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Riscaldamento ibrido: fino al 40% di risparmio sul gas e i bonus per pagarlo meno
Foto: alpha innotec / Pexels
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Riscaldamento ibrido: fino al 40% di risparmio sul gas e i bonus per pagarlo meno

Come funziona il riscaldamento ibrido, quanto si può risparmiare e quali incentivi sono disponibili nel 2026 tra Ecobonus, Bonus Casa e Conto Termico 3.0.

La Redazione ·26 agosto 2026 9:06 ·4 min di lettura

Basta una centralina domotica che metta in comunicazione la caldaia e il condizionatore di casa: non serve necessariamente installare da zero una pompa di calore dedicata per avvicinarsi al concetto di riscaldamento ibrido, uno dei sistemi di efficientamento energetico più discussi in questa fase di transizione. Il meccanismo di base è semplice, anche se la tecnologia sottostante non lo è: una centralina intelligente decide in tempo reale quale dei due generatori — la pompa di calore o la caldaia a condensazione — è più conveniente far lavorare in quel momento, in base alla temperatura esterna, al costo dell'energia e al fabbisogno dell'abitazione.

Il risultato, almeno nelle condizioni più favorevoli, può arrivare a un risparmio del 40% sui consumi rispetto a una caldaia tradizionale, con una riduzione delle emissioni di CO2 fino al 35%. La logica è quella della complementarità: la pompa di calore copre la maggior parte del fabbisogno durante le giornate non troppo fredde, mentre la caldaia entra in gioco nei picchi di freddo intenso o quando serve acqua calda sanitaria a temperature elevate, situazioni in cui l'efficienza della pompa di calore tenderebbe a calare. Il sistema può gestire sia il riscaldamento invernale che il raffrescamento estivo e la produzione di acqua calda, tutto dallo stesso impianto.

Un vantaggio non trascurabile riguarda la compatibilità con gli impianti esistenti: i sistemi ibridi si adattano bene agli edifici già dotati di radiatori tradizionali, sia in appartamento che in villette mono o bifamiliari. Non è quindi necessario rivoluzionare l'intera impiantistica per ottenere un miglioramento sensibile delle prestazioni energetiche.

Quali bonus si possono usare

Sul fronte degli incentivi, il quadro per il 2026 prevede tre strumenti principali, non sempre cumulabili tra loro.

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L'Ecobonus copre gli impianti ibridi composti da una pompa di calore integrata con una caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica e concepiti per funzionare in abbinamento. Si tratta di un incentivo specificamente orientato all'efficienza energetica: per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026, la detrazione IRPEF è del 36%, che sale al 50% se l'intervento riguarda l'abitazione principale, con un tetto massimo detraibile di 30.000 euro e rimborso spalmato in dieci quote annuali di pari importo. Per accedere al bonus è in genere necessaria un'asseverazione di un tecnico abilitato, ma per i sistemi ibridi con potenza termica utile della caldaia uguale o inferiore a 100 kW è sufficiente una dichiarazione del fornitore. Vale la pena ricordare che dal 2025 sono escluse dall'Ecobonus le spese per la sostituzione di impianti con sole caldaie alimentate a combustibili fossili: il passaggio al solo gas, insomma, non dà più diritto alla detrazione.

In alternativa, si può accedere al Bonus Casa — la classica detrazione IRPEF per le ristrutturazioni edilizie — che ha una natura e un perimetro diversi rispetto all'Ecobonus: non è legato all'efficienza energetica in senso stretto, ma alla ristrutturazione dell'immobile nel suo complesso. Per le spese del 2025 e del 2026 le aliquote coincidono con quelle dell'Ecobonus (36% in generale, 50% per l'abitazione principale), ma il tetto massimo di spesa ammissibile è di 96.000 euro, significativamente più alto, e la ripartizione avviene anch'essa in dieci rate annuali. Rientrano tra gli interventi ammissibili la sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale esistente con pompe di calore, sistemi ibridi, scaldacqua in pompa di calore o collettori solari. La scelta tra i due bonus dipende quindi non solo dalle aliquote — che per il 2025-2026 risultano allineate — ma anche dal massimale di spesa e dalla tipologia di intervento: per lavori di importo elevato o che comprendono opere più ampie di ristrutturazione, il Bonus Casa può rivelarsi più capiente.

Un terzo strumento è il Conto Termico 3.0, gestito dal GSE, che funziona in modo radicalmente diverso dai bonus fiscali: non è una detrazione ma un contributo a fondo perduto, che può coprire fino al 65% delle spese per l'installazione di pompe di calore, anche in configurazione ibrida, su edifici esistenti. Per importi fino a 15.000 euro il rimborso può arrivare in un'unica rata. Il limite importante è che il Conto Termico 3.0 non è generalmente cumulabile con Ecobonus o Bonus Casa sullo stesso intervento: chi intende usarlo deve quindi rinunciare alle detrazioni fiscali, e viceversa. L'incentivo è accessibile sia ai privati che alle pubbliche amministrazioni.

La scelta tra le diverse opzioni dipende dalla situazione fiscale e patrimoniale di ciascun contribuente: chi ha un'IRPEF lorda elevata può trovare conveniente la detrazione spalmata nel tempo, mentre chi preferisce un rimborso rapido e diretto potrebbe orientarsi verso il Conto Termico. In ogni caso, prima di procedere con qualsiasi intervento, è consigliabile confrontare i preventivi e verificare con un tecnico abilitato quale configurazione è compatibile con il proprio impianto e quale incentivo risulta più vantaggioso nel caso specifico.

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