva raggiunto 2,06 euro al litro e la benzina 1,89 euro al litro, con aumenti rispettivamente di 49 e 27 centesimi rispetto ai livelli precedenti al conflitto in Iran. In Italia, l'inflazione è balzata al 3,2% a maggio 2026, dal +1,0% di gennaio, con il rincaro dell'energia come principale motore. La BCE stima un picco medio del 3,0% per l'intera eurozona nel 2026, con un +3,4% nel quarto trimestre.
Lo scenario rischia di peggiorare ancora. Il 21 luglio, l'Iran ha dichiarato che non rilascerà permessi di transito nello Stretto di Hormuz finché gli Stati Uniti non cesseranno le azioni ostili contro Teheran. Il 24 luglio il traffico commerciale attraverso lo stretto era quasi del tutto bloccato. Goldman Sachs ha stimato, il 23 luglio 2026, che se le interruzioni si prolungassero il Brent potrebbe risalire fino a 120 dollari al barile entro fine anno.
In questo quadro è tornato, soprattutto in Francia, il dibattito su una supertassa sui profitti straordinari delle compagnie energetiche, già emerso nel 2022. Il nodo è lo stesso di allora: tassare gli extraprofitti potrebbe scoraggiare gli investimenti futuri, in un momento in cui l'Europa avrebbe invece bisogno di maggiore capacità di raffinazione per ridurre la dipendenza dalle forniture esterne. Un equilibrio difficile da trovare, con consumatori e aziende che guardano il costo dell'energia da sponde opposte.