Energia da record a Piazza Affari: il comparto vale 250 miliardi e guida la Borsa
Il rincaro delle commodity, la crescente pressione sulla sicurezza energetica, l'elettrificazione legata all'AI e alla transizione verde, i ricchi dividendi e le operazioni straordinarie hanno creato un mix di fattori ineguagliabile. È proprio questo combinazione che ha portato il comparto dell'energia a Piazza Affari ai massimi storici nel primo semestre, con una capitalizzazione complessiva di 250 miliardi di euro. Un risultato che ha resistito nonostante le prospettive di una stretta monetaria da parte delle banche centrali, che poi effettivamente si è avviata, senza inficiare il rally.
Allo scorso primo luglio, le 18 società quotate del settore energetico pesavano su tutto il listino di Milano per il 21,6%, contro il 20,9% di inizio anno. Una progressione frutto di un rally del 13,7% nel 2026, superiore al +10% registrato dalla Borsa italiana nel suo complesso. Questo aumento ha incrementato di 30 miliardi il peso di un settore ormai sempre più strategico, in Italia e nel mondo, anche alla luce dei continui choc geopolitici, dalla guerra in Ucraina al conflitto tra USA e Iran con il blocco dello Stretto di Hormuz.
In termini assoluti, il peso maggiore lo hanno le grandi partecipate dallo Stato, a partire da Enel e Eni, che con 101 e 62 miliardi pesano rispettivamente per l'8,8% e il 5,3% di tutta Piazza Affari. Snam completa il podio, ma con un significativo distacco, a 20,9 miliardi (1,8%). È evidente come tutte e tre siano da considerarsi, per diverse ragioni, società cruciali per la sicurezza energetica italiana, ma anche target d'investimento appetibili sia per gli istituzionali e i grandi fondi, sia per i cassettisti, grazie alla disciplina finanziaria e alle ricche politiche di dividendi.
Tra le performance più brillanti, si ritrovano Eni (+22%), Enel (+12,5%) e Terna (+12,2%), favorita dal trend dell'elettrificazione. Ma spicca soprattutto Saipem, con un balzo dell'80%. Oltre al rally del greggio, che ha evidentemente favorito anche Eni e tutto il comparto petrolifero, gioca un ruolo cruciale l'aggregazione, ormai in dirittura d'arrivo, con Subsea 7, che ha superato gli ostacoli Antitrust più probanti, in particolare quello brasiliano.
Più in generale, il comparto energia e utility oggi è mosso da tre fattori principali. Il primo è quello della sicurezza energetica, che ha inciso su rating e metriche di valutazione. Il secondo riguarda l'intelligenza artificiale e i data center, che riguardano principalmente chi gestisce le reti e chi produce elettricità: la domanda aumenta e gli investimenti pure, e i multipli di mercato per il settore utility finiscono inevitabilmente per lievitare. Infine c'è il tema della transizione energetica, che tuttavia ha conseguenze contrastanti, perché il nuovo market design e la sovrabbondanza di rinnovabili in determinate ore della giornata genera criticità da non sottovalutare per gli operatori che non hanno un parco clienti sostanzioso. Ecco perché il secondo semestre, se l'instabilità geopolitica in Medio Oriente verrà risolta, potrebbe vedere una nuova ripresa delle operazioni straordinarie sugli operatori "pure green", queste sì con potenziali effetti positivi sulle quotazioni.