pagoPA vale fino a 469 milioni in più per i Comuni: lo dice uno studio con la Ragioneria dello Stato
Uno studio econometrico firmato da PagoPA e MEF stima che la piattaforma di pagamento digitale abbia generato tra 243 e 469 milioni di euro aggiuntivi per i Comuni italiani nel quadriennio 2021-2024.
Pagare la TARI online, saldare una multa dal telefono, versare la quota della mensa scolastica senza code allo sportello: sono gesti ormai quotidiani per milioni di italiani. Ma dietro la comodità percepita dal cittadino c'è un effetto che fino ad oggi non era stato misurato con rigore scientifico — e che ora ha un nome e una cifra. Uno studio econometrico condotto da PagoPA S.p.A. in collaborazione con la Ragioneria Generale dello Stato ha stimato che l'adozione della piattaforma nazionale di pagamento digitale ha generato risorse aggiuntive per i Comuni italiani comprese tra 243 e 469 milioni di euro nel quadriennio 2021-2024.
La ricerca — intitolata «Effetti dell'adozione dei servizi pagoPA sulla capacità di riscossione dei Comuni» — è stata realizzata da un gruppo multidisciplinare promosso dall'Unità di Missione Next Generation EU e dall'Ispettorato Generale per la Finanza delle Pubbliche Amministrazioni (IGEPA) del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il punto metodologico che rende i risultati particolarmente robusti è la scelta di misurare l'impatto causale della piattaforma, ossia isolare l'effetto specifico di pagoPA dai trend macroeconomici generali che hanno caratterizzato quegli anni. Non si tratta, insomma, di una semplice correlazione tra digitalizzazione e maggiori incassi, ma di un nesso diretto, documentato con strumenti econometrici.
Riccardo Fusari, Responsabile Area Strategic Coordination & Data di PagoPA, ha sintetizzato così il significato pratico dei dati: «La transizione tecnologica non è solo sostenibile per i Comuni, ma sblocca risorse reali che prima non sarebbero state incassate senza pagoPA, convertendole in liquidità per finanziare i servizi ai cittadini». In altre parole, una parte di quei miliardi non sarebbe finita nelle casse comunali attraverso i canali tradizionali: il digitale ha recuperato riscossioni che altrimenti sarebbero rimaste sospese come residui attivi, quella massa di crediti formalmente vantati dagli enti locali ma di fatto difficili da esigere.
Gli ambiti dove l'incremento di incasso è risultato più significativo sono tre: la TARI (la tassa sui rifiuti), le sanzioni stradali e le mense scolastiche. Sono voci che toccano quasi ogni famiglia italiana, e che tradizionalmente hanno sofferto di tassi di evasione o di ritardo nel pagamento elevati. La possibilità di ricevere un avviso digitale e pagare con pochi clic — senza doversi recare in banca o in tabaccheria — sembra aver ridotto sensibilmente la frizione che scoraggiava o posticipava il versamento.
La scala dell'adozione spiega almeno in parte la portata dell'effetto. Agli avvisi pubblici per la digitalizzazione hanno risposto oltre 6.400 Comuni con altrettante domande di partecipazione; di questi, 6.123 hanno ottenuto il finanziamento, pari a più del 77% degli enti locali italiani. In media, ciascun Comune ha integrato sulla piattaforma oltre 35 servizi di incasso distinti. A fine 2025 il totale delle operazioni effettuate tramite pagoPA aveva superato i 448,6 milioni, per un controvalore economico di oltre 100,5 miliardi di euro: numeri che testimoniano come la piattaforma abbia smesso di essere uno strumento di nicchia per diventare infrastruttura di massa.
Oltre all'aspetto delle entrate, lo studio evidenzia un secondo beneficio strutturale: la riduzione delle inefficienze di cassa. Gestire gli incassi in modo centralizzato, con sistemi automatici di rendicontazione e riconciliazione, alleggerisce il lavoro degli uffici finanziari comunali e limita l'accumulo di residui attivi — quella voce di bilancio che gonfia i conti sulla carta ma non produce liquidità reale. Per gli enti locali, spesso stretti tra vincoli di spesa e necessità di garantire servizi, disporre di cassa in tempi più rapidi può fare la differenza tra un cantiere rimandato e uno avviato.
La collaborazione tra PagoPA e la Ragioneria Generale dello Stato viene presentata dai promotori come un modello di policy making basato su evidenze empiriche: misurare prima di decidere, verificare gli effetti delle riforme invece di darne per scontati i benefici. Un approccio che, se esteso ad altri ambiti della digitalizzazione pubblica, potrebbe offrire dati più solidi su cui costruire scelte di investimento — e su cui valutare, in modo trasparente, dove i fondi del PNRR hanno prodotto risultati concreti e dove invece restano ancora aperti i margini di miglioramento.