EasyJet, utile trimestrale crolla del 70%: carburante e Medio Oriente affossano i conti
Ottantacinque milioni di sterline di utile ante imposte adjusted, contro i 286 dello stesso trimestre dell'anno precedente. Il terzo quarto dell'esercizio fiscale 2026 di easyJet — chiusosi il 30 giugno scorso — racconta in cifre l'effetto combinato di due variabili che si sono inseguite e amplificate: il rincaro del carburante e le onde lunghe del conflitto in Medio Oriente. Un calo del 70% che non è frutto di una gestione improvvida, ma di uno scenario geopolitico ed energetico che l'azienda si è trovata ad attraversare senza poter correggere la rotta in tempo.
Il nodo più pesante è quello del carburante: i costi su questa voce sono cresciuti di 105 milioni di sterline su base annua, con un costo per chilometro di posto disponibile salito del 13%. Ad aprile i prezzi del greggio da aviazione avevano toccato un picco intorno ai 1.800 dollari per tonnellata metrica, un livello che ha eroso i margini anche laddove i ricavi tenevano. E i ricavi, in effetti, hanno tenuto abbastanza: il fatturato del gruppo è cresciuto del 2% rispetto all'anno prima, arrivando a circa 2,98 miliardi di sterline. Il problema non era il volume, ma il costo per generarlo.
L'altro fattore, meno quantificabile ma altrettanto reale, è il cambiamento nel comportamento dei viaggiatori innescato dalle tensioni mediorientali. Le prenotazioni anticipate si sono indebolite — un fenomeno che chi lavora nel settore conosce bene: l'incertezza geopolitica non blocca necessariamente il desiderio di viaggiare, ma spinge a rimandare la decisione d'acquisto. EasyJet ha registrato, in compenso, una domanda robusta per le prenotazioni last-minute, quelle effettuate nello stesso mese della partenza. Non è bastato a colmare il vuoto, ma ha attenuato il danno. Il coefficiente di riempimento si è attestato all'88,9%, un punto percentuale sotto l'anno scorso; il ricavo per chilometro di posto disponibile è sceso del 3%.
In questo quadro, la divisione easyJet holidays si è rivelata l'ancora di tenuta: ha generato 84 milioni di sterline di utile ante imposte, quasi invariati rispetto agli 86 milioni dello stesso periodo 2025, e ha aumentato dell'8% il numero di clienti serviti. Un segnale che il pacchetto vacanza — volo più alloggio — offre una certa protezione dai capricci della domanda spot, grazie alla programmazione anticipata che le famiglie tendono a mantenere anche in periodi di incertezza.
L'amministratore delegato Kenton Jarvis ha scelto parole equilibrate: la compagnia ha «continuato a gestire l'impatto del conflitto e i suoi effetti sui prezzi del carburante e sulle tendenze di prenotazione», sottolineando come i prezzi «attraenti» abbiano comunque stimolato la domanda dell'ultimo minuto. Per il quarto trimestre le prenotazioni segnalano rendimenti dei biglietti sostanzialmente stabili, con un load factor inferiore di due punti percentuali rispetto all'anno scorso. Le prime prenotazioni anticipate per il primo trimestre del 2027 mostrano invece rendimenti «incoraggianti», in crescita di una percentuale a una cifra media. La direzione resta ottimista sull'estate, ma il risultato finale dell'esercizio 2026 dipenderà dall'andamento delle prenotazioni residue e, soprattutto, dalla volatilità ancora alta dei prezzi del carburante.
Mentre i conti del trimestre occupano la scena, sullo sfondo si muove una partita più grande. EasyJet è al centro di una potenziale guerra di offerte tra due società di private equity statunitensi, Apollo e Castlelake. Il consiglio di amministrazione ha già accettato in linea di principio un'offerta di 7,15 sterline per azione da parte di Apollo, che valuta la compagnia 5,7 miliardi di sterline; Apollo ha tempo fino al 7 agosto per presentare un'offerta vincolante. La vicenda, però, si intreccia con le regole europee sulla proprietà dei vettori aerei: l'Unione Europea starebbe preparando una revisione delle norme per impedire agli investitori stranieri di ottenere il controllo effettivo delle compagnie, dato che la normativa vigente impone una proprietà locale del 51%. Un eventuale cambio di assetti potrebbe dunque complicarsi sul piano regolatorio.
Sul fronte interno, il rapporto ha annunciato anche un avvicendamento nel management operativo: il Chief Operating Officer David Morgan lascerà il ruolo per tornare a volare come pilota easyJet. Al suo posto arriverà Sophie Dekkers, attuale Chief Commercial Officer, mentre Daniel Skjeldam — proveniente da Norwegian — assumerà il ruolo di CCO a partire dal 1° settembre. Per i passeggeri che prenotano un volo low-cost questi movimenti restano lontani dalla quotidianità; ma in un momento in cui la compagnia deve navigare tra costi energetici instabili e possibili cambi di proprietà, la stabilità della guida operativa non è un dettaglio trascurabile.