È morta Rosellina Archinto, la donna che ha insegnato all'Italia a fare libri belli per bambini
Fondatrice di Emme Edizioni, aveva 93 anni. Con lei il libro per l'infanzia in Italia diventò oggetto d'arte, non più solo strumento didattico.
È morta venerdì 21 agosto a Santa Margherita Ligure, a 93 anni, Rosellina Archinto: editrice, pioniera, figura rara nel panorama culturale italiano del secondo Novecento. Con lei scompare la persona che più di ogni altra ha cambiato il modo in cui questo Paese guarda — e fa — i libri per bambini. Nata a Genova il 29 giugno 1933 come Rosellina Marconi, si era laureata in Economia e Commercio all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per poi frequentare la Columbia University a New York: un'esperienza che avrebbe lasciato un segno duraturo nella sua idea di editoria.
Nel 1966 fondò a Milano Emme Edizioni — il nome era un omaggio diretto al suo cognome da nubile, Marconi — con un'ambizione che all'epoca suonava quasi provocatoria: fare «libri belli». Non manuali scolastici, non favole edificanti costruite per insegnare la morale ai piccoli lettori, ma oggetti capaci di parlare insieme all'immaginazione del bambino e all'occhio dell'adulto. Per riuscirci portò in Italia illustratori stranieri che nel resto del mondo erano già considerati maestri: Maurice Sendak, Leo Lionni, Tomi Ungerer, Eric Carle, Guillermo Mordillo. E allo stesso tempo contribuì a lanciare sul piano internazionale talenti italiani come Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Enzo e Iela Mari, Flavio Costantini. Emme pubblicò anche collane di psicopedagogia con firme come Jean Piaget, Françoise Dolto e Arno Stern, tenendo insieme arte, gioco e riflessione sull'infanzia in un progetto editoriale coerente e allora senza precedenti in Italia.
Nei primi anni Ottanta, dopo la morte del marito Alberico Archinto — sposato nel 1958 e padre dei suoi cinque figli — la casa editrice attraversò un periodo difficile. Nel 1985 Rosellina Archinto cedette Emme Edizioni, che fu rilevata l'anno seguente dalla Petrini di Torino, poi nel 1990 da Einaudi e nel 1991 acquisita dal gruppo Edizioni EL, dove il marchio sopravvisse. Lei stessa spiegò quella scelta ricordando che la casa editrice era «cresciuta troppo» rispetto alla visione originaria.
Ma l'uscita da Emme non segnò affatto la fine. Nel 1985 fondò la Casa Editrice Archinto, che percorse una strada del tutto diversa: epistolari letterari, lettere d'amore, corrispondenze di viaggio firmate da Rainer Maria Rilke, Thomas Mann, Marcel Proust, Ludwig Wittgenstein, Luigi Malerba, Salvatore Quasimodo. Tra il 1986 e il 1996 pubblicò anche la rivista mensile «Leggere», per novanta numeri complessivi. Nel 2003 cedette questa seconda creatura a RCS MediaGroup; dodici anni dopo, nel 2015, a 82 anni, la riacquistò. Un gesto che disse molto sul rapporto viscerale, quasi personale, che intratteneva con i propri progetti.
Nel frattempo, nel 1999, aveva co-fondato Babalibri insieme alla figlia Francesca, in coedizione con la francese L'école des loisirs: un ritorno all'editoria per l'infanzia, come a chiudere un cerchio. E nel 1990 aveva trovato il tempo anche per un'incursione nella vita pubblica, venendo eletta consigliera comunale a Milano nelle liste del Partito Repubblicano Italiano.
Chi l'ha conosciuta ricorda una donna di gusto fermo e idee nette, capace di attraversare decenni di trasformazioni del mercato editoriale senza mai rinunciare a una concezione alta del libro come oggetto culturale. La sua eredità è visibile ogni volta che in una libreria italiana si trova sullo scaffale un albo illustrato trattato con la stessa cura riservata a un romanzo per adulti: quella cura, in larga parte, la deve a lei. Lascia dieci nipoti.