Borse in tensione per lo stretto di Hormuz: Brent oltre i 100 dollari
Le borse europee navigano in acque turbolente, sospinte da una rinnovata volatilità che spegne i deboli tentativi di rimbalzo. Al centro della scena, la risalita dei prezzi del petrolio e del gas, innescata dal passaggio di una petroliera indiana attraverso lo stretto di Hormuz, stretto passaggio strategico che tiene il mondo con il fiato sospeso. Francia e Italia hanno avviato colloqui preliminari con l'Iran, nella speranza di garantire rotte sicure per le navi europee e riavviare le forniture energetiche dal Golfo. Ma le discussioni sono fragili, prive di certezze.
Il Brent si arrampica di nuovo oltre la soglia dei 100 dollari al barile, con il Wti che si attesta intorno ai 95. Il gas, non da meno, sfiora i 50 euro al megawattora. A Milano, il FTSE MIB dopo un'illusoria impennata dell'1% perde slancio e viaggia in territorio negativo, eco di un copione simile per il CAC 40 di Parigi e il DAX 30 di Francoforte.
Non mancano le ombre dall'altra sponda dell'Atlantico. L'annuncio del segretario al Tesoro statunitense di un'autorizzazione temporanea per l'acquisto di petrolio russo bloccato in mare solleva perplessità in Europa: il cancelliere tedesco lo definisce un errore, un regalo al Cremlino che gonfia le sue casse grazie al caos in Iran. Lo spread italiano supera gli 80 punti, in attesa del verdetto di Fitch sul debito pubblico.
Wall Street parte forte ma inciampa su dati macro deludenti. Il Pil Usa del quarto trimestre 2025 cresce solo dello 0,7%, ben sotto le attese dell'1,5%, appesantito dallo shutdown governativo di ottobre-novembre. L'inflazione PCE, misura cara alla Fed, sale dello 0,3% mensile a gennaio, in linea con le previsioni, e del 2,8% annuo; la core resta al 3,1%. Sul listino, Adobe crolla dopo il declassamento di Barclays e le dimissioni future del Ceo, mentre Ulta Beauty affonda come peggior titolo dell'S&P 500 su risultati misti.
In Europa, la produzione industriale di gennaio cala dell'1,5% mensile e dell'1,2% annuo, con l'Italia che perde lo 0,6% sia su dicembre sia su gennaio 2025. Sale la febbre per i rating: Fitch valuta Italia e Spagna, Moody's Germania e Grecia, S&P si esprime sulla Spagna.
A Piazza Affari, però, brillano alcuni fari. Eni, Enel e Saipem cavalcano l'onda del greggio, con gli analisti che rivedono al rialzo le stime sul prezzo del petrolio. Inwit tiene il passo. Leonardo, galvanizzato dal piano industriale e dai conti 2025, spinge per nuovi guadagni. Acquisti su Prysmian, mentre Telecom Italia arranca; le banche rimbalzano, con Mediobanca e Mps che azzerano le perdite. In questo mosaico di tensioni e opportunità, il biglietto verde si rafforza, con l'euro-dollaro sotto 1,15.