Addio a Fabio Grossi, attore e regista romano che ha vissuto il teatro come una vita intera
È morto a Roma il 24 agosto 2026, a 68 anni. Compagno di Leo Gullotta, aveva debuttato in teatro nel 1977 e attraversato mezzo secolo di scena italiana.
È morto a Roma il 24 agosto 2026, all'età di 68 anni, Fabio Grossi, attore, regista e drammaturgo che aveva fatto del teatro il centro di una vita intera. Nato nella capitale il 29 gennaio 1958, Grossi era una figura radicata nel panorama teatrale e cinematografico italiano, conosciuta al grande pubblico anche come compagno di Leo Gullotta, con cui aveva condiviso oltre quarant'anni di vita privata e di palcoscenico. I due si erano uniti civilmente nel 2019.
Il suo debutto in scena risale al 1977, con L'uomo, la bestia e la virtù diretto da Edmo Fenoglio: aveva diciannove anni, e quella prima esperienza avrebbe segnato la direzione di tutto il percorso successivo. Nel 1979 fu diretto da Luca Ronconi ne L'uccellino azzurro, e nel corso degli anni seguenti costruì una presenza teatrale solida, capace di muoversi tra i classici e le produzioni contemporanee. Ha interpretato Polonio nell'Amleto e Tiresia in uno studio sull'Edipo Re, entrambi per la regia di Alberto Di Stasio. Nel 2007, al Globe Theatre di Roma, ha prestato il volto a Puck nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.
Parallelo al lavoro da interprete è cresciuto quello da regista, spesso in tandem con Gullotta protagonista. Tra gli spettacoli firmati, L'uomo, la bestia e la virtù nella stagione 2005/2006 e Il piacere dell'onestà nella stagione 2008/2009, entrambi al Teatro Eliseo. Negli ultimi anni si era dedicato prevalentemente alla drammaturgia: tra le sue opere figurano Ecce Homo, una sacra rappresentazione della Passione, e Figlio di madre vedova del 2000.
Anche il cinema ha avuto il suo spazio. Il debutto sul grande schermo è del 1981, con Mia moglie torna a scuola. Negli anni Ottanta ha preso parte a un filone di commedie popolari italiane — I fichissimi di Carlo Vanzina, Pierino contro tutti, W la foca, I carabbimatti, L'onorevole con l'amante sotto il letto — e ha prestato la voce al personaggio di Carluccio, genero di Lino Banfi, in Occhio malocchio, prezzemolo e finocchio. Accanto a questi titoli di intrattenimento, ha saputo costruire una filmografia più impegnata: Scugnizzi di Nanni Loy nel 1988, poi Vajont, Fatti della banda della Magliana e L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino. Nel 2014 ha partecipato a Più buio di mezzanotte di Sebastiano Riso, presentato al Festival di Cannes nella sezione Semaine de la Critique.
In televisione ha lavorato negli anni Ottanta con Nanni Loy e Renzo Arbore, e nel tempo è apparso in fiction come Le ragazze di Piazza di Spagna, Commesse 2, La dottoressa Giò, Un ciclone in famiglia e Cinecittà.
Il Teatro L'Istrione lo ha ricordato con parole nette e affettuose: «un amico, un uomo generoso dal cuore nobile». Una formula sobria che dice molto di come chi lo ha conosciuto lo voglia trattenere nel tempo — non come un'icona, ma come una persona. Fabio Grossi lascia un lavoro che attraversa mezzo secolo di cultura italiana, dal varietà televisivo degli anni Ottanta al teatro di regia, dai classici shakespeariani alla drammaturgia originale. Un percorso che raramente ha cercato i riflettori per sé stesso, ma che li ha spesso orientati sugli altri.