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Eurovision 2027, nuove regole: chi vince in zona di guerra perde il diritto a ospitare
Foto: Wendy Wei / Pexels
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Eurovision 2027, nuove regole: chi vince in zona di guerra perde il diritto a ospitare

L'EBU cambia il regolamento: dal 2027 il Paese vincitore può essere escluso dall'organizzazione se il territorio è instabile. Salgono anche i limiti d'età.

La Redazione ·13 agosto 2026 8:06 ·3 min di lettura

Una vittoria all'Eurovision non garantirà più automaticamente il diritto di ospitare l'edizione successiva. L'European Broadcasting Union (EBU) ha annunciato una revisione significativa del regolamento del concorso canoro europeo, che entrerà in vigore a partire dall'edizione 2027: se il Paese vincitore si trova in una zona di conflitto armato o in una situazione geopolitica tale da compromettere la sicurezza del territorio, perderà il diritto a organizzare l'evento.

La modifica è stata approvata dal Reference Group, l'organo di governo del concorso, al termine della revisione annuale seguita all'edizione di Vienna 2026, che si è svolta tra polemiche e boicottaggi. Secondo le nuove norme, l'emittente del Paese vincitore sarà considerata «automaticamente ineleggibile» qualora un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o qualsiasi altra circostanza influisca in modo sostanziale sulla sicurezza, l'incolumità o la stabilità del suo Stato o della regione immediatamente circostante. Questa definizione include anche i territori limitrofi con un impatto diretto sull'ambiente di sicurezza locale.

In quei casi, l'EBU potrà commissionare una valutazione indipendente della situazione. Sarà poi il Reference Group a stabilire se l'emittente è in grado di ospitare il Contest in sicurezza oppure no. Se la risposta fosse negativa, verrà designata un'altra emittente ospitante, che organizzerà l'evento in modo del tutto autonomo — e, punto non secondario, non sarà tenuta a farlo in nome del Paese vincitore.

È proprio questo l'elemento che distingue la nuova norma da quanto accadde nel 2023, quando il Regno Unito ospitò l'Eurovision a Liverpool per conto dell'Ucraina, vincitrice nel 2022 ma impossibilitata a organizzare l'edizione successiva a causa della guerra in corso. Quella soluzione, pur riuscita sul piano dello spettacolo, aveva creato un precedente ambiguo, in cui il confine tra Paese vincitore e Paese ospitante risultava sfumato. La nuova regola taglia questo nodo: chi subentra non è un sostituto, ma un ospitante a tutti gli effetti.

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Martin Green, direttore dell'Eurovision Song Contest, ha spiegato che i cambiamenti mirano a «fornire maggiore chiarezza, proteggere gli artisti e garantire un ambiente sicuro e accogliente, preservando lo spirito e l'integrità del concorso». Una dichiarazione d'intenti che arriva dopo mesi di accesa discussione attorno alla partecipazione di Israele: il Paese si è classificato secondo sia nel 2025 che nel 2026, e la sua presenza alla kermesse ha spinto cinque emittenti — quelle di Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia — a boicottare l'edizione viennese in segno di protesta per il conflitto a Gaza. Le nuove regole non nominano esplicitamente alcun Paese, ma il contesto in cui nascono è trasparente.

Accanto alla norma sulla sede, il Reference Group ha approvato altre due modifiche destinate a incidere sul formato della gara. La prima riguarda l'età minima dei partecipanti, che sale da 16 a 18 anni: la misura, anch'essa in vigore dal 2027, nasce dall'esigenza dichiarata di tutelare gli artisti più giovani dalle pressioni di una competizione seguita da centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo. La seconda interviene sull'esecuzione vocale: il cantante o i cantanti principali dovranno eseguire la melodia principale rigorosamente dal vivo. Tracce di accompagnamento ed elementi preregistrati restano ammessi, ma non potranno sostituire né rafforzare eccessivamente la voce in diretta — un argine contro l'uso sempre più sofisticato del playback parziale che negli ultimi anni aveva alimentato polemiche tecniche tra addetti ai lavori.

Nel complesso, le modifiche disegnano un Eurovision che prova a dotarsi di strumenti più robusti per affrontare la realtà geopolitica contemporanea, senza però rinunciare alla sua natura di grande palcoscenico europeo — e non solo europeo — della musica pop. Se queste regole siano sufficienti a placare le tensioni che attraversano il concorso da qualche anno è, naturalmente, un'altra questione.

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