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Economia
Cooperazione italiana tra conflitti e migrazioni: il ruolo strategico del Ciheam Bari

Cooperazione italiana tra conflitti e migrazioni: il ruolo strategico del Ciheam Bari

La Redazione ·19 luglio 2026 10:58

Si è chiusa al Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei di Bari la XXII edizione della Settimana della Cooperazione Internazionale, un appuntamento semestrale che raduna i coordinatori dei progetti finanziati dall'Italia per valutare i risultati e definire le priorità future. L'evento si è svolto in un contesto particolarmente delicato, come ha sottolineato il direttore Biagio Di Terlizzi: l'ultimo anno ha riportato la cooperazione al centro del dibattito pubblico con un'intensità senza precedenti, in un quadro globale dominato da conflitti multipli, spinte nazionalistiche e migrazioni forzate.

Il Ciheam Bari, sede italiana di un organismo intergovernativo che riunisce tredici Paesi mediterranei, è oggi coinvolto in circa cinquanta progetti transnazionali. La sua filosofia non mira a creare dipendenza, ma a accendere la scintilla per un percorso autonomo di sviluppo, rovesciando la logica gerarchica dell'aiuto verticale in favore di una metodologia partecipativa fondata su relazioni paritarie tra saperi complementari. Un esempio concreto di questo approccio è la Palestina, dove l'istituto ha accompagnato la nascita di reti di cooperative agricole lavorando a contatto con le comunità, studiando le colture locali e investendo sui prodotti del territorio.

"La conoscenza condivisa costruisce reti al posto dei muri, sostituisce volti a categorie, genera capacità", ha dichiarato Di Terlizzi, aggiungendo che questo percorso apre a un orizzonte diverso da un destino consegnato alla milizia o alla disperazione. Non è un caso, ha ricordato il direttore, che nell'acronimo dell'istituto compaia la parola agronomici: la conoscenza della terra, come il pane, è una risorsa che si moltiplica solo se condivisa. "Pane e Pace" è un binomio antico: dopo la Seconda guerra mondiale, istituzioni scientifiche di paesi che avevano combattuto su fronti opposti si ritrovarono per scrivere, con il linguaggio della scienza, una pagina di riconciliazione.

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