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Diego Rivera a Roma per la prima volta: 140 opere a Villa Caffarelli fino a dicembre
Foto: Unknown authorUnknown author / Wikimedia Commons, Public domain
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Diego Rivera a Roma per la prima volta: 140 opere a Villa Caffarelli fino a dicembre

La più grande esposizione sull'arte messicana in Europa degli ultimi decenni è aperta ai Musei Capitolini fino al 13 dicembre 2026.

La Redazione ·16 agosto 2026 16:06 ·3 min di lettura

C'è qualcosa di particolare nell'idea che Diego Rivera — il pittore che ha fatto del Messico un'immagine nel mondo, che ha decorato ministeri e fabbriche con affreschi monumentali — arrivi per la prima volta in Italia attraverso una mostra monografica proprio a Roma, la città dove da giovane era venuto a studiare i maestri del Rinascimento. Un cerchio che si chiude, in qualche modo, a Villa Caffarelli, sul Campidoglio.

"Diego Rivera e la costruzione dell'arte moderna in Messico nel XX secolo" è aperta dal 9 giugno e resterà visitabile fino al 13 dicembre 2026. L'esposizione, allestita negli spazi di Villa Caffarelli — parte del complesso dei Musei Capitolini, in Piazza del Campidoglio 1 — è stata definita la più grande dedicata all'arte messicana in Europa negli ultimi decenni, nonché la prima mostra monografica su Rivera nel nostro Paese.

Le opere esposte sono oltre 140, di cui circa trenta firmate da Rivera. Accanto a lui compaiono nomi che hanno segnato la storia visiva del Novecento latinoamericano: Frida Kahlo, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo, María Izquierdo, Dr. Atl, Saturnino Herrán, José María Velasco e altri ancora. Il percorso non è semplicemente una raccolta di capolavori: è costruito per raccontare come si sia formato, nel corso del XX secolo, un linguaggio visivo capace di tenere insieme tradizione indigena, sperimentazione d'avanguardia e una forte coscienza identitaria nazionale.

Il tracciato espositivo si sviluppa in quattro sezioni tematiche. Si parte da "Accademia e tradizione", che ricostruisce le radici formative della pittura messicana moderna, per passare a "Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee", dove emergono i legami — spesso poco noti al grande pubblico — tra il muralismo e i movimenti artistici europei del primo Novecento. La terza sezione, "Il Rinascimento culturale messicano", affronta il momento in cui quegli apporti si fondono in una sintesi originale; la quarta, "Oltre il realismo sociale", ne esplora gli sviluppi successivi e le tensioni interne.

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Tra le opere di Rivera in mostra figurano Mujer sentada con flores del 1944, due lavori di impronta cubista come Veduta di Toledo e Marinaio a colazione, e Lo studio del pittore. È bene precisare che non sono presenti i grandi murales per cui Rivera è più celebre: il formato monumentale dell'affresco, per sua natura, non si presta al trasporto. La mostra compensa questa assenza con un apparato documentario di video e fotografie, tra cui scatti realizzati da Tina Modotti, la fotografa italiana che fu tra i testimoni più ravvicinati della stagione creativa di Rivera.

I curatori sono Miguel Fernández Félix, direttore del Museo Kaluz di Città del Messico, e Alberto González Torres, direttore del Museo Robert Brady. La mostra è promossa da Roma Capitale — Assessorato alla Cultura — e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta in collaborazione con MetaMorfosi Eventi e il Museo Kaluz, con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Gode del patrocinio dell'INBAL, l'Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico, e dell'Ambasciata del Messico in Italia.

Per chi volesse visitarla, l'ingresso è incluso nel biglietto dei Musei Capitolini: nessun sovrapprezzo, quindi, per chi già ha in programma una visita al Campidoglio. Gli orari sono tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 18:30. Una finestra temporale ampia — la mostra chiude a metà dicembre — che lascia margine anche a chi in agosto preferisce evitare la calura del centro storico.

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