Audrey Tautou compie 50 anni: l'attrice che scelse Parigi invece di Hollywood
Nata il 9 agosto 1976, l'attrice di Amélie festeggia mezzo secolo con una carriera costruita lontano da Los Angeles, per scelta.
Cinquant'anni portati con la stessa discrezione con cui ha costruito una delle carriere più solide del cinema europeo. Audrey Justine Tautou è nata il 9 agosto 1976 a Beaumont, nel Puy-de-Dôme, e oggi soffia sulle candeline come una delle poche attrici della sua generazione ad aver saputo dire no a Hollywood — e a guadagnarci, almeno in termini di libertà artistica.
Il grande pubblico la conosce come Amélie Poulain, la ragazza dai capelli a caschetto e gli occhi enormi che nel 2001 conquistò il mondo con Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet. Il film fu un fenomeno raro: successo di critica e di botteghino insieme, capace di esportare ovunque un'idea tutta francese di malinconia e poesia quotidiana. Ma ridurre Tautou a quel personaggio sarebbe un errore che lei stessa ha sempre rifiutato, con la pazienza tranquilla di chi sa di avere altro da offrire.
La carriera era iniziata qualche anno prima, quasi in sordina. Dopo il debutto televisivo a diciotto anni, arrivò al cinema nel 1999 con Venus Beauty Institute, dove interpretò un ruolo che le valse il Premio César come Migliore Promessa Femminile — il riconoscimento più importante del cinema francese per un'attrice agli esordi. Era già chiaro, a chi guardava con attenzione, che si trattava di qualcuno fuori dal comune.
Dopo Amélie, la strada più ovvia sarebbe stata Los Angeles. E in effetti Tautou ci andò, una volta: nel 2006 girò Il Codice Da Vinci accanto a Tom Hanks, adattamento del bestseller di Dan Brown, prima e unica produzione interamente hollywoodiana della sua filmografia. Poi si fermò. Non per mancanza di offerte, ma per scelta consapevole. Ha spiegato in più occasioni di non sentirsi libera quando recitava in inglese, di aver trovato difficile ottenere ruoli davvero interessanti come attrice straniera, e di non essere disposta a subire le pressioni estetiche e di immagine che Hollywood impone alle sue star. «Non potrei essere formattata», ha detto, usando una parola che dice tutto.
C'era anche una questione più semplice e umana: trasferirsi a Los Angeles avrebbe significato allontanarsi da amici e famiglia. E la sua ambizione, come ha ammesso senza falsa modestia, non era abbastanza grande da giustificare quel sacrificio.
Tornata in Francia, ha continuato a costruire una filmografia di tutto rispetto. Nel 2004 era già tornata a lavorare con Jeunet in Una lunga domenica di passioni, dramma ambientato nella Prima guerra mondiale. Nel 2009 arrivò forse il suo ruolo più impegnativo dopo Amélie: Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito, in cui prestò il volto e il corpo alla giovane Gabrielle Chanel, prima che diventasse il mito che conosciamo. Una prova di maturità che le valse una nomination ai BAFTA come Migliore Attrice Protagonista. Nel 2012 fu la volta di Thérèse Desqueyroux, adattamento del romanzo di François Mauriac, e nel 2013 girò sia Rompicapo a New York — commedia leggera con un cast d'eccezione — sia Mood Indigo - La schiuma dei giorni, dal romanzo di Boris Vian per la regia di Michel Gondry.
Parallela alla carriera cinematografica, e per certi versi complementare ad essa, c'è quella nel mondo della moda e della pubblicità. Tautou è stata testimonial di Chanel, Montblanc e L'Oréal, e nel 2009 è diventata il volto di Chanel No. 5, il profumo più iconico della casa di moda parigina. Un cerchio quasi perfetto, considerando che aveva già interpretato la fondatrice di quella maison sul grande schermo.
Nel 2004 è stata invitata a far parte dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l'organizzazione che assegna gli Oscar: un riconoscimento trasversale, che arriva dall'industria che aveva scelto di non inseguire. Tre nomination ai César e una ai BAFTA come Migliore Attrice Protagonista completano un palmarès che racconta una carriera costruita senza rincorrere i premi, ma accumulandoli comunque.
A cinquant'anni, Audrey Tautou rimane una figura appartata nel panorama dello star system internazionale. Non è il tipo da red carpet con i fotografi a caccia di ogni dettaglio. È il tipo da film giusto al momento giusto, da ruolo scelto e non subito. In un'industria che premia spesso la visibilità più della sostanza, la sua traiettoria continua a essere, a modo suo, un piccolo atto di resistenza.