"Mi sono conosciuto nel sogno": torna il diario di Morselli, lo scrittore che l'Italia scoprì solo dopo la morte
Adelphi pubblica il 28 agosto una nuova edizione riveduta e ampliata del diario di Guido Morselli, tenuto dal 1938 fino alla morte nel 1973.
C'è qualcosa di insieme doloroso e affascinante nella storia di Guido Morselli: un uomo che scrisse per decenni senza mai vedere pubblicato un solo romanzo, e che solo dopo la morte divenne uno degli autori più letti e discussi della letteratura italiana del Novecento. Ora, a completare il quadro di quella vita schiva e straordinaria, arriva una nuova edizione del suo Diario personale. Si intitola «Mi sono conosciuto nel sogno», è curata da Valentina Fortichiari ed esce per Adelphi il 28 agosto 2026, a 441 pagine e al prezzo di 26 euro.
Morselli nacque a Bologna nel 1912 e morì suicida a Varese nel luglio del 1973, dopo anni trascorsi in gran parte nella sua villa di Gavirate, in provincia di Varese. Una vita appartata, segnata da un paradosso bruciante: ogni romanzo che consegnava agli editori veniva respinto. «Roma senza papa», «Dissipatio H.G.», «Il comunista», «Divertimento 1889», «Contro-passato prossimo» — tutti capolavori riconosciuti a posteriori, tutti rifiutati quando l'autore era ancora in vita. Fu Adelphi, a partire dal 1974, a dargli la fortuna letteraria che non aveva potuto assaporare. Una fortuna, per definizione, postuma.
Il Diario che ora torna in libreria in forma ampliata copre un arco di tempo lunghissimo: Morselli lo tenne dal 1938 fino all'ultimo mese della sua vita. Non si tratta di un semplice resoconto quotidiano. Nelle pagine si alternano riflessioni nate da letture e incontri, annotazioni sui sogni, pensieri intimi, ma anche qualcosa di più raro: Morselli pensava con la mente dei suoi personaggi, e lo si vede. Il diario diventa così una finestra privilegiata sui meccanismi della sua fantasia e della sua speculazione teorica — incluse le sue posizioni sulla crisi del romanzo, originali e anticipatrici, che nella sua epoca contribuirono a isolarlo ulteriormente dal mondo editoriale.
La prima edizione di questo diario era uscita sempre per Adelphi nel 1988, curata dalla stessa Fortichiari: contava XXIV-386 pagine. La nuova edizione riveduta aggiunge materiale e porta il volume a 441 pagine, confermando che ci sono ancora strati da scoprire in questo autore. Resta la prefazione firmata da Giuseppe Pontiggia, che aveva già indicato nella prima edizione quale fosse il cuore pulsante del libro: le pagine in cui Morselli si esamina allo specchio, in cui l'autoanalisi si fa più intensa e l'espressione più potente. Sono quelle, scriveva Pontiggia, le più importanti dell'intero diario.
Il titolo scelto per questa nuova edizione — «Mi sono conosciuto nel sogno» — cattura bene lo spirito di quelle pagine. C'è l'idea del sogno come luogo di verità, di uno sguardo su di sé che la veglia non sempre consente. Per un uomo che visse tanto in isolamento e che elaborò visioni letterarie destinate a restare incomprese per anni, il sogno poteva davvero essere lo spazio più onesto. E forse è proprio per questo che il Diario funziona ancora oggi come chiave di lettura di tutta la sua opera: non spiega i romanzi, ma li abita dall'interno, mostra come nascevano, da quale inquietudine e da quale lucidità coesistenti.
Per chi si avvicina a Morselli per la prima volta, questo volume può essere un punto d'ingresso insolito ma efficace — più diretto, meno costruito dei romanzi, capace di restituire la voce dell'uomo prima ancora che quella dello scrittore. Per chi lo conosce già, la nuova edizione ampliata offre materiale inedito su uno degli autori italiani del secondo Novecento ancora più capace di sorprendere.