«Perché?»: al via le riprese del docufilm su Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso nel 2010
Tra Pollica e il Cilento iniziano le riprese del docufilm voluto dai fratelli Dario e Massimo Vassallo, con la regia di Giuseppe Falagario.
Sedici anni dopo, quella domanda rimane senza risposta. Chi ha ucciso Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica che aveva trasformato un piccolo comune del Cilento in un modello di amministrazione sobria e ambientalista? Da questa domanda — semplice e abissale al tempo stesso — prende il titolo il docufilm Perché?, le cui riprese sono iniziate in questi giorni tra Pollica e il territorio cilentano. Il progetto nasce da un'idea dei fratelli di Angelo, Dario e Massimo Vassallo, rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, ed è interamente finanziato da loro: un'opera indipendente, senza contributi pubblici né piattaforme alle spalle, almeno per ora.
La regia è affidata a Giuseppe Falagario, che non è nuovo alla storia di Vassallo: nel 2020 aveva già firmato il cortometraggio documentario La Grande Onda di Angelo Vassallo. Questa volta il progetto è più ambizioso. Il docufilm vuole raccontare Angelo a tutto tondo — la vita da pescatore prima ancora che da sindaco, la passione civica, la visione di una politica al servizio concreto della comunità — senza però rinunciare alla domanda che pesa come un macigno: perché è stato ucciso, la sera del 5 settembre 2010, ad Acciaroli, con nove proiettili calibro 9 mentre rientrava a casa in auto?
Vassallo era al suo quarto mandato consecutivo alla guida di Pollica. Era stato eletto il 30 marzo di quell'anno come unico candidato, con il cento per cento dei voti validi. In quindici anni da sindaco aveva fatto di Pollica il primo comune campano per raccolta differenziata, aveva attivato sistemi di depurazione delle acque e si era battuto contro cementificazione e speculazione edilizia, guadagnandosi le Cinque Vele di Legambiente e Touring Club per le acque del suo tratto di costa. Era anche il promotore dell'inserimento della Dieta Mediterranea tra i Patrimoni Immateriali dell'UNESCO, riconoscimento arrivato il 16 novembre 2010, poche settimane dopo la sua morte. Il Parlamento Europeo, alla notizia dell'omicidio, aveva decretato un minuto di silenzio in suo onore.
Le indagini hanno attraversato anni di lentezze e colpi di scena. Secondo i magistrati, l'omicidio è aggravato dalla finalità mafiosa ed è premeditato. Una delle ipotesi investigative più solide è che Vassallo avesse scoperto un traffico di droga che transitava dal porto di Acciaroli e fosse intenzionato a denunciarlo: aveva fissato un appuntamento con il Procuratore di Vallo della Lucania per la mattina del 6 settembre, il giorno dopo la sua morte. Nel novembre 2024 quattro persone sono state arrestate, tra cui un ex brigadiere e un colonnello dei Carabinieri, con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalle finalità mafiose. Secondo la Procura, alcune di queste persone sarebbero state coinvolte nello stesso traffico di droga che il sindaco stava per portare all'attenzione della magistratura. Gli esecutori materiali e i mandanti, tuttavia, non sono stati ancora definitivamente accertati.
È in questo contesto — una verità ancora parziale, un processo in corso, una memoria che rischia di affievolirsi — che il docufilm vuole inserirsi. L'obiettivo dichiarato non è solo commemorativo: la Fondazione ha lanciato un appello a piattaforme televisive e di streaming affinché si interessino al progetto, mentre l'anteprima è prevista in una sede istituzionale nazionale. I fratelli Vassallo puntano anche ai festival cinematografici italiani e internazionali, convinti che la storia di Angelo abbia una forza narrativa capace di attraversare i confini del dibattito italiano.
Non è la prima volta che la storia del sindaco pescatore approda sugli schermi. Nel 2016 la Rai aveva prodotto la fiction Il sindaco pescatore con Sergio Castellitto nel ruolo principale, liberamente ispirata alla sua vita. E Dario Vassallo ha già scritto due libri sulla vicenda. Ma un docufilm indipendente, girato nei luoghi originali con la famiglia direttamente coinvolta, ha un peso diverso: è un atto di memoria che non delega ad altri la propria storia. La domanda nel titolo — Perché? — è ancora aperta. Il film non promette di rispondervi. Promette di non smettere di farla.