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Villa Adriana, l'uliveto da 3.000 alberi cerca un partner privato: bando aperto fino al 14 agosto
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Villa Adriana, l'uliveto da 3.000 alberi cerca un partner privato: bando aperto fino al 14 agosto

L'Istituto tiburtino lancia un Partenariato Speciale Pubblico-Privato per valorizzare l'oliveto UNESCO e l'Albero Bello, monumentale esemplare di 600 anni.

La Redazione ·10 agosto 2026 13:07 ·3 min di lettura

Quasi tremila ulivi, nove cultivar di cui alcune rare, e un albero monumentale di seicento anni che gli studi genetici del CNR hanno riconosciuto come unico nel panorama olivicolo italiano. L'uliveto storico di Villa Adriana, patrimonio che si distende tra i resti della residenza che l'imperatore Adriano fece costruire tra il 118 e il 138 d.C. a Tivoli, è al centro di un progetto ambizioso: trasformare quello che era un esperimento sperimentale in un modello strutturale di gestione, capace di generare ricadute economiche e sociali concrete per il territorio tiburtino.

L'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este, ente autonomo del Ministero della Cultura che amministra il sito insieme a Villa d'Este, al Santuario di Ercole Vincitore e ad altri luoghi storici della zona, ha pubblicato un avviso per un Partenariato Speciale Pubblico-Privato dedicato alla valorizzazione del comparto produttivo. Le proposte possono essere presentate fino al 14 agosto 2026 e sono aperte a operatori economici, enti, fondazioni, associazioni e soggetti del Terzo Settore. Il direttore Alberto Samonà ha voluto l'iniziativa con l'obiettivo di restituire centralità alle radici agricole e paesaggistiche delle Villæ tiburtine, trattandole come un patrimonio vivo e non solo come scenario da contemplare.

Il bando è strutturato in due lotti distinti. Il primo riguarda direttamente la gestione e la valorizzazione dell'uliveto storico di Villa Adriana; il secondo abbraccia le produzioni tradizionali degli altri siti dell'Istituto: il vigneto storico di Villa d'Este, il Giardino dei Semplici al Santuario di Ercole Vincitore, l'apicoltura a Villa Adriana e la realizzazione di un orto storico ispirato ai modelli agricoli romani. Un sistema integrato, dunque, che punta a rispecchiare la logica originaria con cui Adriano aveva concepito la sua villa: il verde, le acque e le coltivazioni non erano sfondo decorativo, ma parte essenziale del progetto.

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Al cuore simbolico dell'intera operazione c'è l'Albero Bello, l'esemplare monumentale che si trova al Canopo, al limitare dell'oliveto di Roccabruna. Con un diametro superiore a cinque metri e un tronco formato da tre ceppi distinti, risale almeno al XV secolo secondo le datazioni del CNR ed è inserito nell'elenco degli Alberi Monumentali d'Italia. La sua unicità genetica lo rende un caso a sé nel panorama olivicolo nazionale: un patrimonio dentro il patrimonio, iscritto insieme all'intero sito nella lista UNESCO dal 1999.

Ma l'obiettivo del progetto non si esaurisce nella produzione di olio. L'extravergine che esce da questi ulivi si chiama Olea Hadriani e ha ottenuto il marchio IGP nel 2022, ma la filiera che l'Istituto intende costruire con il partner privato mira a intrecciare tutela del paesaggio, ricerca scientifica, salvaguardia della biodiversità e sviluppo economico sostenibile. In altre parole: chi si aggiudicherà il partenariato non dovrà solo raccogliere le olive, ma contribuire a mantenere vivo un ecosistema culturale e agricolo che dura da secoli e che coinvolge le comunità locali come protagoniste, non come comparse.

La scelta del modello pubblico-privato riflette una tendenza crescente nella gestione dei grandi siti culturali italiani: lo Stato conserva la titolarità e la regia strategica, ma cerca fuori dalla pubblica amministrazione le competenze operative, le risorse e la flessibilità necessarie a trasformare un patrimonio dormiente in qualcosa di produttivo. Nel caso di Villa Adriana, il tentativo è particolarmente significativo perché riguarda un sito che attrae visitatori da tutto il mondo ma che, nella sua parte agricola, era rimasto a lungo ai margini della narrazione turistica e culturale ufficiale. Con questo bando, l'Istituto prova a cambiare prospettiva: gli ulivi che circondano le terme e i padiglioni adrianei non sono più solo paesaggio di contorno, ma diventano essi stessi oggetto di cura, studio e valorizzazione economica.

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