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Crisi in Russia e Iran, i raffinatori europei volano con i margini

Crisi in Russia e Iran, i raffinatori europei volano con i margini

La Redazione ·24 luglio 2026 8:33

Le tensioni geopolitiche tra Medio Oriente e Russia stanno ridisegnando l’equilibrio del mercato energetico europeo. Tra interruzioni intermittenti nello Stretto di Hormuz e attacchi alle raffinerie russe, l’offerta resta compressa, i prezzi del greggio si muovono in modo nervoso e i margini della raffinazione si allargano, trasformando l’incertezza in un vantaggio per i grandi gruppi petroliferi del continente. Repsol e TotalEnergies sono le società che più chiaramente stanno capitalizzando questa fase, con risultati trimestrali in forte crescita e titoli in rialzo in Borsa.

Per la spagnola Repsol, il semestre si è chiuso con un utile netto di 2,2 miliardi di euro, più che triplicato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche l’utile netto rettificato ha mostrato un balzo deciso, arrivando a 2,71 miliardi di euro nei primi sei mesi dell’anno, mentre nel solo secondo trimestre è salito a 1,84 miliardi. Dietro questi numeri c’è una combinazione molto chiara: elevata volatilità, offerta limitata e una raffinazione che continua a generare cassa. Il mercato ha reagito con acquisti, premiando il titolo a Madrid con un progresso del 3,8%.

Il messaggio più importante, però, non riguarda solo il trimestre appena chiuso. Repsol vede margini robusti anche nel futuro prossimo e ritiene che le condizioni favorevoli possano durare ben oltre l’anno in corso. L’amministratore delegato Josu Jon Imaz ha indicato nella crisi nel Golfo e nei fermi impianto delle raffinerie russe due fattori destinati a sostenere ancora a lungo la redditività del settore europeo dei distillati medi. Secondo la società, le interruzioni in Russia hanno coinvolto una quota molto rilevante della capacità di raffinazione del Paese, con effetti che si propagano lungo tutta la filiera. A rafforzare questa lettura concorrono anche una domanda globale di carburanti ancora solida, consumi sostenuti nella Penisola Iberica, scorte basse nei mercati chiave e la necessità di manutenzioni negli impianti.

In questo contesto, Repsol rivendica anche una posizione di relativa sicurezza operativa. Se la crisi di Hormuz dovesse aggravarsi, il gruppo sostiene di disporre di greggio, stoccaggi e capacità produttiva sufficienti per coprire l’intero fabbisogno di cherosene della Spagna. Non solo: la società afferma di poter persino disporre di un surplus produttivo da destinare ad altri clienti, qualora alcuni fornitori europei rimanessero a corto di carburante per aerei. È un dettaglio che dice molto sulla solidità della sua catena di approvvigionamento e sulla capacità di trasformare una fase di tensione in un’occasione industriale.

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La strategia finanziaria segue la stessa logica. Repsol ha confermato l’intenzione di lanciare a ottobre un terzo programma di riacquisto di azioni proprie e di mantenere la remunerazione complessiva agli azionisti entro il range obiettivo del 30%-40% del flusso di cassa operativo. Intanto guarda già alla crescita produttiva: entro la fine del 2026 punta a circa 600mila barili di petrolio equivalente al giorno, sostenuta dall’avvio del progetto Pikka in Alaska, dai miglioramenti in Venezuela, dalla crescita nel Marcellus Shale e dall’aumento della produzione nei giacimenti di Leon-Castile.

Anche TotalEnergies ha beneficiato dello stesso scenario, con un secondo trimestre molto forte e un utile netto rettificato di 6 miliardi di dollari, in aumento del 67% e in linea con le attese. Per il gruppo francese si tratta del miglior risultato trimestrale degli ultimi tre anni, sostenuto soprattutto dall’attività di raffinazione e trading petrolifero. La Borsa ha accolto positivamente i conti, con il titolo in progresso a Parigi e il gruppo che ha continuato a macinare performance dall’inizio dell’anno.

Qui il punto non è solo la dimensione dei profitti, ma la qualità del contesto che li genera. Quando i flussi di petrolio diventano più incerti, quando il commercio internazionale si irrigidisce e quando la raffinazione torna a essere il cuore del business, i grandi operatori integrati come TotalEnergies e Repsol vedono aumentare il valore della loro presenza lungo tutta la catena del petrolio. E per ora, almeno, il mercato sembra premiare proprio questa capacità di resistere al caos e trasformarlo in rendimento.

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