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Lazio senza sangue in agosto: a rischio i pazienti oncologici
Foto: panumas nikhomkhai / Pexels
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Lazio senza sangue in agosto: a rischio i pazienti oncologici

Il Lazio è tra le tre regioni italiane che non riescono a essere autosufficienti nella raccolta di sangue. In estate la situazione peggiora.

La Redazione ·26 agosto 2026 15:06 ·3 min di lettura

Ogni agosto, il Lazio si trova a corto di sangue. Non è un'emergenza improvvisa, ma un problema strutturale riconosciuto dal Ministero della Salute nel suo Programma di autosufficienza nazionale del Sangue e dei suoi prodotti — Anno 2026: il Lazio è una delle sole tre regioni italiane — insieme a Sardegna e Sicilia — che da anni non riescono a raccogliere abbastanza sangue sul proprio territorio e sono costrette a «importarlo» dal resto d'Italia. E agosto, con il calo fisiologico delle donazioni dovuto a ferie e caldo, trasforma una criticità cronica in una pressione acuta su ospedali e pazienti.

A pagarne il prezzo più alto sono i malati oncologici. Chi è sottoposto a interventi chirurgici complessi o a trattamenti come la chemioterapia ha spesso bisogno di supporto trasfusionale per correggere anemia o riduzione delle piastrine. Livio De Angelis, direttore generale dell'Ifo-Regina Elena, ha riassunto la situazione con una frase secca: «I tumori non vanno in vacanza». Sangue ed emocomponenti, ha spiegato, sono essenziali per garantire la sicurezza degli interventi e la continuità dei percorsi terapeutici, indipendentemente dal calendario.

Maria Laura Foddai, responsabile della Medicina Trasfusionale dell'Ifo, ha rivolto un appello diretto a chi si trova in città in questo periodo: donare il sangue è un atto volontario, semplice, ma in questo momento particolarmente necessario. Il Centro Regionale Sangue del Lazio ha confermato l'urgenza, ricordando che «le scorte di sangue non bastano mai» e che in estate e durante le festività le riserve si consumano più in fretta. Appelli analoghi sono arrivati anche dall'Umberto I e dal Policlinico Gemelli di Roma, a riprova di quanto la carenza sia diffusa sull'intera rete ospedaliera regionale. La Regione Lazio aveva già lanciato un appello alla vigilia di Ferragosto, invitando i cittadini a donare.

I numeri del programma ministeriale restituiscono la scala del fenomeno. Nel 2025 il sistema italiano ha prodotto poco più di 2,47 milioni di unità di concentrati eritrocitari, pari a 42 ogni mille abitanti, soddisfacendo una domanda di 40 ogni mille. Le compensazioni interregionali — cioè il trasferimento di unità di sangue da regioni in surplus a quelle in deficit — hanno riguardato poco più di 54 mila unità, concentrate principalmente su Sardegna e Lazio. Per il 2026 il programma prevede quasi 2,5 milioni di unità prodotte, con circa 50.800 acquisite tramite compensazione. Un meccanismo di solidarietà che funziona, ma che non risolve il nodo di fondo: alcune regioni non si reggono da sole.

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C'è però qualche segnale positivo. Nel primo trimestre del 2026, la raccolta di globuli rossi nel Lazio ha segnato un incremento del +4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, e nel solo mese di marzo si è registrato un +7,7%. Anche la raccolta di plasma è cresciuta nel 2025 del +6,6% rispetto all'anno prima. Parallelamente, nel primo semestre del 2026 il Lazio ha registrato un vero boom nelle donazioni di organi e tessuti, con un aumento del 45,4% dei donatori effettivi rispetto al 2025. Dati che testimoniano una sensibilità crescente, ma che non bastano ancora a colmare il divario strutturale.

Il Ministero della Salute ha stanziato 6 milioni di euro da ripartire tra le regioni per incrementare l'autosufficienza nazionale, con un'attenzione particolare alla raccolta di plasma — la cui media italiana nel 2025 è stata di 15,6 kg ogni mille abitanti, ancora lontana dall'obiettivo di 18,6 kg. Il piano sarà monitorato mensilmente dal Centro Nazionale Sangue, in raccordo con le regioni, le associazioni dei donatori e le organizzazioni dei pazienti. Uno strumento utile, ma la cui efficacia dipenderà dalla risposta concreta dei cittadini: in Italia, come ricorda il programma stesso, l'autosufficienza del sangue è garantita esclusivamente dalla donazione volontaria, periodica, responsabile e non remunerata.

In questa estate 2026, per chi è rimasto in città e gode di buona salute, donare è probabilmente l'atto di cura collettiva più immediato a disposizione.

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