Eni brinda alla crisi: boom in borsa e dividendi record per gli azionisti
La guerra in Iran ha innescato una delle crisi energetiche più severe degli ultimi anni, con prezzi del petrolio schizzati oltre i 90 dollari al barile. Eppure, in mezzo al caos, c'è chi trae vantaggio. L'italiana Eni, gigante dell'energia, festeggia: proprio dopo aver siglato contratti in Venezuela, Indonesia e Libia, ha svelato un piano strategico per il prossimo quinquennio, che prevede investimenti annui da 5 miliardi di euro. Per il 2026, il dividendo salirà a 1,10 euro, con un incremento del 5%, affiancato da un programma di riacquisto azioni da 1,5 miliardi. E se i prezzi del greggio resteranno alti, ogni flusso di cassa extra diventerà un dividendo straordinario, distribuendo il 100% dei profitti aggiuntivi.
Le azioni di Eni hanno guadagnato il 26% in un mese, spinte prima dall'intervento militare americano in Venezuela e poi dal surge del petrolio causato dall'aggressione iraniana. L'amministratore delegato Claudio Descalzi ha presentato il piano alla comunità finanziaria, vantando il «migliore portafoglio di progetti Exploration & Production (E&P) nella storia della società». Questo garantisce una crescita della produzione del 3-4% annuo fino al 2030. «Non siamo mai stati così forti», ha dichiarato Descalzi, sottolineando la coerenza in un mercato incerto e volatile. Con costi sotto controllo e investimenti ridotti, Eni prevede un flusso di cassa operativo di 71 miliardi nel periodo, con un tasso di crescita per azione del 14% fino al 2030. L'indebitamento resterà basso, tra il 10 e il 15%.
Il cuore del piano pulsa nel potenziamento della remunerazione agli azionisti. Oltre al dividendo ordinario e al buyback, un meccanismo lega i profitti ai prezzi del mercato: per greggio sopra i 90 dollari, o gas e raffinazione in boom del 50%, l'intero cash flow addizionale finirà in dividendi straordinari, pagati nell'ultimo trimestre. «Un segnale chiaro della nostra coerenza», ha aggiunto Descalzi. Queste mosse hanno già generato performance eccezionali nel 2025, grazie a operazioni come la joint venture Searah con Petronas in Malesia e Indonesia, e l'accordo in Venezuela per giacimenti di gas, con opportunità di esportazione. «In Venezuela ci sono grandi chance nel gas», ha confermato Guido Brusco, Chief Operating Officer Global Natural Resources.
Parallelamente, le società satelliti brillano: Plenitude, prossima alla deconsolidazione con l'ingresso di Ares Management, punta a 15 gigawatt di rinnovabili entro il 2030; Enilive triplicherà l'Ebitda. Descalzi ha sminuito i rischi della guerra in Medio Oriente: l'esposizione allo Stretto di Hormuz è marginale, solo il 2-3% della produzione, con più progetti in sviluppo che operativi. Il titolo è decollato del 2,5% in borsa. Mentre gli italiani lottano con bollette e carburante alle stelle, e il governo cerca rimedi, Eni – di proprietà statale – distribuisce utili record ai suoi azionisti, trasformando la crisi in trionfo.