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"Ritirati, sei vecchia": Licia Colò risponde agli hater e apre un dibattito sull'ageismo online
Foto: Niccolò Caranti / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
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"Ritirati, sei vecchia": Licia Colò risponde agli hater e apre un dibattito sull'ageismo online

La conduttrice, 64 anni, denuncia gli insulti ricevuti sui social dopo un evento in Sardegna. Il suo video ha raccolto oltre seimila commenti di solidarietà.

La Redazione ·3 agosto 2026 23:37 ·3 min di lettura

«Ritirati, sei vecchia», «guardati, sei messa malissimo», «vai in pensione». Sono alcune delle frasi che Licia Colò ha trovato nei commenti ai suoi profili social, e che ha scelto di non ignorare. La conduttrice — 64 anni compiuti il 7 luglio scorso — ha pubblicato un video di risposta agli attacchi ricevuti, in particolare dopo la promozione di un evento in Sardegna, e la reazione del pubblico è stata immediata: oltre seimila commenti di solidarietà da parte degli utenti.

Nata nel 1962, Colò è una delle voci più riconoscibili della televisione italiana dedicata a natura, viaggi e ambiente. Ha iniziato come annunciatrice di Italia 1 nel 1983 e nel corso dei decenni ha condotto programmi come L'arca di Noè, Geo & Geo, Alle falde del Kilimangiaro ed Eden - Un pianeta da salvare. Nel settembre 2025 è tornata in Rai per una rubrica all'interno di Bellamà. Una carriera lunga e riconoscibile, insomma — eppure sui social qualcuno l'ha invitata a farsi da parte perché l'età non sarebbe più dalla sua parte.

La conduttrice non ha scelto la strada del silenzio. Ha dichiarato di essere fiera dei suoi 64 anni e di non avere alcun problema a mostrarsi online «acqua e sapone», senza filtri o ritocchi. Ha poi posto una domanda che suona più come una denuncia: «In quale società viviamo?». Un interrogativo sulla facilità con cui, dietro uno schermo, le persone si sentono autorizzate a giudicare l'aspetto e il lavoro altrui — e in particolare quello delle donne che non rientrano in certi canoni di giovinezza.

Non è la prima volta che Colò si trova a fare i conti con questo tipo di commenti. Già nel marzo 2024 aveva risposto pubblicamente a critiche sul suo aspetto fisico, definita «rifatta e con i capelli crespi». Il fatto che episodi del genere si ripetano — e che abbiano una risposta tanto ampia di solidarietà — suggerisce che il tema tocchi una corda diffusa.

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Quella corda ha un nome preciso: ageismo. Il termine — coniato dal medico e psichiatra statunitense Robert Neil Butler — indica la discriminazione basata sull'età. In Italia e in Europa, secondo i dati disponibili, colpisce una persona su tre, con effetti documentati sulla salute fisica e mentale: riduzione della qualità della vita, isolamento sociale, perdita di autostima. Nella televisione pubblica italiana, la rappresentazione delle donne «non giovani» è stata oggetto di indagini che parlano di una vera e propria invisibilità strutturale: le donne oltre una certa età tendono a sparire dagli schermi, o a essere confinati in ruoli marginali.

Il contesto digitale amplifica il problema. Nel 2024, il 71,6% dei discorsi d'odio in Italia si è manifestato online, secondo i dati raccolti sul fenomeno dell'hate speech. Le donne sono tra i bersagli più colpiti: rappresentano il 63% dei destinatari di tweet negativi secondo la Mappa dell'Intolleranza, e il Barometro dell'Odio di Amnesty International ha registrato nell'ultimo anno un aumento significativo dei contenuti offensivi e discriminatori sui social media. A rendere tutto più complicato c'è un vuoto normativo: in Italia non esiste uno strumento specifico che sanzioni direttamente l'hate speech, a meno che i contenuti non integrino reati già previsti dall'ordinamento. Il confine tra critica — per quanto sgarbata — e comportamento perseguibile resta spesso difficile da tracciare.

La vicenda di Colò arriva dunque in un momento in cui il dibattito su questi temi è tutt'altro che risolto. C'è chi vede nella sua scelta di rispondere pubblicamente un atto di resistenza culturale necessario, un modo per non normalizzare insulti che altrimenti scivolerebbero nell'indifferenza. C'è chi, all'opposto, ritiene che l'amplificazione mediatica di certi episodi rischi di dare visibilità proprio a chi cerca attenzione. La questione di fondo, però, resta: come si regola — o si educa — una comunità digitale in cui il giudizio sull'aspetto fisico e sull'età delle donne è ancora considerato, da alcuni, un commento legittimo?

Per ora, i seimila messaggi di sostegno che hanno riempito i commenti al video di Licia Colò offrono almeno una risposta parziale: la maggioranza, in quel caso, ha scelto la parte opposta.

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