Chevron ha avviato la perforazione di un nuovo pozzo di gas naturale nel giacimento di Narges, nel Mediterraneo egiziano, segnando un passaggio concreto nella sua strategia di espansione produttiva. L’obiettivo è chiaro: aumentare l’output locale in Egitto e spingere, nei prossimi cinque anni, la capacità operativa regionale del gruppo fino al 50%. Un progetto industriale, ma anche politico, perché si inserisce in una fase in cui Il Cairo cerca di rafforzare la propria sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni.
L’avvio delle operazioni è stato ispezionato dal ministro egiziano del Petrolio, Karim Badawi, a bordo della nave di perforazione Stena Forth, arrivata di recente nel Paese proprio per iniziare i lavori. La scelta di Narges non è casuale: il giacimento rientra tra le aree su cui il governo punta per accelerare lo sfruttamento dei campi di gas ancora non sviluppati. Per l’Egitto, mettere in produzione risorse già individuate significa aumentare le forniture interne, contenere la pressione sulle importazioni e valorizzare più rapidamente il potenziale del Mediterraneo orientale.
Dietro il nuovo pozzo c’è una rete di alleanze industriali che riflette la natura sempre più internazionale del settore energetico egiziano. Chevron opera nel giacimento insieme a Eni, alla statunitense Mubadala e alla società egiziana Tharwa Petroleum Company, in un quadro di cooperazione che il ministro ha pubblicamente valorizzato. Badawi ha elogiato il contributo dei partner, sottolineando la collaborazione con la Egyptian Natural Gas Holding Company (Egas) per superare gli ostacoli tecnici e velocizzare i piani di perforazione. In questa fase, la parola d’ordine è accelerare: trasformare riserve potenziali in produzione reale, e farlo senza perdere tempo.
Per Chevron, però, Narges non è soltanto un capitolo egiziano. È anche parte di una strategia più ampia, pensata per rafforzare la redditività e la generazione di cassa attraverso una maggiore capacità produttiva nella regione. L’espansione nel Mediterraneo si muove dunque su due livelli: da un lato risponde alle esigenze immediate del mercato locale, dall’altro sostiene il posizionamento del gruppo in un’area dove gas e geopolitica continuano a intrecciarsi con forza. Più produzione, più controllo operativo, più margine di manovra: è questa la logica che guida il nuovo investimento.







