Novantamila zanzare da Miami ogni settimana: così Roma combatte la tigre senza insetticidi
Ogni settimana un aereo parte da Miami con a bordo novantamila zanzare vive. Non è un film di fantascienza: è un programma di ricerca che si svolge alle porte di Roma, tra i laboratori del Centro Ricerche ENEA Casaccia e un'area periurbana di cinquantatré ettari che funge da campo prova. L'obiettivo è combattere la zanzara tigre con la zanzara tigre stessa, o meglio con i suoi maschi, resi biologicamente "incompatibili" grazie a un batterio del tutto innocuo per l'uomo.
La tecnica si chiama IIT, Incompatible Insect Technique, ed è al centro della prima sperimentazione su larga scala mai condotta in Europa. A portarla avanti sono tre soggetti molto diversi tra loro: ENEA, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie e l'energia, Google LLC attraverso il suo progetto Debug, e la Sapienza Università di Roma. I maschi vengono allevati e preparati negli Stati Uniti dalle infrastrutture di Google, inscatolati, caricati su un volo e consegnati settimanalmente nell'area di rilascio nella capitale.
Il meccanismo è elegante nella sua semplicità. Le zanzare maschio — va ricordato: non pungono e non trasmettono virus — vengono infettate con il batterio Wolbachia, un microrganismo che esiste già in natura e non comporta rischi per la salute delle persone né degli animali. Quando un maschio portatore di Wolbachia si accoppia con una femmina selvatica priva di quel ceppo batterico, le uova prodotte risultano sterili: non si schiudono, e quella generazione semplicemente non nasce. La popolazione di zanzare si assottiglia senza che venga sparso un solo litro di insetticida chimico.
I numeri della prima stagione
La campagna sperimentale è partita nella tarda estate del 2025. Tra fine luglio e fine ottobre di quell'anno sono stati liberati nell'area di studio circa 1,6 milioni di maschi incompatibili. I risultati, a detta dei ricercatori, hanno superato le aspettative: si è registrata una riduzione dell'88% della capacità della zanzara tigre di produrre uova fertili in grado di sopravvivere all'inverno. Un dato che, se confermato e amplificato dalla prosecuzione delle attività nel 2026, potrebbe segnare una svolta nel modo in cui le città italiane affrontano il problema.
Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 dell'ENEA, ha spiegato la posta in gioco in termini di salute pubblica: ridurre stabilmente la presenza di zanzare capaci di trasmettere virus pericolosi rafforza la prevenzione sanitaria, soprattutto nei contesti urbani e periurbani più esposti. Non è un dettaglio di poco conto. La zanzara tigre (Aedes albopictus) è vettore accertato di dengue, chikungunya e Zika, arbovirosi i cui casi sono in crescita anche in Europa, spinti dall'espansione delle aree climaticamente favorevoli alla riproduzione dell'insetto.
Il contributo della Sapienza Università di Roma riguarda la validazione scientifica del metodo: i ricercatori dell'ateneo monitorano aree di controllo non trattate, fornendo un termine di paragone indispensabile per misurare l'effettiva incidenza degli interventi.
L'approccio ha due vantaggi che lo rendono particolarmente interessante nell'attuale dibattito sulla gestione degli insetti vettori. Il primo è la specificità: i maschi rilasciati interagiscono esclusivamente con la popolazione bersaglio, senza interferire con altri insetti, impollinatori inclusi. Il secondo è la sostenibilità nel tempo: a differenza degli insetticidi, che agiscono per effetto diretto e immediato ma non incidono sulla capacità riproduttiva della specie, la tecnica IIT può essere programmata per intervenire prima e durante la stagione riproduttiva, tagliando alla radice la crescita della popolazione.
Resta da vedere se e come la sperimentazione potrà essere estesa ad altri contesti urbani italiani. Per ora Roma, con il suo perimetro sperimentale al Casaccia, è l'unico laboratorio a cielo aperto di questo tipo nel continente. I ricercatori puntano a che i risultati del 2026 — stagione in corso — forniscano dati sufficienti per immaginare una scala più ampia. Intanto, ogni settimana, novantamila maschi di zanzara tigre continuano ad atterrare a Roma con un compito molto preciso: non fare figli.