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Chevron torna in Libia dopo 16 anni: accordo firmato sul Bacino di Sirte
Foto: WANG Jared / Pexels
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Chevron torna in Libia dopo 16 anni: accordo firmato sul Bacino di Sirte

La major americana e la NOC hanno siglato un contratto di produzione sull'Area 106: 7.437 km² e 100 milioni di barili stimati nel cuore della Libia.

La Redazione ·29 agosto 2026 13:06 ·3 min di lettura

Sedici anni di assenza, poi il ritorno. Tra il 24 e il 25 agosto 2026, la National Oil Corporation libica (NOC) e la major energetica statunitense Chevron hanno firmato un accordo di produzione e condivisione che assegna formalmente alla compagnia americana l'Area Contrattuale 106, nel Bacino di Sirte. Si tratta della regione più produttiva della Libia: un territorio di 7.437 chilometri quadrati con riserve stimate di circa 100 milioni di barili di petrolio equivalente.

L'intesa non è arrivata all'improvviso. Già tra gennaio e marzo 2026 erano stati firmati due distinti memorandum d'intesa: il primo per valutare il potenziale di sviluppo onshore, il secondo per uno studio tecnico su un blocco offshore. L'11 febbraio 2026, nel mezzo di quel percorso preparatorio, Chevron si era poi aggiudicata formalmente il blocco nell'ambito del bando di gara libico del 2025, il primo round di licenze per esplorazione di petrolio e gas nel Paese da quasi vent'anni — il precedente risaliva al 2007. La firma del contratto vero e proprio, dunque, è il punto d'arrivo di un percorso avviato con attenzione e gradualità.

Chevron aveva lasciato la Libia nel 2010 dopo un ciclo di esplorazione senza risultati significativi, ma il legame con il Paese è più antico: sotto il nome ChevronTexaco, la compagnia era stata tra i maggiori operatori libici nei primi anni Settanta, e aveva già tentato un rientro nel 2005, vincendo un blocco onshore. Stavolta il contesto è diverso. «La Libia dispone di significative riserve petrolifere comprovate e di una lunga storia di produzione delle sue risorse», ha dichiarato Kevin McLachlan, Vice Presidente dell'Esplorazione di Chevron, esprimendo entusiasmo per il reingresso nel mercato libico.

Dall'altra parte del tavolo, il Presidente della NOC Mesud Suleiman ha letto l'accordo come un segnale politico oltre che economico: «È un messaggio di fiducia nell'ambiente di investimento della Libia e una prova del ritorno delle grandi aziende per esplorare e operare in opportunità promettenti nel nostro Paese». Parole che riflettono un cambio di atmosfera reale: dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, il settore petrolifero libico è stato attraversato da instabilità politica cronica, con produzioni altalenanti e investitori stranieri in fuga. Il miglioramento delle condizioni di sicurezza degli ultimi anni ha cambiato i calcoli.

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I numeri danno sostanza all'ottimismo. La produzione petrolifera libica ha raggiunto nel 2026 i massimi degli ultimi dodici anni: a giugno, la produzione combinata di greggio e condensato ha toccato quota 1.487.723 barili al giorno. L'obiettivo dichiarato dalla NOC è ambizioso: arrivare a 2 milioni di barili al giorno entro il 2028. Un traguardo che richiederebbe investimenti sostenuti e una continuità politica ancora tutta da consolidare.

Chevron non è sola. Il bando del 2025 ha attirato un insieme di compagnie internazionali che racconta l'ampiezza del rinnovato interesse: Eni, QatarEnergy, Repsol, l'ungherese MOL e la nigeriana Aiteo hanno ottenuto blocchi di esplorazione. Shell, BP ed ExxonMobil stanno compiendo passi analoghi per rientrare nel mercato. Sul fronte statunitense, anche ConocoPhillips, Halliburton e SLB stanno aumentando la propria presenza nel settore energetico libico. Secondo l'esperto economico Abdelmonsef Al-Shalawi, l'ingresso di Chevron potrebbe funzionare da catalizzatore, incoraggiando altre aziende internazionali a rivalutare le opportunità di investimento.

La posta in gioco è alta: la Libia detiene le più grandi riserve petrolifere comprovate dell'Africa, stimate in 48 miliardi di barili. Una ricchezza che per anni è rimasta in gran parte inaccessibile per gli investitori stranieri, frenata da un clima di instabilità che ora, almeno parzialmente, sembra allentarsi. Se i segnali attuali reggeranno alla prova del tempo è ancora da vedere. Ma la firma di Chevron sul Bacino di Sirte è, per ora, il segnale più concreto che qualcosa sta cambiando.

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