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L'Europa del cielo si concentra: acquisizioni, fusioni e il futuro delle low cost
Foto: Wolfgang Weiser / Pexels
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L'Europa del cielo si concentra: acquisizioni, fusioni e il futuro delle low cost

Da easyJet a ITA Airways, il settore aereo europeo entra in una nuova stagione di fusioni e acquisizioni. Cosa cambia per chi vola.

La Redazione ·14 agosto 2026 7:07 ·4 min di lettura

Il tempo delle low cost che conquistavano il cielo europeo a colpi di tariffe straccia e rotte sempre più capillari sembra avviarsi verso una nuova fase. Quella che si apre oggi è un'era di concentrazione: i grandi gruppi inglobano i più piccoli, i fondi di private equity entrano nell'azionariato delle compagnie storiche, e le mappe delle alleanze si ridisegnano in modo profondo. Per chi viaggia in aereo — e gli italiani sono tra i passeggeri più attivi d'Europa — capire cosa sta succedendo può fare la differenza tra una tariffa conveniente e uno scalo soppresso.

L'evento più recente e simbolicamente più potente è l'acquisizione di easyJet, annunciata il 7 agosto 2026: la società di private equity statunitense Apollo Global Management ha formulato un'offerta da 6,6 miliardi di euro, accettata dal consiglio di amministrazione della compagnia britannica. L'operazione, se otterrà il via libera degli azionisti e delle autorità di regolamentazione, dovrebbe chiudersi entro marzo 2027. Apollo ha dichiarato di non avere intenzione di tagliare posti di lavoro nel primo anno e di sostenere la strategia già in atto. Tuttavia, c'è un nodo normativo non da poco: le regole del Regno Unito e dell'Unione Europea impongono che le compagnie aeree siano a maggioranza controllate da cittadini regionali. Apollo, fondo americano, dovrà quindi trovare un partner europeo per il controllo formale della società. Il fondatore Sir Stelios Haji-Ioannou, con la sua famiglia titolare di circa il 15% del capitale, ha fatto sapere che manterrà la propria quota.

Ma easyJet non è un caso isolato. Lufthansa Group è al lavoro per acquisire il controllo esclusivo di ITA Airways — la ex Alitalia rifondata dallo Stato italiano — esercitando un'opzione per comprare un ulteriore 49% a 325 milioni di euro, portando la propria partecipazione dal 41% al 90%. L'operazione, attesa per il primo trimestre 2027, deve ancora superare il vaglio della Commissione Europea e del Dipartimento di Giustizia americano. Sul fronte portoghese, Lufthansa e Air France-KLM si contendono TAP Air Portugal: il ministro Miguel Pinto Luz aveva annunciato che la scelta sarebbe avvenuta entro l'estate 2026. Nel frattempo, Air France-KLM ha già acquisito una quota di maggioranza in SAS nel 2025, Turkish Airlines ha preso una quota di minoranza in Air Europa, e Pegasus Airlines ha comprato Smartwings insieme alla sua controllata Czech Airlines.

Un mercato ancora più frammentato di quanto si pensi

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Per capire perché tutto questo accade adesso, vale la pena guardare ai numeri di fondo. Il mercato aereo europeo resta molto più disperso di quello nordamericano: nell'estate 2018 — ultimo dato disponibile di riferimento — i sette principali gruppi europei controllavano il 55% dei posti, contro l'82% dei primi sette operatori in Nord America. Questa frammentazione ha retto finché i costi erano gestibili e la domanda cresceva. Poi è arrivata la pandemia: nel 2020 la domanda globale è crollata del 66%, la capacità del 57%, e l'industria ha accusato una perdita aggregata di 105 miliardi di dollari in termini di risultato operativo. La ripresa c'è stata, ma le cicatrici strutturali sono rimaste.

Oggi i fattori di pressione sono diversi ma altrettanto pesanti. Il costo del carburante rimane elevato e volatile. L'inflazione — stimata al 4,4% su scala globale — ha fatto salire il costo del lavoro e dei servizi aeroportuali. I tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve americana sono stati posticipati almeno a metà 2027, il che rende più oneroso il finanziamento per gli operatori regionali. E poi c'è la pressione normativa europea: aggiornamenti alla compensazione dei passeggeri prevista dal regolamento EU261, aumento dei costi del sistema ETS per le emissioni, e una frammentazione del controllo del traffico aereo che genera inefficienze e costi aggiuntivi.

Non è un caso che i CEO dei cinque principali gruppi europei — Air France-KLM, Lufthansa Group, IAG, Ryanair ed easyJet — abbiano firmato il 19 marzo 2026 una dichiarazione congiunta per avvertire la Commissione Europea: «Le compagnie aeree e i passeggeri dell'UE non possono continuare ad assorbire oneri normativi e di costo sempre crescenti». Il messaggio è chiaro: il ritmo attuale della regolamentazione rischia di mettere i vettori europei in svantaggio competitivo rispetto ai concorrenti di fuori dall'Unione.

Il consolidamento del settore ha radici storiche: tutto iniziò con la fusione tra Air France e KLM nel 2004, poi Lufthansa acquisì SWISS e Austrian, e nel 2011 nacque IAG dall'unione di British Airways e Iberia. Da allora il processo era rallentato, con operazioni più piccole e meno vistose. Oggi sembra riprendere quota, spinto non dall'espansione ma dalla necessità di resistere a un ambiente sempre più costoso e regolamentato. Per i passeggeri questo può significare meno alternative sulle rotte secondarie, ma anche vettori più solidi e meno esposti al rischio di fallimento improvviso. Un'arma a doppio taglio, come spesso accade quando i mercati si concentrano.

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