Colleferro, Joanna trovata agonizzante dalla figlia: marito fermato per omicidio
La donna di 50 anni è morta il 18 agosto in via Cristoforo Colombo. Il marito è stato fermato poco distante: la Procura di Velletri indaga per femminicidio.
È tornata a casa nel pomeriggio di martedì 18 agosto e ha trovato sua madre agonizzante sul pavimento. Ha chiamato il 112 alle 15:30, ma per Joanna, 50 anni, di origine polacca, non c'è stato nulla da fare. La donna è morta poco dopo l'arrivo dei soccorsi, nella sua abitazione di via Cristoforo Colombo, zona Colle Sant'Antonino, a Colleferro, in provincia di Roma. Mohamed Habib Rouissi, 69 anni, marito della donna e padre dei suoi cinque figli, è stato fermato dalla Polizia poco distante dall'abitazione. Si trova ora a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la lite sarebbe scoppiata in cucina. Joanna è stata colpita almeno quattro volte alla gola. Il figlio più piccolo della coppia, nove anni, avrebbe assistito all'aggressione. La figlia ventenne, che ha dato l'allarme, è arrivata quando la madre era ancora viva, ma le ferite riportate erano incompatibili con la sopravvivenza. I cinque figli — quattro adolescenti e il bambino di nove anni — sono stati accolti in una struttura protetta. I servizi sociali del Comune di Colleferro si sono attivati per garantire loro assistenza e supporto psicologico.
La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di femminicidio. Gli inquirenti stanno ricostruendo il quadro familiare e i precedenti della coppia. Joanna lavorava come operatrice sociosanitaria in una struttura cittadina, dopo anni trascorsi come badante: una vita spesa a prendersi cura degli altri. A carico del marito non risultavano denunce formali, ma il quadro che emerge dalle prime indagini è tutt'altro che improvviso: la donna avrebbe manifestato preoccupazione per il comportamento del marito, raccontando a persone vicine di episodi di violenza. Su questi elementi gli inquirenti stanno lavorando per capire se e quali segnali fossero stati colti, e da chi.
È su questo punto che si concentra la riflessione più dolorosa. Il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita, ha parlato apertamente di segnali che «sono sfuggiti o non sono stati ritenuti così pericolosi», definendo quanto accaduto come il primo femminicidio nella storia recente della città. Ha annunciato un'iniziativa pubblica contro la violenza di genere, senza nascondere il senso di smarrimento collettivo. Eleonora Mattia, consigliera regionale del Partito Democratico del Lazio, ha espresso sgomento e vicinanza alla comunità e ai familiari, chiedendo un «cambio di passo» nelle politiche di prevenzione e protezione.
Il caso di Colleferro non è isolato nella sua tragica contingenza: questo omicidio si inserisce in una sequenza di quattro donne uccise in Italia in appena 48 ore, una concentrazione che ha riacceso il dibattito sulla capacità del sistema — dai servizi sociali alle forze dell'ordine fino alle reti di supporto territoriale — di intercettare in tempo i segnali di pericolo. La domanda che resta aperta, e che gli inquirenti dovranno contribuire a chiarire, è se e quanto quei segnali fossero leggibili, e cosa avrebbe potuto — o dovuto — scattare prima.