Marche, donazioni di sangue in calo record: -6,7% in sette mesi e lo spettro del plasma sprecato
La regione è la più colpita d'Italia. Dietro la flessione, il periodo estivo e la vicenda delle centinaia di sacche gettate ad Ancona.
Le Marche sono la regione italiana dove le donazioni di sangue stanno calando di più. I dati del Centro Nazionale Sangue (CNS), pubblicati il 1° settembre 2026, fotografano una flessione del 6,7% nei primi sette mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2025: a luglio scorso le unità di globuli rossi prodotte nella regione sono state 6.032, contro le 6.273 di luglio 2025. Un calo che supera nettamente la media nazionale e che ha spinto l'Avis regionale Marche, già il 17 agosto, a lanciare un allarme per una carenza che — spiegano i responsabili — non si registrava da anni.
A pesare sul dato ci sono almeno due fattori distinti. Il primo è stagionale e riguarda l'intera penisola: estate, ferie e caldo riducono storicamente il numero di chi si presenta ai centri trasfusionali. A luglio il CNS ha segnalato una carenza diffusa in Italia, in particolare per il gruppo sanguigno 0+, e la Fidas — Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue — ha risposto potenziando la cosiddetta chiamata attiva dei donatori abituali. Il secondo fattore è invece specifico delle Marche e affonda le radici in una vicenda che aveva fatto molto discutere nella primavera scorsa.
Il caso delle sacche di plasma sprecate ad Ancona
Tra gennaio e marzo 2026, nell'Officina Trasfusionale dell'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) di Torrette di Ancona, centinaia di sacche di plasma sono state gettate perché non congelate né lavorate entro le 24 ore dal prelievo, termine oltre il quale il materiale non è più utilizzabile. Le stime sul numero di sacche perdute oscillano tra 323 e una forchetta più alta compresa tra 1.600 e 2.000 unità. Un'ispezione regionale ha attribuito lo spreco a un «corto circuito organizzativo»: i protocolli esistevano, ma non sono stati applicati in un periodo in cui l'officina era priva di personale tecnico, spostato ad altri reparti. Nel frattempo, nonostante i congelatori fossero saturi, le ferie venivano concesse regolarmente e il ricorso agli straordinari era quasi nullo. Solo a fine marzo è stato emesso un bando per assumere nuovi tecnici.
Il consigliere regionale del PD Antonio Mastrovincenzo ha precisato che 263 delle 323 sacche considerate perdute erano già scadute prima che arrivassero i rinforzi, comunque insufficienti. La vicenda ha raggiunto il Parlamento: le senatrici di Italia Viva Daniela Sbrollini e Annamaria Furlan hanno presentato un'interrogazione al Ministro della Salute Orazio Schillaci, chiedendo l'invio di ispettori per accertare responsabilità. La Giunta regionale delle Marche ha annunciato l'istituzione di una commissione interna.
Se la correlazione diretta tra lo scandalo e la flessione delle donazioni resta difficile da provare con i soli numeri disponibili, chi segue il settore ritiene plausibile che episodi di questo tipo — amplificati dalla stampa locale — scoraggino chi era già incerto se presentarsi a donare. La fiducia nel sistema trasfusionale è un bene immateriale che si costruisce nel tempo e si può incrinare in fretta.
Un quadro nazionale che regge, ma con zone fragili
Per capire la portata del problema marchigiano vale la pena collocare i dati in un contesto più ampio. Nel 2025 i donatori di sangue e plasma in Italia sono stati 1.664.691, con un calo dello 0,8% sull'anno precedente: una flessione modesta, ma che conferma una tendenza strutturale alla discesa. L'Italia è autosufficiente per i globuli rossi da quasi vent'anni, e le carenze temporanee vengono gestite attraverso meccanismi di compensazione tra regioni. Più critica è invece la situazione dei medicinali plasmaderivati, per la cui produzione il Paese non raggiunge l'autosufficienza.
Le Marche partecipano alla raccolta di plasma destinato all'industria farmaceutica: nei primi due mesi del 2026 la regione ha conferito oltre 5.200 kg, a fronte di un obiettivo annuale di 35.600 kg. Ma anche qui il trend è in discesa: gennaio e febbraio 2026 hanno segnato una flessione del 12,7% rispetto agli stessi mesi del 2025. A livello nazionale, la raccolta di plasma a luglio 2026 si è attestata a 78.483 kg, con un dato sostanzialmente in linea con i primi sette mesi del 2025.
La stagione estiva si chiude, e i centri trasfusionali si aspettano una ripresa spontanea delle donazioni nei prossimi mesi. Ma nelle Marche la rincorsa parte da un punto più basso del solito, e la strada per recuperare il terreno perduto — in termini di numeri e di credibilità — appare più lunga.