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Villa Celimontana, mosaici romani del II secolo riemersi dal parco del Celio grazie al PNRR
Foto: Rumeysa Sürücüoğlu / Pexels
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Villa Celimontana, mosaici romani del II secolo riemersi dal parco del Celio grazie al PNRR

Scavando per consolidare un muraglione, la Soprintendenza di Roma ha portato alla luce otto ambienti decorati con affreschi e pavimenti musivi.

La Redazione ·5 agosto 2026 11:08 ·3 min di lettura

Doveva essere un cantiere di ordinaria manutenzione, il consolidamento di un muraglione storico all'interno di Villa Celimontana, il parco pubblico che si distende sulla sommità occidentale del colle Celio. Si è trasformato in qualcosa di molto più grande: otto ambienti decorati con mosaici e affreschi, risalenti al II secolo dopo Cristo, emersi dal sottosuolo di uno dei giardini più frequentati di Roma. La scoperta, condotta dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura con fondi del PNRR nell'ambito del programma Caput Mundi, riporta in superficie un frammento della città antica che nessuno si aspettava di trovare in quella forma.

Tra i ritrovamenti più significativi c'è un grande mosaico con un emblema marino: al centro un cratere, attorno a esso un delfino, un pesce, un'aragosta e un granchio. Cinque degli otto ambienti scavati sono stati portati alla luce integralmente; altri tre sono parzialmente conservati. Insieme ai pavimenti musivi sono stati recuperati frammenti di un precedente strato di età antonina, ampie porzioni di soffitto affrescato e numerosi rivestimenti in opus sectile, la tecnica che i Romani usavano per comporre decorazioni geometriche intarsiando lastre di marmo colorato. Il livello qualitativo dell'apparato decorativo ha subito colpito gli studiosi: suggerisce una committenza facoltosa, una cura dell'ambiente interno che va ben oltre il funzionale.

Ed è proprio qui che si apre la questione più interessante. L'area di Villa Celimontana custodisce da secoli i resti della caserma della V Coorte dei Vigili, i "vigili del fuoco" e la polizia notturna dell'antica Roma, responsabili della sorveglianza delle Regiones I e II, quelle che comprendevano il Celio. La loro presenza nell'area era già nota: scavi condotti nel 1820, nel 1931 e nel 1958 avevano individuato tracce di questa struttura di epoca traianea, a sinistra dell'attuale ingresso di Piazza della Navicella. Ma i nuovi ambienti, con le loro decorazioni raffinate, rimettono in discussione la lettura consolidata. La natura esatta dell'edificio è ancora oggetto di studio: potrebbe trattarsi di una residenza aristocratica, ma la posizione e altri indizi non escludono che facesse parte del complesso della caserma, magari in un settore destinato a usi di rappresentanza. L'edificio, del resto, ha subito una riorganizzazione nel III secolo, segno di una lunga vita e di trasformazioni successive.

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Il parco in cui si trova tutto questo ha una storia stratificata quasi quanto il sottosuolo. L'area era una vigna nel primo Cinquecento; nel 1580 Ciriaco Mattei la trasformò in villa. Dal 1928 è aperta al pubblico come parco comunale. Chi vi passeggia oggi non lontano dall'ingresso cammina, senza saperlo, su secoli di storia sovrapposta: resti di età flavia e traianea, la Basilica Hilariana di epoca antonina con i suoi mosaici, e ora questi nuovi ambienti del II secolo.

L'intervento ha un valore che va oltre la singola scoperta. Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, ha dichiarato che il ritrovamento «amplia la conoscenza della città antica e apre nuove prospettive di ricerca e valorizzazione». Valentina Gemignani, Capo di Gabinetto del MiC, ha sottolineato come l'episodio dimostri la capacità del Ministero di impiegare le risorse del PNRR non solo per restaurare ma anche per fare ricerca. La Soprintendenza Speciale dispone complessivamente di 189,1 milioni di euro per 149 interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. A partire da giugno 2026, altri nove siti restaurati con gli stessi fondi sono stati aperti al pubblico con visite gratuite, tra cui il Circo Massimo e l'area archeologica sotto via delle Botteghe Oscure.

La scoperta di Villa Celimontana ricorda che Roma scava — spesso per necessità, a volte per fortuna — e continua a trovare se stessa. Cosa diventerà di questi ambienti, se e quando saranno accessibili al pubblico, dipenderà dall'avanzamento delle ricerche. Per ora, restano sotto gli occhi degli archeologi: otto stanze affrescate che aspettano di raccontare a chi le ha costruite e per quale scopo, duemila anni fa, sul fianco di un colle nel cuore della città.

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